Attualità
Crisi energetica: rischiamo davvero di restare senza benzina?
Probabilmente no, ma se anche succedesse non sarebbe il peggiore dei problemi che ci aspettano. Perché, anche se la crisi Iran-Usa finisse presto, i suoi effetti proseguiranno a lungo
La crisi internazionale innescata dall'attacco americano all'Iran (e che sta coinvolgendo alcuni dei gangli cruciali per la distribuzione di materie prime energetiche come lo stretto di Hormuz) non avrà di sicuro gli stessi effetti dello shock petrolifero del 1973, ma di sicuro non sarà una passeggiata di salute. Allora, come ricordano gli storici dell'economia, il barile di petrolio subì un rincaro del 1.300% e l'intera economia occidentale ne rimase sconvolta. Oggi le cose non sono le stesse, ma i venti della crisi si incominciano a sentire anche alle nostre latitudini.
L'ALLARME EUROPEO
Si prospetta infatti il rischio di misure di austerità sui carburanti, già ipotizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia. Il 31 marzo il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen ha avvertito i ministri europei che, pur essendo garantiti gli approvvigionamenti di carburante, l’Unione deve prepararsi a possibili interruzioni prolungate del commercio energetico a causa della guerra in Medio Oriente.
Ha invitato gli Stati a coordinarsi con le istituzioni Ue per assicurare forniture di petrolio e derivati. Bruxelles propone anche interventi per ridurre i consumi, soprattutto nei trasporti: meno uso dell’auto privata e dei voli non essenziali. Tra le misure suggerite: più smart working, limiti di velocità ridotti, maggiore uso del trasporto pubblico, car sharing e guida efficiente. Anche con la pace, il ritorno alla normalità non sarà immediato.
COSA SUCCEDE IN ITALIA
Intanto in Italia si prosegue con le misure-tampone: il ministero dell’Economia si è rimesso al lavoro sullo sconto da 24,4 centesimi al litro sulle accise di benzina e gasolio. Il nuovo decreto è atteso in consiglio dei ministri venerdì, ed è destinato ad allungare il taglio per altri 23 giorni, arrivando quindi al 30 aprile. La scorsa settimana, secondo le rilevazioni dei prezzi medi, ha visto la benzina attestarsi a 1,733 euro al litro, e il gasolio arrivare a 2,032 euro.
GLI EFFETTI DI MEDIO PERIODO
Anche se le parti in lotta giungessero a una pace immediata, gli effetti di questa crisi si faranno sentire ancora a lungo nei prossimi mesi. A maggior ragione, il riverbero sarà tanto più lungo quanto più a lungo si protrarrà il conflitto. Questo perché l'esito finale delle quotazioni del petrolio, oltre che dagli scambi immediati sulle borse merci, dipendono anche dai contratti futures (ossia quelli che scommettono sul rialzo o sul ribasso delle materie prime sul lungo periodo).
Inoltre, sebbene le forniture di carburanti e petroli non raffinati non siano a rischio nel senso stretto della parola (insomma, anche in virtù delle riserve stretagiche, è estremamente improbabile restare a secco di benzina e gasolio) di sicuro subiranno un ridimensionamento quantitativo in seguito alle strozzature che si stanno verificando in queste settimane nel delicatissimo braccio di mare che separa Iran e penisola arabica, e che è uno snodo cruciale per il 15-20% del petrolio globale. Una quota che interessa grandemente un Paese come l'Italia, la cui politica energetica è sempre stata di breve respiro, poco lungimirante e troppo dipendente da queste forniture.
GLI EFFETTI SULLA NOSTRA INDUSTRIA (E SULLA DOMANDA DI MOTO)
Al di là della benzina e dei disagi - più o meno grandi - per l'utenza, i veri effetti della crisi saranno accusati dall'industria globale (compresa quella delle due ruote). Che in gran parte si basa su petrolio e gas - vale a dire le materie prime ingolfate nello stretto di Hormuz - per poter funzionare e produrre i propri manufatti. Pensiamo, oltre al funzionamento stesso degli stabilimenti industriali, dei rincari che potrebbe subire l'industria della lavorazione delle plastiche, ossia una delle componenti basilari di moto e scooter.
Insomma, il rischio concreto è che anche il mondo di moto e scooter accusi imoportanti rincari a causa dell'incremento delle materie prime.
L'indotto della moto soffrirà, e probabilmente a soffrire saranno anche i consumatori finali, la cui propensione alla spesa - in un contesto di incertezza generale - tenderà inevitabilmente a diminuire.
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