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Indistruttibile e non consuma niente: scopriamo la Yamaha AG 200, la moto "da battaglia" che spopola in Africa
La Yamaha AG 200 è una delle moto più diffuse in Africa: semplice, economica e quasi indistruttibile. Ecco perché è diventata leggendaria
Vabbè, direte voi: ecchissenefrega! A torto, quando si parla di mercati emergenti, ovvero quelli dove le moto si vendono veramente, non si pensa mai ai paesi dell'Africa. Dove il bisogno di mobilità è fortissimo e in autentica esplosione. Ci riferiamo in particolare a quei mercati della fascia centrale del continente (Kenya, Nigeria, Congo), nazioni geograficamente estese ed economicamente dinamiche sebbene piene di disuguaglianze, dove la moto rappresenta la fonte principale di mobilità. E dove, per mobilità, non si intende certo il giro del fine settimana in cerca di strade per fare due pieghe. No: qui due ruote fanno rima con lavoro pesante, utilità, mezzo di soccorso e di servizio. Insomma, dall'ambulanza al mezzo per le consegne, fino al trasporto di medio raggio, la moto serve a tutto.
YAMAHA AG 200: LA MOTO TUTTOFARE
In questi Paesi uno dei mezzi più diffusi si chiama Yamaha AG 200. La casa giapponese, nelle sue brochure informative, la descrive così: "Il riferimento per organizzazioni, professionisti nel settore agricolo, industriale o dei trasporti, l'AG 200 offre un motore a 4 tempi rinomato per la sua robustezza e la sua coppia: nessun ostacolo può fermarla". Insomma, la AG 200 è una moto "da battaglia". E, a seconda dei mercati nei quali viene distribuita (tra questi figura anche l'Australia, Paese dove la tradizione delle agricultural bike è radicata) la AG 200 ha anche una sorella gemella con motore due tempi, chiamata AG 100; quest'ultima, in nazioni come il Gambia, viene usata anche come ambulanza mobile.
IL SEGRETO DEI SUO SUCCESSO
Ma qual è il segreto del suo successo? E' una moto nata per essere maltrattata, usata fino alla morte, un mulo su due ruote. Dove moto fa rima con fatica e sopravvivenza, non si bada molto ai fronzoli o al glamour: la AG 200 ha un motore pressoché indistruttibile, un 4T da 196 cc raffreddato ad aria, pensato per consumare poco o nulla. Ha l'avviamento elettrico, ma anche a pedale, e pesa pochissimo, ossia 112 chili a secco.
E' una moto enduro tuttofare per necessità, con sella monoposto (dietro c'è un portapacchi davvero tosto), cerchi a raggi (anteriore da 19 pollici e posteriore da 18") freni a tamburo e una componentistica primitiva e ridotta all'osso. Il motivo? Quello che non c'è, non si può rompere. E quello che c'è (come il carburatore o il cambio a 5 rapporti) è talmente essenziale ed elementare che chiunque può ripararlo, anche se non c'è un'officina nel raggio di chilometri.
Le prestazioni? Inutile parlarne: in Paesi dove le strade asfaltate, fatta eccezione per le capitali, sono un miraggio, andare forte non serve (e nessuno ci pensa, a dire il vero). Basta che la moto non ti tradisca e che abbia una ciclistica robusta. Poi, chiaramente, c'è anche il discorso del prezzo: la AG 200 costa poco, l'equivalente di 890 dollari sul mercato nigeriano.
Nella siderale distanza concettuale rispetto ai modelli commercializzati nel vecchio continente, a noi la Yamaha AG 200 piace, perché è una moto davvero "ignorante" e senza fronzoli. Sotto sotto, ma resti tra di noi, ci piacerebbe vederla in azione anche in Europa.
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