Attualità
In Italia abbiamo un problema con le "moto fantasma"
Secondo un recente report dell'Istat, oltre 3 milioni tra motocicli e quadricicli (su 7,47 milioni targati) non circola su strada. Che cosa succede?
L'Italia ha un problema con le moto che non circolano. I dati Istat sul parco veicolare (pubblicati pochi mesi fa e basati su rilevazioni 2021) rivelano un paradosso: il 40,9% dei motocicli e quadricicli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) risulta "non circolante", la percentuale più alta tra tutte le categorie di veicoli. In numeri assoluti, stiamo parlando di oltre 3 milioni di veicoli su circa 7,5 milioni registrati.
Un esercito di moto fantasma che continua a esistere nei registri ma non sulle strade italiane. La differenza tra "parco veicolare" (iscritti al PRA) e "parco circolante" (veicoli che effettivamente si muovono) è abissale: i motocicli e quadricicli iscritti sono quasi 7,5 milioni (14,2% del totale nazionale), ma quelli effettivamente circolanti sono solo 4,4 milioni, rappresentando il 10,5% del totale dei veicoli circolanti.
POCA STRADA, TANTO GARAGE
Nonostante rappresentino oltre il 10% dei mezzi in circolazione, i motocicli contribuiscono solo per il 2,4% ai chilometri totali percorsi in Italia, con poco più di 10 miliardi di chilometri annui. La percorrenza media annua per un motociclo è di appena 2.322 chilometri. Ancora più significativa la percorrenza mediana, pari a 1.746 chilometri: significa che una gran parte dei mezzi viene utilizzata per tragitti molto brevi o solo stagionalmente. Per fare un paragone, un'auto media percorre quasi quattro volte tanto.
IL CASO LIGURIA: LA CAPITALE DELLE DUE RUOTE
In questo panorama emerge un'eccezione: la Liguria. Mentre nel resto d'Italia le autovetture costituiscono circa l'80% del parco circolante, in Liguria questa quota crolla al 64%. In Liguria circolano 319.000 motoveicoli e quadricicli, che rappresentano il 27,6% dei veicoli circolanti nella regione — più del doppio della media nazionale (10,5%). La densità veicolare complessiva è di 212,9 veicoli per chilometro quadrato, a fronte di 278,7 abitanti per chilometro quadrato.
Il massiccio utilizzo dei motocicli si riflette sull'uso dell'auto. La Liguria registra la percorrenza media annua per autovettura più bassa d'Italia: soli 8.681 chilometri per veicolo. Nelle province di Savona, Genova e Imperia, le percorrenze medie delle auto sono stabilmente sotto i 9.000 km annui, i valori più bassi a livello provinciale.
IL CRITERIO: NESSUNA REVISIONE DAL 2018
L'Istat classifica convenzionalmente come "non circolante" un veicolo che non presenta alcun "segnale di attività" in un arco temporale definito. Nel caso specifico di motocicli e quadricicli, sono stati considerati fermi quei mezzi che non sono stati sottoposti ad alcuna delle revisioni previste nel periodo 2018-2022. L'assenza di revisione è l'indicatore principale utilizzato per epurare il parco veicolare teorico e ottenere la stima del parco circolante reale. Un metodo che lascia poco spazio ai dubbi, almeno in linea teorica: se una moto non ha fatto nemmeno una revisione in cinque anni, evidentemente non circola (o, se lo fa, ciò avviene contravvenendo a ciò che prevede la legge).
IL PESO DELL'ANZIANITÀ: EURO 0 AL COLLASSO
Esiste una correlazione fortissima tra l'età del motociclo e la probabilità che questo non circoli più. I numeri parlano chiaro: solo il 23,2% dei motocicli Euro 0 presenti nel parco veicolare risulta effettivamente circolante. Significa che oltre tre quarti degli Euro 0 iscritti al PRA sono di fatto fermi. Al contrario, i mezzi più moderni (Euro 4 e successivi) circolano in quote superiori al 90%. Per i veicoli con più di 20 anni, la quota di circolanti scende drasticamente al 38,1%. Un dato che assume ancora più peso considerando che l'età media del parco motocicli iscritto al PRA è molto elevata: 15,1 anni.
DISALLINEAMENTO TRA REGISTRI E REALTÀ
L'iscrizione al PRA certifica lo status "giuridico" di un mezzo, ma non ne garantisce l'effettiva attività. Ed è qui che si apre il primo grande buco nero del sistema.
Esistono infatti diverse situazioni che creano questo divario. Ad esempio, i mezzi dismessi ma non radiati: molti veicoli risultano regolarmente iscritti ma sono di fatto definitivamente fermi, abbandonati in garage o rottamati senza che sia stata effettuata la radiazione formale dai registri. Il proprietario magari ha comprato una moto nuova, la vecchia è finita in cantina o venduta a un demolitore, ma burocraticamente continua a esistere.
Esistono poi i veicoli fermi per la vendita: una parte dei mezzi, pari a circa il 2,5% dell'intero parco veicolare nazionale, è ferma in "conto vendita" nei concessionari. Inoltre, c'è una quota residuale di moto iscritte in altri registri: alcuni veicoli potrebbero non comparire nel PRA perché iscritti in registri speciali come quelli del Ministero della Difesa o degli Esteri, creando un ulteriore elemento di confusione statistica.
LE CONSEGUENZE DEL FENOMENO
Questo esercito di moto fantasma ha conseguenze concrete. Dal punto di vista ambientale, distorce la percezione del parco circolante reale: se si guardano solo i numeri del PRA, l'età media e la composizione per classe ambientale appaiono peggiori di quanto siano nella realtà stradale. Le moto che effettivamente circolano sono mediamente più moderne e meno inquinanti di quanto i registri facciano credere. L'età media dei motocicli circolanti è infatti di 12,8 anni, decisamente inferiore ai 15,1 anni del parco totale iscritto, confermando che i mezzi più vecchi tendono a restare fermi in garage.
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