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Yamaha: come ti preparo una generazione di talenti - guadagnandoci pure
Da piccola iniziativa a evento mondiale: il programma BluCru è diventato forse il più importante a livello globale. Un progetto che fa bene ai piloti e fa bene anche a Yamaha
Usciamo dallo Yamaha Racing Day 2026 con qualche intervista a piloti vincenti e soprattutto con l’ammirazione per chi ha lavorato bene. Quando nel 2015 abbiamo visto nascere il programma Blu Cru, la piramide del racing Yamaha, ci sembravano idee non particolarmente nuove: l’idea di far crescere talenti fin da piccoli è tipica dell’off-road con le sue minicross, che circolano da decenni, ed incorporata ad esempio nei programmi della MXGP.
Non era appunto una novità, e KTM quelle idee le aveva realizzate fin dai primi Anni 2000 in maniera convinta e sistematica: modelli, campionati monomarca, supporto a piloti e team. Il risultato era un dominio quasi imbarazzante in Europa e nei campionati mondiali: nel 2015 l’off-road era praticamente tutto “orange”: i piloti più forti erano di casa KTM in quasi tutte le categorie, e questo significava che i più forti delle classi 65, 85 e 125, destinati a diventare i futuri protagonisti in MX2 ed MXGP, erano accasati a Mattighofen. Senza contare che significava anche migliaia di moto vendute ogni anno, ricambi, kit e via dicendo. Un business gigantesco.
Blu Cru: la risposta di Yamaha
Dal momento che chi comincia da piccolo con una Casa tende a rimanerci, reclutare talenti e vendere moto stava diventando un problema per tutti gli altri. Honda, che dopo aver rinunciato irrevocabilmente al 2T era uscita dal mondo Minicross, aveva provato a replicare con una 150 4T che poteva correre contro le 85 2T, con tanto di campionato dedicato e tutor iconici come Jean-Michel Bayle, il più forte crossista di tutti i tempi; ma la convinzione era durata poco, nonostante qualche talento si fosse già messo in evidenza anche lì, come il nostro Andrea Adamo che avrebbe poi vinto il titolo MX2 2024… ma con una moto del Gruppo KTM. Honda poco convinta, Suzuki in via di progressivo smantellamento di tutti i suoi programmi sportivi, Kawasaki concentrata sul ricco mercato USA, gli altri europei privi delle forze per mettere in piedi un programma ben strutturato. Yamaha, invece, aveva deciso di rispondere. Iniziò col rinnovare le sue YZ65 e YZ85 per renderle competitive con le KTM SX, poi mise mano anche alla YZ125 che era rimasta praticamente immutata da quasi 20 anni. E nel frattempo lanciò il progetto Blu Cru iniziando a raccogliere qualche iscritto, inizialmente non moltissimi.Da una goccia nel mare a un mare blu
Sulle prime era una goccia blu nel mare arancione: chi correva su una YZ (non molti) si iscriveva, raccoglieva punti con una classifica dedicata e a fine stagione aveva la possibilità di entrare in un "camp", evento con un po’ di training da parte di top rider, e correre una gara finale con tutti i piloti Yamaha. Ma negli anni questa formula, via via arricchita, ha saputo attrarre numeri crescenti, e quest’anno gli iscritti nella sola classe 125 sono 928, da 27 Paesi europei: un numero enorme, ragazzi che si giocano la possibilità di correre l’anno prossimo l’europeo EMX125 a un livello da professionisti, completamente spesati da Yamaha. Facile capire che chi esce da questo enorme imbuto, ha tutti i numeri per far bene in futuro, probabilmente ancora in blu. Come dicevamo, sono i frutti di un lavoro portato avanti con passione, intelligenza e costanza: quest’ultima è spesso l’ingrediente che manca da noi, mentre bisogna dire che nella crescita di questo programma c’è tanta Italia: la base a Gerno di Lesmo e i tnumerosi team che corrono con moto di Iwata, da tempo non più solo nell’off-road (praticamente tutte le discipline, compresi Motorally e Flat Track) ma moltissimo anche nella strada, dalla R7 Cup a tutte le categorie del CIV: SBK con la R1, SSP con la R9, Sportbike e Femminile con la R7, che sta via via sostituendo la R3 come moto propedeutica anche se le 12 tappe della World Cup Blu Cru si disputano ancora con la R3 che consente di mantenere accessibile il prezzo per il pacchetto: 32.500 euro per correre l’intera stagione comprensivi di moto kittata, abbigliamento e iscrizione a tutte le gare.Un esempio per tutti
E intanto i risultati si vedono, con Alessandro Del Bianco capace di interrompere il dominio di Pirro e Ducati nel CIV, laureandosi campione 2025 per passare ora al WEC, la vittoria di Kevin Gallas all'Africa Eco Race e le tante soddisfazioni che continuano ad arrivare anche dalle serie "minori" e propedeutiche, sempre più colorate di blu. Senza contare che il successo di questo programma sportivo significa anche che la divisione GYTR con le sue parti speciali è sempre più redditizia per Yamaha. Se pensiamo che solo 10 anni fa quasi non esisteva al di fuori di qualche parte speciale per le Cross di Iwata, è chiaro che il circolo messo in piedi dall’azienda giapponese è virtuoso da tutti i punti di vista. Ci si lamenta sempre dei costi dell’attività sportiva: certo, nessuno dice che correre sia economico; ma se ben progettato, il programma sportivo di una grande azienda può far appassionare i più giovani, selezionare i talenti del futuro e anche sostenere i bilanci. Si tratta di lavorare bene, e in questo momento Yamaha è forse l’esempio migliore.I team presentati allo Yamaha Racing Day 2026
- DMR Racing (CIV Superbike): Alessandro Delbianco e Manuel Margarito
- Yamaha Promodriver (CIV Supersport): Lorenzo Dalla Porta e Stefano Valtulini
- Yamaha Bike e Motor (CIV Supersport): Matteo Patacca e Raffaele Fusco
- Yamaha Roc'n'Dea (CIV Sportbike): Emanuele Cazzaniga e Alessandro Aguilar
- Yamaha CF Racing (CI Motorally): Alessandro Botturi e Matteo Drusiani
- Yamaha Tramelli Racing (CI Motorally): Ghezzi Luca
- Yamaha JK Racing (CI Motocross): Isak Gifting e Manuel Iacopi
- Yamaha Insubria (CI Motocross Junior): Leonardo Calandra
- Yamaha Ditraverso (CI Flat Track): Giulio Bonavita e Nicolas Ricco
- Yamaha Twins Bike (CI Rally GPX): Riccardo Taddei
- Yamaha Faieta Motor (CI Rally GPX): Jimmy De Nicola