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Ecco perché il mercato moto nel 2026 andrà bene

Marco Gentili
di Marco Gentili il 09/02/2026 in Mercato
Ecco perché il mercato moto nel 2026 andrà bene
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La tendenza di lungo periodo: anche se cambia il mix di mercato (con più scooter e meno moto) il trasferimento complessivo dei mezzi a due ruote non perderà il suo slancio positivo

Il mercato moto nel 2025 si è chiuso con una situazione di leggero calo anno su anno (345.287 veicoli immatricolati e una flessione complessiva del 7,52%), sebbene tali numeri siano stati oggettivamente influenzati dall'abbuffata di immatricolazioni fine serie di Euro5 fatti a fine 2024 da Case e concessionari. Un segno meno che fa presagire, da parte di alcuni osservatori del settore, un imminente calo della domanda dopo anni in cui il segno più ha sempre contraddistinto il saldo finale. 

La previsione, però, deve essere rivista nell'ottica del mercato: gli scooter infatti sono cresciuti su base annua (+5,57% e 197.043 immatricolazioni), mentre le targhe sono state affossate dalla mancanza di moto (in calo del 19,22% con 134.480 unità). Le unità mancanti rispetto al 2024 - ossia le circa 20mila moto di fine serie con omologazione Euro5, immatricolate a fine anno scorso - sono state semplicemente travasate dal mercato del nuovo a quello dell'usato. Il quale ha chiuso il 2025 in crescita sul 2024, grosso modo lo stesso numero di veicoli in più. 

 

LA TENDENZA DEL MERCATO CUMULATO

Inoltre, a testimonianza che il mercato italiano continua a essere una struttura "sana" e abbastanza resiliente alle alterazioni (non dimentichiamo che negli ultimi 5 anni abbiamo vissuto shock come la pandemia, le difficoltà nei trasporti internazionali, i problemi nei rifornimenti di componenti e semiconduttori), è il montante complessivo del mercato.

Sommando insieme moto e usato, infatti, si nota come i volumi, da 10 anni a questa parte, siano in crescita e si siano stabilizzati attorno al milione di pezzi, con una ripartizione tra usato e nuovo del 65-35%.

Ecco perché il mercato moto nel 2026 andrà bene
Elaborazione Dueruote su dati ACI-ANCMA

IL CAMBIAMENTO DI MIX DI MERCATO

A cambiare, però, è la composizione del mix di mercato. Se due anni fa le moto avevano quasi pareggiato il numero di scooter venduti, negli ultimi anni (e in particolare nel 2025) gli scooter sono tornati a rivestire il ruolo dominante che hanno sempre avuto. A livello macro, per i costruttori la cosa non è necessariamente un male; semplicemente, alla stessa stregua del proliferare di brand orientali e della rinnovata diffusione delle cilindrate medio-basse, si tratta di un modo per allargare la platea dei clienti.

Probabilmente, come ha fatto notare anche Valerio Papale di Agos in un recente convegno, a mutare è l'intero scenario dell'approccio alle due ruote, in cui la passione tea de a lasciare spazio alla "mobility as a service", nel quale il cliente moto e scooter è sempre più spesso in cerca di soluzioni in cui beneficia di un ecosistema di servizi, che non si fermano alla vendita del mezzo, ma che toccano assistenza, post vendita e ritiro dell'usato.

 

LA SFIDA DEI CONCESSIONARI

Perché quindi considerare l'usato come parte del mercato? Il motivo è semplice: in quel mare magnum di usato non ci sono solamente mezzi a fine vita, ma anche e soprattutto usati di qualità e di marca. C'è una grossissima fetta di motociclisti e scooteristi che cerca quello. E questo mercato ancora viene intercettato molto poco dai concessionari.

Secondo alcuni recenti statistiche, solo il 30% dei passaggi di proprietà di moto e scooter usati hanno un dealer come venditore. In 7 casi su 10, si passa dai privati (senza però avere nessuna garanzia sulla qualità dei mezzi e senza la garanzia di un anno che ogni concessionario è obbligato a dare).

Paradossalmente, più che la vendita di moto e scooter nuovi, la sfida dei prossimi anni per i concessionari è fare ciò che sono riusciti a fare i loro colleghi dell'auto, ossia intercettare questo filone di business e trasformarlo in una fonte di guadagno. 

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