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Attenti alla nicchia!

aggiornato il 03/07/2002 in Moto & Scooter

La Ducati può fare solo bicilindriche a "L" e la Moto Guzzi solo bicilindriche a "V" trasversale. Lo dicono alla Bocconi? È una balla! Manager e ingegneri, non chiudetevi in prigione! E' la prima provocazione del nostro Rivola nel "Mirino",  la nuova ru

Attenti alla nicchia!
Quando, nel 1956, la Moto Guzzi presentò questa 500 a 8 cilindri da corsa, tutto il mondo capì che a Mandello avrebbero potuto fare di tutto. Oggi invece si dice che la Guzzi può fare solo il bicilindrico a V trasversale...

La Ducati può fare solo bicilindriche a "L" e  la Guzzi solo bicilindriche a "V" trasversale. Lo dicono alla Bocconi? È una balla! Manager e ingegneri, non chiudetevi in prigione!
di Luigi Rivola

L'intervista a Carlo Talamo, pubblicata su Motonline in occasione della presentazione del progetto Triumph RS.S è a mio giudizio una delle più belle, sincere e ricche di contenuti che mi sia stato dato di leggere (naturalmente non è farina del mio sacco...). Il punto che mi ha colpito maggiormente è nella pagina finale dell'intervista, dove Talamo afferma: "Innanzitutto vorrei sottolineare il fantastico potenziale della Triumph: mentre molti altri, come BMW, Ducati, Harley, sono per tradizione legati a schemi tecnici consolidati e riconoscibili, Triumph può ormai produrre di tutto, dalla moto retrò a proposte modernissime e provocanti. E anche scooter, perché no?".
Attorno a questa frase ruota da anni una polemica che riguarda in particolar modo due industrie italiane: la Ducati e la Moto Guzzi: una polemica che personalmente mi coinvolge molto, in quanto mi trovo in disaccordo con l'opinione espressa da chi regge le sorti delle due Case.
"La Ducati è il bicilindrico a "L" desmodromico", dicono a Borgo Panigale. "La Moto Guzzi è il bicilindrico a "V" trasversale", affermano a Mandello del Lario.


Tutti felici di aver individuato la loro nicchia di mercato, come consigliano caldamente alla Facoltà di Economia e Commercio, sembrano non rendersi conto che in entrambi i casi si tratta di premesse false, o quantomeno valide solo per un periodo limitato, e che la nicchia, sia per la Ducati, sia per la Guzzi, rischia di trasformarsi, o si è già trasformata, in una prigione.
Quando correvo con la Ducati 250, lo schema identificativo dell'immagine delle moto bolognesi era il monocilindrico sportivo con distribuzione monoalbero a coppie coniche: il legame era automatico, esattamente come oggi lo è col bicilindrico a "L".
Quando la Moto Guzzi lanciò sul mercato il bicilindrico a "V" trasversale, in un momento già triste della sua storia industriale, la marca di Mandello era ancora un mito in tutto il mondo per le sue monocilindriche, per la bicilindrica a 120°, per la tre e la quattro cilindri, e soprattutto per l'incredibile 500 8 cilindri. La storia tecnica della Guzzi è troppo grande per essere circoscritta ad un solo motore, e neanche al più significativo.


La Moto Morini era celebre come "La monocilindrica più veloce del mondo". Un giorno però fece una bella bicilindrica, e i suoi concessionari, anziché stracciarsi le vesti, furono ben felici di venderla.
Tutto questo per dire che la nicchia è un'arma a doppio taglio, da usare con molta prudenza per non rischiare la fine che ormai stava per fare la Volkswagen quando decise di cessare la produzione del Maggiolino: se non avesse inventato un altro capolavoro, come la Golf, oggi forse col suo marchio si venderebbero biciclette e orologi. E c'è andata vicino...
In realtà la storia insegna che l'immagine di una Casa in un determinato periodo è legata al miglior prodotto che è stata capace di realizzare per quel periodo.
Alla Ducati va dato atto comunque che l'operazione "Desmosedici" è stata molto intelligente: raddoppiare il bicilindrico trasformandolo in un "quattro" a "L" è razionale dal punto di vista tecnico, in quanto consente di sfruttare un know-how unico, e furbo dal punto di vista commerciale e dell'immagine: il "quattro" domani potrà consentire alla Ducati di evadere dalla nicchia del "due", sfruttandone però la fama, in quanto non ne rappresenta la contrapposizione, ma la continuità.
"La Honda sta guardando con molta attenzione lo sviluppo di questo progetto - mi ha confidato un dirigente della Casa giapponese - in quanto lo ritiene estremamente interessante. In fondo, la Ducati sta tentando qualcosa di simile a ciò che fece la Honda col progetto NR: allora si fece un quattro cilindri cercando di avere i vantaggi di un otto, mentre adesso la Ducati prova a raddoppiare un bicilindrico per avere i vantaggi di un quattro".
Bello - dico io - l'accostamento, mi auguro però che non finisca allo stesso modo...

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