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“Bruno Scola, una roccia per tutti noi”

Redazione
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“Bruno Scola, una roccia per tutti noi”
“Bruno Scola, una roccia per tutti noi”

Il ricordo dello storico tecnico e preparatore Moto Guzzi, scomparso a 79 anni

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Bruno Scola, tecnico Moto Guzzi e poi preparatore, scomparso a 79 anni. A scriverlo è Davide Baroni, anch’egli ingegnere, che aveva conosciuto Scola ai tempi della tesi di laurea. E che con lui aveva instaurato un forte legame di amicizia negli anni.  
“Una giornata come tante, cammino di primo mattino sul marciapiede, assorto nei pensieri sulle cose da fare, personali, famigliari e lavorative, scorro l’agenda della giornata e ad un certo punto un messaggio sul cellulare cattura la mia attenzione. Il mondo intorno a me inizia a rallentare, i suoni ad attutirsi le immagini a sfocarsi; entro in una bolla che mi isola dal mondo esterno. Un pensiero rimbomba prepotente nella mia testa e mi assorda: Bruno Scola non è più tra noi.

Questo in realtà non è l’inizio della storia, ma la fine.

Per la mia personale esperienza, l’inizio è posizionato 25 anni prima (ma forse ancora prima da quando ho imparato ad andare sul motorino a 10 anni, e le Guzzi manco sapevo cosa fossero). La mia fidanzata di allora organizzò un pranzo una domenica a casa sua: ai tempi di Carate Brianza, Scola aveva casa sopra l’officina. Ma come…pranziamo da Scola? Uno dei principali preparatori Guzzi al mondo? Così? Con una banale telefonata? Senza appuntamento?  

UNA ROCCIA A CUI AGGRAPPARSI

Bruno Scola era una roccia (non solo idealmente ma anche fisicamente: era stato anche un canottiere… Moto Guzzi, ovviamente). Una di quelle rocce che poste in mezzo al fiume se ne sta lì indifferente alla corrente, ai tronchi e la ritrovi dove l’hai lasciata anche dopo le alluvioni e le piene. Lei sta lì. Contro tutto e tutti. E noi Guzzisti eravamo quelli che a ogni difficoltà e complicazione, al momento del guado sapevamo che avremmo trovato la roccia ad aspettarci e pronta a farci da passerella per giungere dall’altra parte con facilità, con semplicità e raggiungere l’eden, il giardino meraviglioso che era sull’altra sponda e era fatto di motori elaborati (migliorati, direi più banalmente), di problemi risolti, di spiegazioni tecniche Ma potevi parlare in realtà di qualsiasi cosa, anche di cucina o di storia. E lui aveva pronta una risposta e una narrazione semplice, mai banale, che dava l’impressione di rendere la vita migliore, con ricette semplici ma tremendamente efficaci ed appaganti, saporite e gustose. E così era per i motori: alberi a camme, valvole, lavorazioni meccaniche, alleggerimenti. Ed un motore ne usciva completamente trasformato nel carattere, pur senza stravolgimenti meccanici apparenti, solo con “affinamenti”. Il motore non andava solo di più. Andava meglio: coppia ai bassi, potenza e allungo. Ed affidabilità. A volte pure con consumi ridotti. Questa era la ricetta segreta: gli affinamenti continui che aveva messo in atto e testato durante la sua permanenza al reparto esperienze Guzzi a cavallo degli anni 70, durante le gare di durata, le 24 ore, Le Mans… Già...  E la cosa sorprendete e straordinaria era che…non c’era alcuna gelosia delle sue competenze e smisurate conoscenze.  

UNA "RICETTA" DISPONIBILE PER TUTTI

In realtà la ricetta non era segreta. E qui sta la magia. Era accessibile a tutti, anche ai profani. Tutte le persone che si sono approcciate a lui hanno avuto accesso ad una banca dati (oggi la chiameremmo così) infinita, fatta di aneddoti, storie, conoscenze, competenze, formule matematiche, nozioni di fluidodinamica. Tutto. C’era dentro tutto. E tutto preparato con una “semplicità” incredibile (eh si…perché per chi le sa fare, le cose sono semplici).

A chiunque lui spiegava il perché di una scelta tecnica, la causa di una problematica meccanica, l’aneddoto storico o tecnico dietro una banale pezzo di metallo presente dentro un motore Guzzi. Io stavo ore a stressarlo con le mie domande ed elucubrazioni meccaniche. E lui rispondeva e mi spiegava. Magari quel giorno ero con un amico motociclista non guzzista che stava tutto il tempo ad ascoltarci con gli occhi spalancati ed a fine giornata mi domandavano stupefatti come fosse possibile tutto ciò. Ci sono motociclisti che hanno comprato una Guzzi (dico, una Guzzi, non so se avete presente…scendendo da una giapponese) dopo averlo conosciuto e averlo sentito parlare. Si innamoravano letteralmente di un mondo, di un marchio ma in realtà di una persona. Le pagine internet sono pieni di racconti che spiegano molto meglio di me questa magia nel rapporto che si poteva instaurare con Bruno Scola. Ed era semplice! Era sufficiente chiamarlo al telefono.  

UN UOMO CHE NON SI ARRABBIAVA MAI

Quando capitavo in officina da lui, lo sentivo rispondere e spiegare anche a gente per cui la meccanica è una scienza astratta e che faceva domande a dir poco stravaganti, il perché ed il percome e quale fosse la soluzione tecnica migliore, senza spocchia, senza presuntuosità o saccenza solo con semplicità. E sempre col sorriso. Non l’ho mai visto arrabbiato. Mai preso dallo sconforto. Sicuramente mica era stata tutta in discesa, semplice e facile la vita. Aveva certamente pagato scelte non sue: l’immobilismo Guzzi a fine anni '80, il ritardo nella produzione di soluzioni tecniche sviluppate e testate anni prima e lasciate in frigorifero per quattro anni quando intanto la concorrenza andava avanti, scelte commerciali discutibili ai tempi dell’officina a Carate Brianza (il tempio di Bruno Scola, troverete scritto in rete). Ma non l’ho mai sentito lamentarsi, guardava sempre avanti, su nuovi progetti avendo però i piedi ben saldi nella tradizione delle corse di durata, nei record mondiali a Monza nel 1969, nemmeno ultimamente quando la malattia lo consumava e lui sosteneva che non fosse nulla di che. Ed io ci ho pure creduto: se lo dice Scola… Una roccia che stava al suo posto e guardava il mondo scorrere facendo ciò che sapeva fare al meglio e che chiunque sapeva dove trovare in caso di bisogno. Mancherà, mancherà a tutti i Guzzisti questa roccia, ancora di salvezza in tante situazioni, mancherà a tutti i motociclisti una persona così appassionata di motori e della vita da trasformare, veramente, qualsiasi problema in una opportunità.  

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