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Damon Motorcycles: cala il sipario su un fallimento da 75 milioni di dollari
L'unica cosa che resta della startup canadese sono i video futuristici su YouTube e una lunga battaglia legale che coinvolge, tra gli altri, tremila clienti che avevano versato le caparre
Il settore delle due ruote elettriche incassa un altro colpo durissimo. Quella che doveva essere la "Tesla delle moto" si è trasformata in uno dei fallimenti più fragorosi dell'industria recente. Damon Motorcycles, la startup canadese che prometteva di rivoluzionare la sicurezza e le prestazioni su strada, ha ufficialmente interrotto le operazioni, lasciando dietro di sé un cratere finanziario e migliaia di clienti delusi. Dopo le dimissioni del vertice della startup avvenute qualche settimana fa, ora è scomparso anche il sito web.
Il fallimento di Damon non è solo una questione di sogni infranti, ma di cifre pesanti. La società era riuscita a catalizzare l'attenzione globale grazie a un marketing aggressivo e a prototipi futuristici, ma la realtà dei fatti ha presentato un conto salatissimo. L’ammontare stimato dei capitali bruciati tra investimenti privati, round di finanziamento e depositi dei clienti è di circa 75 milioni di dollari, con oltre tremila appassionati che avevano versato caparre per i modelli HyperSport e HyperFighter, senza mai veder uscire un singolo veicolo dalla catena di montaggio. Nonostante gli anni di annunci e le apparizioni trionfali al CES di Las Vegas, la produzione su larga scala non è infatti mai partita.
Damon Motorcycles si era distinta per due innovazioni radicali che avevano giustificato il prezzo elevato di oltre i 40.000 dollari per i modelli di punta. Il Co-Pilot, un sistema di sicurezza basato su intelligenza artificiale, radar e telecamere a 360° capace di avvisare il pilota di pericoli imminenti e la tecnologia Shift che permetteva di cambiare la geometria della moto (posizione dei manubri e delle pedane) elettronicamente durante la marcia, passando da una configurazione sportiva a una urbana. Tuttavia, l'integrazione di queste tecnologie in un veicolo di serie si è rivelata un incubo ingegneristico e finanziario, portando a continui ritardi che hanno eroso la fiducia degli investitori.
Il fallimento è stato quindi il risultato di una "tempesta perfetta". Da un lato, le difficoltà della catena di approvvigionamento post-pandemia hanno rallentato lo sviluppo; dall'altro, la gestione dei capitali è finita sotto la lente d'ingrandimento. Molti analisti sottolineano come Damon abbia speso cifre enormi in comunicazione e branding prima ancora di avere un prodotto omologato e pronto per la distribuzione. Quando il mercato del capitale di rischio si è contratto a causa dei tassi d'interesse elevati, la startup si è ritrovata senza ossigeno finanziario.
La situazione per i tremila titolari di prenotazione è ora critica, visto che con la società in fase di liquidazione, i clienti si trovano in fondo alla lista dei creditori ed è altamente probabile che i depositi versati vadano perduti. Le procedure fallimentari solitamente privilegiano i creditori istituzionali e i dipendenti, lasciando poco o nulla per i consumatori finali.
Il caso Damon Motorcycles funge da amaro promemoria per il settore della mobilità elettrica: l'innovazione senza una solida base industriale è insostenibile. Mentre i grandi produttori tradizionali procedono con cautela verso l'elettrico, le startup che promettono balzi tecnologici quantistici rischiano di schiantarsi contro il muro della realtà produttiva.