Attualità

I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale

Marco Gentili
Condividi
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale
I ragazzi sempre più chiusi negli smartphone: perché la moto può riportarli alla vita reale

Passione, libertà, responsabilità: perché il mondo delle moto può aiutare i ragazzi a staccarsi dagli schermi

Aggiungi Dueruote ai preferiti di Google
Si parla da anni della crisi dei cinquantini - e del fatto che le moto 125 non se la passino molto bene - come di un fenomeno irreversibile, di una pallina in corsa lungo il piano inclinato. Ma se le manifestazioni di questo fenomeno sono evidenti nei numeri di vendita, non si indaga abbastanza sulle cause "a monte" che lo generano. E' vero che ai ragazzi di oggi la moto non interessa più? Secondo noi, la risposta è negativa. E la colpa è anche di noi genitori.  

La paura dei genitori sta allontanando i ragazzi dalle moto

Ammettiamolo: chiunque abbia figli in età da scooter o da moto, ha una paura folle. Ha paura che si faccia male, ma ha paura soprattutto degli altri. Ha paura delle strade e di chi le popola. E ha paura a buon diritto: in Italia il livello di educazione e consapevolezza delle regole stradali (dove siamo a un livello hobbesiano del tipo "homo homini lupus") è uno dei più bassi in Europa. Solo in India si guida peggio che qui. Lo sappiamo benissimo che in moto e scooter, quando si hanno 14 o 15 anni e poca esperienza di guida, i rischi siano maggiori. Ma noi genitori di oggi, quando eravamo giovani, correvamo rischi differenti in strada? A mio avviso no. Certo, c'erano meno automobili in giro, ma la sensibilità per la sicurezza era decisamente diversa e inferiore rispetto a oggi. Alzi la mano chi non è mai caduto in motorino, non si è mai rotto qualcosa, non è mai tornato a casa con abrasioni da caduta. Ecco, di mani alzate ne vedo davvero pochissime.   

Abbiamo paura delle due ruote, ma non degli smartphone

Per la paura che i nostri figli si facciano male, li teniamo coscientemente lontani dalle due ruote, a costo di doverli scarrozzare in giro per accompagnarli ai loro mille impegni. O facendo usare loro i mezzi pubblici, almeno nelle città dove funzionano. E preferiamo mettere loro in mano - ben prima dei 14 anni - uno smartphone. Ci sentiamo in pace con noi stessi. Non sapendo però che quel maledetto pezzo di plastica e silicio fa danni ben peggiori di una moto o di uno scooter. Magari non provoca danni fisici, ma di sicuro reca ai nostri figli guai ben peggiori. Perché lo smartphone colpisce dove difficilmente possiamo intervenire. Ma dove il danno. una volta fatto, è irreversibile. Un braccio rotto si sistema, un cervello compromesso no.   

Lo smartphone isola i giovani molto più di quanto immaginiamo

Se davvero volessimo bene ai nostri ragazzi, ne incentiveremo la socialità e la mobilità. Lo smartphone - non lo diciamo noi, ma esiste ormai un'ampia letteratura di psicologia cognitiva e comportamentale alla quale attingere - corrompe le sinapsi, plasma l'attività cerebrale in anni decisivi per la formazione del cervello, alla stessa stregua del consumo di alcol o di droghe. E soprattutto lo smartphone uccide la socialità, rinchiude i nostri ragazzi in casa, li disincentiva a uscire e incontrare in presenza i loro simili. E nell'età dell'adolescenza, la comunità e la condivisione sono tutto.   

 La moto insegna libertà, responsabilità e vita reale

Un antidoto al rincoglionimento e all'isolamento da smartphone esiste e ha due ruote. In sella a una moto - chi è stato giovane nell'era predigitale o protodigitale lo sa bene - si cresce, si acquisisce responsabilità, si impara a muoversi nel mondo e nell'ambiente circostante. Si impara a vedere e pre-vedere quello che succede, a interagire con un ambiente ostile e promiscuo come la strada. In una parola, in sella a una moto si impara a vivere. Perché, ammettiamolo, la moto è libertà, divertimento, fuga, autonomia. E ogni volta che avviciniamo i ragazzi al mondo delle due ruote - cosa che anche noi di Dueruote facciamo nel corso di eventi come GenZ - vediamo che la risposta è sempre entusiastica, ai limiti dell'isterismo. Questo cosa vuol dire? Che la domanda di moto ci sarebbe anche. Forse, i primi a reprimerla siamo noi adulti. Ecco, se volessimo bene ai nostri figli, a 14, 15, 16 anni, regaleremo loro una moto o uno scooter e diremo: "Mettiti il casco, esci di casa e divertiti". 

Editoriale Domus SpA Via G. Mazzocchi, 1/3 20089 Rozzano (Mi) - Codice fiscale, partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese di Milano n. 07835550158
R.E.A. di Milano n. 1186124 - Capitale sociale versato € 5.000.000,00

Tutti i diritti riservati - All rights reserved - Informativa Privacy - Informativa Cookie completa - Lic. SIAE n. 4653/I/908