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Tavullia, number one!

Tre giganteschi numeri "1" campeggiano sulla piazza del paese. E sotto, MV e Benelli da gran premio degli Anni '60 e '70. Così il passato si unisce al presente e al futuro

Tavullia, number one!
L'ing. Giuseppe Bocchi, ultimo progettista delle MV nel 1976, e Arturo Magni, direttore Tecnico

di Luigi Rivola

È possibile unire il passato, al presente, al futuro? A Tavullia, paese di 1800 anime alle porte di Pesaro, il tentativo è stato fatto, e bisogna dire che se un paese in Italia - o forse nel mondo - aveva oggi la possibilità di riuscirci, quello era proprio Tavullia.
Il perché è presto detto, anche se molti l'avranno già capito: Tavullia è il paese di Valentino Rossi, un agglomerato di case in collina, ai cui balconi, durante le feste, venivano esposte coperte bianche per onorare la processione, mentre oggi si espongono bandiere gialle con stampato sopra il magico numero 46.


Il passato è stato celebrato domenica 19 maggio a Tavullia con una esposizione di moto da corsa MV Agusta e Benelli. La locale Amministrazione Comunale, e il Team Europa Racing, col valido aiuto di Augusto Farneti (foto in alto), che sta scrivendo un libro sulla storia della Benelli, hanno dato vita alla manifestazione "Il ritorno delle Benelli - macchine e piloti nella leggenda", alla quale hanno partecipato, nonostante il brutto tempo imperversante, alcune Benelli di proprietà del collezionista Sandroni, tra cui quella con cui corse a Pesaro Jarno Saarinen, e le splendide MV del collezionista Il legame fra passato e presente è apparso chiaro a tutti gli intervenuti, quando, raggiunto il centro del paese dove erano esposte i vecchi e gloriosi prototipi da corsa, si sono accorti che un grande edificio del centro era completamente dipinto di giallo, con la facciata dominata da un enorme cartello recante tre numeri "1" in corrispondenza delle cifre 125-250-500. A fianco dell'edificio, la sede del Fans Club ufficiale di Valentino Rossi, dove Giacomo Agostini e famiglia al completo sono stati nominati soci honoris causa, dotati di regolari cappellini e magliette gialli e fotografati in sella alle moto da corsa di Valentino.


E il futuro? Lo si è avvertito nell'urlo pazzesco, quasi spaventoso, certamente affascinante, delle quattro cilindri di trent'anni fa: un'esaltazione del quattro tempi che nei prossimi anni tornerà ad essere protagonista assoluto delle corse di velocità, e lo sarà a maggior ragione se l'assurda imposizione dei silenziatori anche in pista, cadrà.

"Ago, il figlio di Graziano, tuo ex-pilota, ha vinto tre titoli mondiali e forse già anche il quarto. Tuo figlio dovrà fare anche meglio!" Con queste parole, un tifoso attempato si è rivolto a Giacomo Agostini, presente a Tavullia con la moglie Maria e i figli Vittoria e Piergiacomo. Il 15 volte campione del mondo ha sorriso e non ha commentato. Era appena risalito sulla sua MV 500, consegnatagli personalmente da Ubaldo Elli (nella foto sopra) deliziando gli astanti con un paio di passaggi a bassa velocità e ad alto rombo sotto la pioggia.

Oltre ad Agostini, a Tavullia c'erano Tarquinio Provini, che della Benelli è stato il campione più amato assieme a Renzo Pasolini, Remo Venturi e Silvio Grassetti. Vicino alle sue MV, come ai vecchi tempi, abbiamo trovato Arturo Magni (foto a fianco), ancora convinto che se il conte Agusta avesse continuato a far correre le MV, per i due tempi non ci sarebbe stato niente da fare. "Nel '75, la nostra 350 girava già vicino ai 18.000 giri - ha detto - e non aveva elettronica, iniezione e diavolerie varie; c'era ancora un margine evolutivo notevolissimo e sapevamo già dove mettere le mani. Per farle vincere non c'era bisogno di raddoppiare la cilindrata".


Gli ha fatto eco Agostini: "Facendo correre le 1000 contro le 500 hanno rovinato tutto. Se avevano paura che le 500 a 4 tempi prendessero paga dalle 250 a due tempi, bastava che imponessero il motore a 4 tempi anche a loro. Invece hanno creato dei mostri, pensando che fosse l'unica strada per mantenere alterato lo spettacolo; in realtà così hanno aumentato il pericolo, i costi e nel giro di un paio d'anni dovranno rivedere ancora le regole tecniche perché le potenze avranno raggiunto livelli insostenibili per la ciclistica e per le gomme. Lo spettacolo non è questione di cavalli: 30, 60 o 100 fa lo stesso, la storia lo dimostra".
Un altro personaggio che non si vedeva da tempo nel nostro ambiente e che ha scelto Tavullia per un piacevole passo indietro nel tempo è l'ing. Giuseppe Bocchi, ultimo progettista delle MV Agusta da corsa e ora titolare di uno studio privato di engineering a Parma. L'ingegner Bocchi, con trascorsi in Formula 1 e ai massimi livelli del motociclismo agonistico, quando il marchio MV passò alla Ducati, si trasferì a Bologna e fu assegnato ai motori agricoli. Non resistette a lungo e si diede alla libera professione. Oggi progetta motori di ogni genere, compresi quelli d'aviazione. Le moto? Qualcosa bolle in pentola, ma non si sbilancia. Dice solo che se dovesse fare un suo motore per la MotoGP sarebbe a cinque cilindri a "V". E lo dice a Tavullia...

Tavullia, number one!
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