L'esperienza del Motorally è qualcosa di unico. Oltre alla gara c'è il sentimento della navigazione e la possibilità di vedere paesaggi nascosti mozzafiato. Una competizione che va vissuta in prima persona
Al terzo anno consecutivo di partecipazione al Campionato Italiano Motorally insieme a BMW, noi di Dueruote possiamo finalmente tirare le somme su ciò che abbiamo imparato da questa competizione.
Tutto è iniziato nel 2024, anno del debutto della BMW F 900 GS. Da allora il Dueruote Racing Team ha preso parte a ogni appuntamento del Campionato Italiano Rally GPX, arrivando oggi al decimo evento consecutivo. Ma la tappa appena disputata in Sardegna ha rappresentato qualcosa di diverso dal solito: per la prima volta non sono saliti in sella piloti veri e propri.
Abbiamo deciso di mettere ancora più alla prova le nostre BMW F 900 GS completamente di serie, affidandole a due appassionati senza esperienza nei rally. Giorgio e Davide hanno così vissuto il loro primo Motorally, raccontandoci cosa significhi affrontare una gara di questo tipo dal punto di vista di chi non l’ha mai provata prima. E soprattutto cosa voglia dire farlo con una bicilindrica.
Che cos'è la GPX?
Nel rally automobilistico c’è il copilota che indica la strada. In moto, invece, bisogna navigare da soli.
Gli organizzatori preparano il percorso e, la mattina della gara, forniscono ai piloti una traccia da seguire. Storicamente si è sempre utilizzato il roadbook: un lungo rotolo di carta con simboli e indicazioni che guidano lungo il percorso. In pratica, se non compare alcuna nota, significa semplicemente “prosegui dritto”.
Negli ultimi anni, però, si è diffuso un nuovo formato: la GPX. Prima nata come categoria sperimentale, oggi è diventata un vero e proprio Campionato Italiano.
Il nome deriva proprio dal formato GPX, utilizzato per salvare le tracce digitali dei navigatori. Un sistema molto più intuitivo rispetto al roadbook cartaceo, almeno inizialmente. È un po’ come seguire l’anteprima del percorso su Google Maps, con una differenza fondamentale: qui il ricalcolo non esiste.
La GPX è nata come categoria di accesso al mondo dei rally, pensata per amatori e nuovi piloti desiderosi di avvicinarsi alla disciplina. Oggi, però, il livello si è alzato notevolmente: in gara si trovano piloti molto veloci e prove speciali sempre più impegnative.
Come funziona un Motorally?
Per capire davvero questa disciplina bisogna chiarire un ultimo concetto: la prova speciale.
La struttura classica di un Motorally è composta da: partenza dal paddock, trasferimento, prova speciale, assistenza, seconda prova speciale, ritorno al paddock.
Il trasferimento è il tratto che collega un punto all’altro della gara, ad esempio il paddock con la prova speciale. Anche se non è cronometrato, si svolge spesso in fuoristrada e può essere impegnativo. Inoltre bisogna rispettare orari precisi: arrivare in ritardo alla speciale comporta penalità.
La prova speciale, invece, è il tratto cronometrato dove ci si gioca la classifica.
L’assistenza è il momento in cui i piloti possono fare rifornimento, riposarsi o intervenire sulla moto prima di ripartire. A seconda della logistica dell’evento può trovarsi nel paddock oppure in una zona intermedia del percorso.
La bicilindrica è un'altra storia
Nel Campionato Italiano Rally GPX si corre esclusivamente con moto bicilindriche. Qui trovano spazio modelli come Yamaha Ténéré 700, Aprilia Tuareg 660, Ducati DesertX e naturalmente la BMW F 900 GS.
La particolarità del progetto Dueruote è che le nostre BMW sono rimaste praticamente di serie. Nessuna preparazione specifica, nemmeno per quanto riguarda gli pneumatici. L’unica modifica introdotta nell’ultima gara è stato il montaggio di un paramotore GPMucci, utile per proteggere la moto dai numerosi sassi presenti sui percorsi sardi.
I nostri rider
Giorgio Gallo, classe 2003, è appassionato di moto fin da bambino. Pratica enduro amatoriale da quando aveva 16 anni e recentemente ha acquistato proprio una BMW F 900 GS.
Davide Baratella, invece, appartiene a una generazione diversa ma con la stessa passione. Negli anni è stato “scopa” nelle gare GPX: il suo compito era chiudere il gruppo e assicurarsi che tutti i piloti uscissero indenni dalle speciali. Pur avendo percorso molte prove, non aveva mai partecipato realmente come concorrente.
Anche questa volta non hanno corso contro il cronometro, perché presenti come apripista. Questo però non significa che abbiano affrontato percorsi semplici. Le speciali sarde erano tecniche e impegnative, con pietre, canali e lunghi tratti veloci dove era difficile resistere alla tentazione di aprire il gas.
La prima volta in gara
Giorgio e Davide sono partiti in occasione del secondo giorno del Rally Raid TT e del primo appuntamento valido per il Campionato Italiano Motorally.
La prima giornata prevedeva una sola speciale “tagliata” a metà, per un totale di circa 70 km cronometrati. Davide si è trovato subito a proprio agio grazie all’esperienza maturata con le bicilindriche e a una buona tecnica di guida. Giorgio, invece, era partito con un po’ di timore: il peso della moto e l’inesperienza nei rally gli mettevano addosso una certa tensione.
Dopo i primi chilometri, però, tutto è cambiato.
La seconda giornata prevedeva ancora una sola speciale, senza assistenza intermedia. Un percorso più scorrevole, quasi assimilabile a un normale giro in moto, ma immerso nei paesaggi spettacolari dell’entroterra sardo e con il fascino unico delle strade chiuse al traffico.
Entrambi hanno apprezzato molto il comportamento della BMW F 900 GS. Certo, bisogna fare i conti con sospensioni standard e con il peso di una bicilindrica, soprattutto nelle fasi iniziali. Ma l’erogazione lineare del motore e l’ottima ergonomia in piedi hanno permesso ai due rider di prendere rapidamente confidenza con la moto.
Un'esperienza unica
Negli ultimi tre anni ho avuto la possibilità di seguire da vicino ogni appuntamento del Motorally e c’è una cosa che continua a colpirmi: esistono due modi completamente diversi di vivere questa disciplina.
Da una parte ci sono i piloti che lottano per il campionato, concentrati sulla prestazione pura, sui tempi e sulla navigazione perfetta. Dall’altra ci sono coloro che partecipano soprattutto per l’esperienza.
Ed è proprio qui che il Motorally riesce ancora a essere qualcosa di speciale.
La navigazione, i trasferimenti, le prove chiuse al traffico e soprattutto i luoghi attraversati rendono questa disciplina unica. Si attraversano paesaggi incredibili, spesso irraggiungibili in condizioni normali, vivendo la moto in una dimensione completamente diversa.
Peccato che oggi il rally sia meno popolare rispetto al passato. Quarant’anni fa era una delle competizioni più seguite e gli spettatori si arrampicavano ovunque pur di vedere un solo passaggio. Oggi è molto più semplice appassionarsi alle gare in circuito, facilmente accessibili online. Non è colpa di nessuno in realtà, è solo una formula impegnativa da diffondere.
Il problema è che un rally è difficile da raccontare davvero. Per capirlo bisogna viverlo, da vicino o meglio ancora in prima persona.
Giorgio Gallo: “All’inizio non sapevo cosa aspettarmi dalla gara. Arrivando dalla monocilindrica avevo un po’ di ansia all’idea di gestire 200 kg di moto. Ma appena siamo partiti per il primo trasferimento è diventata subito una goduria. Strade chiuse, paesaggi spettacolari e zone dell’entroterra sardo che normalmente non avrei mai visto. È stata davvero un’esperienza fantastica. Anche senza cronometro abbiamo mantenuto un bel ritmo ed è stato divertentissimo. Un’esperienza che oggi puoi vivere davvero solo al Motorally. È vero, c’è la gara e bisogna pensare ai punti, ma già solo poter affrontare questi percorsi è qualcosa di emozionante"
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