Moto & Scooter
Pantera Dragster
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Una ventata di novità nel mondo delle bicilindriche americane. Il nome parla chiaro, ma è la linea a collocarla senza alcun dubbio tra le regine delle street-cruiser
di Daniele Massari
Quando il mondo del custom e delle special sembra aver detto ormai tutto, ecco che arriva qualcuno e si inventa qualcosa di nuovo: il classico “uovo di Colombo” che fa rimpiangere agli altri specialisti di non averci pensato prima, e rinfocola l’entusiasmo di chi vive con passione “in” o “di” questo ambiente.
La Pantera Motorcycle Design è un’azienda americana che propone una produzione limitata di “special di serie” che si distinguono per le soluzioni tecniche ardite e per il design assolutamente inusuale, e vuole essere una alternativa alle special comuni: in effetti, le potenzialità per lasciare il segno nello stagnante ambiente dei bicilindrici americani ci sono eccome! A partire proprio dalla linea, messa a punto da Hector Valdes e Marcia Zanetti ma anche, almeno sulla carta, per le qualità dinamiche. Basti pensare che per realizzare la Pantera Dragster sono stati necessari due anni di progettazione, durante i quali sono state utilizzate le più raffinate tecniche di progettazione CAD.
L’obiettivo principale, hanno dichiarato gli stessi progettisti, era quello di realizzare una moto che, contrariamente a quanto accade di solito tra le special, fosse bella da guidare almeno quanto da guardare!
La Pantera Motorcycles è diventata recentemente celebre in America grazie alla pubblicazione di un articolo sul Robb Report Magazine, una nota rivista sugli oggetti più esclusivi del mondo: la produzione 2005 è andata esaurita rapidamente e, per far fronte alla domanda, sono stati incrementati i ritmi di produzione per il 2006. Proposta in vari allestimenti, il cui prezzo oscilla dai 45,000 ai 73,000 dollari, la Pantera Dragster è comunque ampiamente personalizzabile su richiesta del cliente. Attualmente è in fase di realizzazione una versione con motore maggiorato e gomma posteriore da 280!
La Pantera Motorcycle Design è un’azienda americana che propone una produzione limitata di “special di serie” che si distinguono per le soluzioni tecniche ardite e per il design assolutamente inusuale, e vuole essere una alternativa alle special comuni: in effetti, le potenzialità per lasciare il segno nello stagnante ambiente dei bicilindrici americani ci sono eccome! A partire proprio dalla linea, messa a punto da Hector Valdes e Marcia Zanetti ma anche, almeno sulla carta, per le qualità dinamiche. Basti pensare che per realizzare la Pantera Dragster sono stati necessari due anni di progettazione, durante i quali sono state utilizzate le più raffinate tecniche di progettazione CAD.
L’obiettivo principale, hanno dichiarato gli stessi progettisti, era quello di realizzare una moto che, contrariamente a quanto accade di solito tra le special, fosse bella da guidare almeno quanto da guardare!
La Pantera Motorcycles è diventata recentemente celebre in America grazie alla pubblicazione di un articolo sul Robb Report Magazine, una nota rivista sugli oggetti più esclusivi del mondo: la produzione 2005 è andata esaurita rapidamente e, per far fronte alla domanda, sono stati incrementati i ritmi di produzione per il 2006. Proposta in vari allestimenti, il cui prezzo oscilla dai 45,000 ai 73,000 dollari, la Pantera Dragster è comunque ampiamente personalizzabile su richiesta del cliente. Attualmente è in fase di realizzazione una versione con motore maggiorato e gomma posteriore da 280!
Una linea tutta nuova
Sarà per l’arroganza con cui viene “sparata” la ruota posteriore a un chilometro dal motore, sarà per la sensazione di potenza che trasmette a prima vista quella gobba formata da serbatoio e telaio, sarà per la sella che non si preoccupa di far stare comode le fidanzate, ma questa Pantera Dragster ci è piaciuta molto.
Innanzi tutto, appare molto curata nei dettagli, dalla struttura reggisella alleggerita in alluminio a specchio con indicatori di direzione ancorati direttamente sulle fasce laterali, al serbatoio in alluminio e carbonio (con tappo aeronautico e quattro galloni di capienza), per proseguire con i fender e la struttura del fanale anteriore realizzati in fibra di carbonio o con il bel disegno dell’impianto di scarico.
Il pannello di controllo è composto da una coppia di elementi circolari forniti dalla Dakota Digital, e si inserisce entro un serbatoio ampio ed in un solo pezzo con i riser, studiato per offrire il massimo controllo del mezzo nonostante le generose prestazioni di cui è capace il Twin che lo spinge.
Se non ne avete abbastanza di dettagli maniacali, osservate la scatola che ospita la batteria, al di sotto dell’attacco del forcellone, o i perni di attacco del forcellone o della ruota posteriore.
La Pantera Dragster viene proposta in cinque livree monocromatiche (Midnight Black, Candyapple Red, Candy Blue, Charcoal Grey, Bronze) o in altre colorazioni scelte dal cliente.
Innanzi tutto, appare molto curata nei dettagli, dalla struttura reggisella alleggerita in alluminio a specchio con indicatori di direzione ancorati direttamente sulle fasce laterali, al serbatoio in alluminio e carbonio (con tappo aeronautico e quattro galloni di capienza), per proseguire con i fender e la struttura del fanale anteriore realizzati in fibra di carbonio o con il bel disegno dell’impianto di scarico.
Il pannello di controllo è composto da una coppia di elementi circolari forniti dalla Dakota Digital, e si inserisce entro un serbatoio ampio ed in un solo pezzo con i riser, studiato per offrire il massimo controllo del mezzo nonostante le generose prestazioni di cui è capace il Twin che lo spinge.
Se non ne avete abbastanza di dettagli maniacali, osservate la scatola che ospita la batteria, al di sotto dell’attacco del forcellone, o i perni di attacco del forcellone o della ruota posteriore.
La Pantera Dragster viene proposta in cinque livree monocromatiche (Midnight Black, Candyapple Red, Candy Blue, Charcoal Grey, Bronze) o in altre colorazioni scelte dal cliente.
Un po’ di tecnica
Il propulsore che spinge la Dragster è un poderoso bicilindrico S&S raffreddato ad aria, con finitura satinata, da ben 124ci (2032cc), alla cui alimentazione provvede un carburatore della stessa marca abbinato al filtro dell’aria Forcewinder.
La trasmissione finale, a catena 530, disposta sulla destra, sfrutta un cambio a 6 rapporti ed una primaria Baker a cinghia da 3” disposta sulla sinistra, così da bilanciare il disassamento causato dall’utilizzo della generosa copertura posteriore. Proprio al retrotreno, infatti, fa bella mostra di sé la ciclopica gomma da 240 montata su un cerchio in alluminio forgiato da 18”.
La ciclistica riprende l’impostazione tipica dei Dragster, con l’assetto allungato ed il pilota posizionato in modo da distribuire il peso più in basso possibile, tra la ruota posteriore ed il propulsore, in modo da evitare che il mezzo si impenni durante le violente accelerazioni. Spicca senz’altro la lunghezza del forcellone, in alluminio lucidato 6061 ed abbinato ad un mono regolabile Ohlins con ben 5” di escursione. Il telaio è costituito da un poderoso trave superiore curvo in acciaio, a sezione tubolare, entro il quale è ricavato il serbatoio dell’olio ed i relativi circuiti idraulici.
Di pregio anche la forcella scelta per l’avantreno: una Ceriani-Storz a steli rovesciati da ben 55mm, con finitura satinata. A fermare la Dragster ci pensano due dischi flottanti PM da 11,5”, l’anteriore abbinato ad una pinza a sei pistoncini, il posteriore con pinza a quattro pompanti integrata nel forcellone.
La trasmissione finale, a catena 530, disposta sulla destra, sfrutta un cambio a 6 rapporti ed una primaria Baker a cinghia da 3” disposta sulla sinistra, così da bilanciare il disassamento causato dall’utilizzo della generosa copertura posteriore. Proprio al retrotreno, infatti, fa bella mostra di sé la ciclopica gomma da 240 montata su un cerchio in alluminio forgiato da 18”.
La ciclistica riprende l’impostazione tipica dei Dragster, con l’assetto allungato ed il pilota posizionato in modo da distribuire il peso più in basso possibile, tra la ruota posteriore ed il propulsore, in modo da evitare che il mezzo si impenni durante le violente accelerazioni. Spicca senz’altro la lunghezza del forcellone, in alluminio lucidato 6061 ed abbinato ad un mono regolabile Ohlins con ben 5” di escursione. Il telaio è costituito da un poderoso trave superiore curvo in acciaio, a sezione tubolare, entro il quale è ricavato il serbatoio dell’olio ed i relativi circuiti idraulici.
Di pregio anche la forcella scelta per l’avantreno: una Ceriani-Storz a steli rovesciati da ben 55mm, con finitura satinata. A fermare la Dragster ci pensano due dischi flottanti PM da 11,5”, l’anteriore abbinato ad una pinza a sei pistoncini, il posteriore con pinza a quattro pompanti integrata nel forcellone.