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Moto & Scooter

Guida alla revisione

Ovvero le regole e consigli per superarla senza danni. Attenzione: dal 1° luglio partirà il controllo dei gas di scarico e, per i motorini, della velocità massima

Riccardo Matesic



Il 2003 è l’anno zero per le revisioni moto: entro la fine dell’anno si ultimerà lo smaltimento del vecchio parco circolante avviato due anni fa, mentre già da gennaio ha debuttato il regime ordinario, che prevede la prima verifica dopo quattro anni dall’acquisto e le successive ogni due anni.
Ma il 2003 sarà anche l’anno, se verranno mantenute le promesse, del debutto dell’analisi dei gas di scarico per moto e motorini e della misurazione della velocità massima per i cinquantini. A dire il vero l’analisi dei gas di scarico doveva essere avviata già a gennaio, ma per via della “querelle” con la Commissione UE, che ha bocciato la nostra proposta di misurare l’anidride carbonica (CO2) nei fumi piuttosto che il monossido di carbonio (CO), si è finito con il rimandare l’avvio di tale prova al prossimo 1° luglio.

Nel 2003 saranno revisionati moto e ciclomotori immatricolati dal 1994 al ‘99 compreso. Per i motorini fa fede la data di rilascio del certificato di idoneità alla circolazione. Attenzione però, con il 2003 tornano alla visita anche i mezzi già visti nel 2001, perché parte il regime ordinario con le successive revisioni a cadenza biennale.
Il calendario dei controlli è mensile: la verifica va dunque effettuata nello stesso mese di immatricolazione e per le visite successive si guarda al mese dell’ultimo controllo. Per i costi, presso gli uffici provinciali del Dipartimento dei Trasporti Terrestri si pagano circa 26 euro, 36 dai privati. Alte le multe per chi viene fermato senza revisione: da 137,55 a 550,20 euro, più il ritiro del libretto e l’obbligo di effettuare la revisione presso la struttura pubblica.
Le officine autorizzate per moto sono 2.634. Per trovare quella più vicina visitate i siti: www.trasportinavigazione.it o www.infrastrutturetrasporti.it.
Per passare la revisione tutti i componenti del mezzo devono essere originali o, comunque, omologati e funzionanti. Si comincia con specchi e luci, ma sono importantissime le gomme, il cui battistrada deve essere minimo di 1,6 mm, e la cui misura deve corrispondere a quella indicata sul libretto. I mezzi più vecchi hanno la misura indicata in pollici e non in millimetri: in questo caso, o si trovano pneumatici con le misure in pollici oppure è necessario montare gomme compatibili indicate dalla casa costruttrice con un nullaosta che quasi tutti i costruttori e gli importatori stanno rilasciando su richiesta.
Per il motore, oltre alla messa a punto, si controlla molto lo scarico, che può essere sostituito solo con uno omologato, riconoscibile per una E stampigliata seguita da un numero.
Dal 1° luglio, come detto, in più ci saranno i controlli dei gas di scarico per tutti e la prova della velocità massima per i motorini, che non dovranno superare i 45 Km/h come da codice.
In caso di bocciatura non si circola più e si ha un mese per sistemare il mezzo e rifare l’esame, ma se il problema è grave può esserci la rottamazione obbligata.

Un paradosso italiano: istituendo la revisione obbligatoria del parco motociclistico ci siamo posti all’avanguardia nella prevenzione (in Europa si parla di revisioni solo in Germania, Regno Unito, Olanda e in Svezia), ma poi abbiamo inciampato sull’idea testarda di alcuni tecnici ministeriali di valutare la messa a punto dei motori misurando l’anidride carbonica (CO2) nei gas di scarico con il veicolo al banco e virtualmente lanciato a 40 Km/h, piuttosto che il monossido di carbonio (CO) con il motore al minimo e il veicolo su cavalletto; senza considerare che il CO2 è un parametro non contemplato da nessuna normativa d’omologazione.
Eppure già nel 2001 da Bruxelles avevano ricordato con un parere scritto, che sarebbe stato assai meglio misurare il monossido di carbonio con motore al minimo, un test previsto già in fase d’omologazione e facile da eseguire, perché oltre alla sonda (la stessa che si usa per le automobili), serve solo un cacciavite; mentre l’analisi del CO2 a 40 Km/h obbligherà le officine a dotarsi di un banco a rulli appositamente omologato.
Ancora nello stesso parere, la Commissione Europea aveva anche ricordato che lavorando sul CO2 si rischierebbe di trovare non idonei alla circolazione in Italia veicoli venduti all’estero; cosa che violerebbe uno dei capisaldi dell’Unione, la libera circolazione delle merci.
Ma c’è stato ben poco da fare, e il risultato di questa lunga guerra di carte è stato il posticipo dell’avvio dell’analisi dei gas di scarico, quando, con ogni probabilità, si partirà con un doppio controllo: CO2 a 40 Km/h per tutti i veicoli non Euro 1, quelli meno recenti, e analisi del CO con motore al minimo per gli Euro 1. Perlomeno se le indiscrezioni verranno confermate, ma la circolare ministeriale tarda e si sa per certo che gli uffici provinciali del Dipartimento dei Trasporti Terrestri il 1° luglio non è detto che siano già dotati delle attrezzature idonee (banco a rulli) per la misurazione dei gas di scarico e della velocità massima dei motorini…

Il paradosso raggiungerà però il suo massimo nelle città dove verrà introdotto il bollino blu per le due ruote, perché, come sembra, la testardaggine dei tecnici farà sì che in questo caso, trattandosi di una misura locale, l’Europa non potrà mettere bocca e tutti i veicoli saranno chiamati a sostenere la prova del CO2. E a uscire penalizzati da un test che premia chi emette più anidride carbonica (in barba al protocollo di Kyoto!) potrebbero essere i motorini Euro 2, quelli più moderni e meno inquinanti, che non ne emettono a sufficienza!
Probabilmente però, prima di lanciare il bollino blu i valori annunciati verranno rivisti, come crediamo e speriamo, diversamente non sappiamo se augurarci “un’italianata”, con un bollino blu rilasciato con finti test, o una pioggia di ricorsi…

Del resto il discorso sulla congruità dei regolamenti attinenti la revisione di moto e motorini è lungo: da due anni i tecnici operano sulla base di una circolare emanata dalla Motorizzazione (la A32 del 15 dicembre 2000) ricca di “svarioni”. Per la prova di frenata vengono fissati gli stessi valori d’omologazione, non considerando il normale degrado d’uso del veicolo, mentre per i tre ruote addirittura i valori sono più severi rispetto a quelli d’omologazione! E, parlando di ciclomotori, la circolare dimentica che per questi non è previsto l’abbagliante né la luce posteriore segnalatrice di frenata o l’illuminazione della targa; e anche le frecce non sono obbligatorie per le moto (ma se previste all’origine dal costruttore devono restare montate e funzionanti). E poi per la misurazione della rumorosità e dell’efficienza del clacson vengono fissati dei criteri che quasi nessuna officina è in grado di rispettare: un capannone di 30 metri isolato dal rumore di fondo e privo di ostacoli fra la sorgente sonora e il misuratore: chi ce l’ha?

Revisione obbligatoria anche per i possessori di carrelli rimorchio di massa totale a pieno carico fino a 3,5 tonnellate. Lo ha stabilito, colmando una lacuna, il decreto ministeriale 17 gennaio 2003 (G.U. n. 23 del 29 gennaio) del ministro delle infrastrutture, che ha stabilito tale obbligo per tutti i carrelli immatricolati per la prima volta entro il 31 dicembre 1997, ad esclusione di quelli già sottoposti a revisione dopo il 1° gennaio 1999.
D’ora in poi anche tali veicoli rispetteranno la cadenza 4-2-2 per le revisioni e il calendario prevede che il controllo sia effettuato entro l’ultimo giorno del mese corrispondente alla precedente revisione o al rilascio della carta di circolazione per i carrelli sottoposti a verifica per la prima volta. Il tutto a partire dal 31 marzo, prima scadenza utile fissata in considerazione del fatto che il decreto è stato pubblicato solo a fine gennaio.
Le revisioni possono essere effettuate esclusivamente presso gli uffici provinciali del D.T.T. e qualora la prenotazione venga fatta nei termini stabili, si potrà continuare a circolare fino alla data della revisione.

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