Un ricordo personale e autentico di Toni, da parte di chi lo ha conosciuto bene. Dalle corse al deserto, una vita fatta di scelte, passione e umanità
Quando le luci del porto di Livorno si defilano all’orizzonte, è il nostro momento. Una tradizione, un rito, uno dei momenti più belli per me di questa avventura. Toni l’ho conosciuto, sul serio, così: fumando qualche sigaretta, sorseggiando un amaro, galleggiando sul Tirreno.
Faccio molta fatica a scrivere questo pezzo, che non vuole essere un coccodrillo, non vuole essere un omaggio postumo, ma solo il ricordo. Ciò che posso dire di lui è che mi ha insegnato tanto; no, anzi sarebbe sbagliato: Toni mi ha semplicemente fatto capire qualcosa in più di me, in un periodo dove la nave su cui stavamo navigando avanzava su acque ferme e dentro di me, il mare era ben più tempestoso. “Fredrik”, mi diceva, facendo a questo solo seguitare uno sguardo che molto altro aggiungeva. E tanto mi bastava.
Oltre i ricordi: la carriera di Toni ha un che di eccezionale: dalla manutenzione delle macchine del caffè al globo intero, portando i piloti (anche quelli della sua terra che è anche la mia) sul tetto del mondo. Lo ha fatto con una professionalità, con un cuore, con una caparbietà che pochi possono vantare. Senza dimenticare quell’umanità mai dimenticata, che tutti - ma proprio tutti - gli hanno sempre riconosciuto.
UNA VITA, TANTE VITE
Non voglio ripercorrere i suoi successi, ma riportarvi solo un aneddoto che dice molto sul suo carattere. Me lo raccontò lui stesso: era salito sul podio di Laguna Seca (credo, ma non me lo confidò, dopo la vittoria di Doriano Romboni, nel 1994), e sentì che qualcosa stava cambiando. Forse lui stesso, forse la passione si era definitivamente trasformata in lavoro. Ancora qualche tempo, poi lasciò il mondo delle corse. Lasciò anche la sua terra, una mezzaluna che da Berceto toccava il golfo di Spezia per finire su, nel bel mezzo del piano padano: Vercelli. Un’altra parentesi di questa straordinaria vita, giocata - come nelle corse - su decisioni prese in un istante.
Qualche anno lontano dal mondo che lo aveva portato in cima, sette per la precisione, poi il ritorno alle due ruote. Avvenne con la Tom42, l’agenzia che organizza viaggi e lanci stampa, anche (e preferibilmente) nel deserto.
L’Africa, ecco: questa era la sua altra casa. Anche laggiù riuscì a portare le sue moto e i suoi piloti sul tetto del mondo, con le sponsorizzazioni dei marchi di tabacco che ancora molti di noi ricordano, legati ad emozioni di gesta che ancora definiamo eroiche.
UNA MASSIMA CHE MI PORTO DIETRO
Toni, tutto questo me lo hai raccontato nel tuo ufficio, insieme a molte altre cose che rimangono ben impresse nella mia mente e nel mio cuore. Hai parlato circondato da quegli oggetti che hanno segnato questa incredibile esistenza: i trofei, i poster, i contratti, le foto, molte delle quali insieme a tuo nipote Gianluca. Tra queste, una un po’ sbiadita mi colpì moltissimo: ti ritraeva a cavallo nella nebbia, e dietro riportava questa scritta: “Quando sei nella merda per andare avanti, guarda indietro”. Un mantra che mi porto dietro da allora, e che ancora oggi mi ripeto quando le cose di fronte a me si sfocano. Succede. Succede a tutti. Buon viaggio Toni. E grazie.
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