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Guerra Usa-Iran: cosa cambia per il mercato delle due ruote?

Marco Gentili
di Marco Gentili aggiornato il 03/03/2026 in Attualità
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Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran riaccende la tensione sui mercati energetici. Petrolio e gas in forte rialzo, timori per inflazione e carburanti. Ma quali saranno gli effetti concreti su moto, scooter e domanda europea?

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran può far aumentare il prezzo della benzina? E soprattutto: ci saranno conseguenze per chi vuole comprare una moto o uno scooter nei prossimi mesi? L’escalation militare nel Golfo Persico ha già provocato un forte rialzo di petrolio e gas, riaccendendo i timori su inflazione e costo della vita. Tuttavia, per il mercato delle due ruote lo scenario è più complesso e – almeno per ora – meno allarmante rispetto alla crisi post-Covid.

Ecco cosa sta succedendo davvero e quali effetti concreti potrebbe avere il conflitto su carburanti, prezzi e domanda di moto in Europa.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Il conflitto militare in corso tra Stati Uniti/Israele e Iran ha provocato forti ripercussioni sui mercati energetici globali, con implicazioni significative per i flussi di petrolio e gas, in particolare attraverso lo stretto di Hormuz. Man mano che la situazione si evolve, la durata e l'intensità del conflitto saranno fattori chiave che determineranno lo scenario energetico nel breve termine.

Lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il commercio energetico globale, ha di fatto cessato le operazioni a causa del conflitto. Questa via navigabile strategica, attraverso la quale vengono esportati circa 14 milioni di barili al giorno di petrolio greggio, 5-6 di prodotti petroliferi raffinati e 115 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL), è ora in stallo. 

Forti ripercussioni si sono avute sul fronte dei mercati azionari e delle materie prime. A partire dal prezzo del gas, schizzato al rialzo di quasi il 40%. Importanti aumenti anche per il petrolio mentre le Borse europee sono scivolate, in alcuni casi anche pesantemente, con un totale di oltre 300 miliardi bruciati. 

Ma i venti di guerra nel Golfo hanno infiammato soprattutto il metano, che ha chiuso ad Amsterdam con un boom del 39% a 44,5 euro al Megawattora e un massimo di giornata a 49 euro, sui livelli più elevati dall'ottobre 2022. I rialzi legati all'attacco su Teheran sono stati ulteriormente rafforzati dall'annuncio di QatarEnergy sull'interruzione della produzione di gas naturale liquefatto dopo la ritorsione sul suo impianto di Ras Laffan, il più grande al mondo.

 

COSA SUCCEDE AI CARBURANTI

La prima preoccupazione è che la guerra in corso possa provocare un rialzo dei prezzi del carburante alla pompa. Gli analisti, però, sono cauti su questo fronte. "i flussi di petrolio non subiranno interruzioni significative e  l'attuale forte backwardation nella curva dei futures dovrebbe iniziare ad appiattirsi una volta che gli Stati Uniti interromperanno la loro campagna", dice Kerstin Hottner, Head of Commodities del gestore di investimenti Vontobel.

Tradotto dal linguaggio finanziario, il mercato delle materie prime (o di un asset finanziario) sta attualmente premiando chi vuole vendere subito molto più di chi vuole vendere in futuro — e questa differenza di prezzo dovrebbe cominciare a ridursi. Immaginiamo di voler comprare petrolio (o grano, o oro). Oggi il prezzo è molto più alto rispetto a quello che il mercato si aspetta tra 6 o 12 mesi. Questa situazione si chiama backwardation — un termine tecnico per dire che il presente vale molto più del futuro. Succede di solito quando c'è una forte domanda immediata o una scarsità di prodotto in questo momento. In parole povere, il mercato si aspetta che la tensione di oggi si allenti e che i prezzi tornino a essere più simili tra loro nel tempo

 

IL VERO RISCHIO? L'AUMENTO DELL'INFLAZIONE

Decisamente più preoccupante, invece, è questo fronte. Una guerra prolungata in Medio Oriente potrebbe causare un "picco" sostanziale dell'inflazione nell'eurozona e ridurre la crescita economica. Lo ha dichiarato Philip Lane, capo economista della Bce, in un'intervista al Financial Times. "L'escalation del conflitto in Medio Oriente è stato uno dei principali scenari di rischio monitorati dalla Bce - ha spiegato -.

Nel dicembre 2023 lo staff dell'Eurosistema ha pubblicato un'analisi di scenario che indicava un picco ("spike") sostanziale dell'inflazione determinata dall'energia e un forte calo della produzione se il conflitto avesse portato a una diminuzione persistente delle forniture energetiche e a interruzioni dell'attività economica regionale. L'impatto sarebbe amplificato se ciò determinasse anche una rivalutazione del rischio nei mercati finanziari". "In linea di massima - ha proseguito Lane -, un aumento dei prezzi dell'energia esercita una pressione al rialzo sull'inflazione, soprattutto nel breve termine, e un conflitto di questo tipo avrebbe un impatto negativo sull'attività economica.

 

MA IL COVID E' STATO PEGGIO

Limitando il campo di osservazione al mercato delle due ruote, l'area critica in cui si svolgono le operazioni militari non è interessata dai traffici marittimi che coinvolgono le merci sulla tratta Cina-Europa, ovvero la tratta cruciale per il nostro comparto. I container (con prodotti finiti, ma anche componenti e semilavorati assemblati nelle fabbriche europee) infatti transitano attraverso il Canale di Suez oppure, in caso di ipotetici problemi dovuti a un potenziale allargamento del conflitto, lungo la rotta (più lunga e più sicura) che circumnaviga l'Africa. Per quello che riguarda il nostro settore di riferimento, al momento attuale, non sono previsti problemi specifici dal punto di vista della logistica, ossia uno dei fattori che durante la crisi post pandemia ha fatto lievitare i costi dei trasporti. Rincari che, come ben ricorderete, si sono poi riverberati anche a valle della catena, scaricandosi poi sui clienti finali.

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