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La guerra del Vietnam: il governo vieta le moto a benzina

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La guerra del Vietnam: il governo vieta le moto a benzina
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La guerra del Vietnam: il governo vieta le moto a benzina
La guerra del Vietnam: il governo vieta le moto a benzina
La guerra del Vietnam: il governo vieta le moto a benzina

Con una decisione a sorpresa, il governo vietnamita ha vietato moto e scooter a benzina con effetto praticamente immediato, costringendo la popolazione a una radicale e rapidissima transizione all'elettrico che sta causando malumori e scontento

Una vera e propria inversione di marcia per il Vietnam, il quarto mercato motociclistico al mondo dopo India, Cina e Indonesia e fin qui uno dei paradisi delle moto e scooter di piccola cilindrata. Il governo di Hanoi ha annunciato con effetto praticamente immediato (a fine novembre, con effetto da luglio 2026) che la circolazione verrà vietata a moto e scooter che non siano elettrici. La decisione brusca e senza appello, tipica di un esecutivo comunque manovrato dal Partito Unico Comunista, non ha provocato troppe reazioni in un Paese in forte crescita e abituato a non protestare, ma si scontra comunque con la realtà. L’affollatissima capitale si muove prevalentemente su due ruote, che coprono oltre il 70% del fabbisogno di mobilità dei suoi 8 milioni di abitanti (solo ai residenti sono riconducibili quasi 7 milioni di veicoli a due ruote).

Divieto progressivo - ma irrevocabile

Vero è che il bando interesserà inizialmente solo l’area centrale di Hanoi e solo in orari specifici; ma questo è solo il primo passo di un’estensione progressiva del divieto, per ridurre l'inquinamento del traffico nei quartieri più trafficati. E secondo alcune voci, l’intero Vietnam potrebbe diventare off-limits per le due ruote a motore tra il 2030 e il 2035, obbligando la popolazione a una gigantesca e rapidissima transizione elettrica, che tra acquisto e ricarica porrà non pochi problemi ai tantissimi che usano le due ruote per lavorare, oltre a distruggere il fiorente settore dei meccanici “di strada”. La decisione sta avendo un impatto anche sulle Case presenti nel vivace mercato vietnamita, che hanno dovuto rispondere rapidamente. Honda ha presentato nel giro di pochi mesi tre scooter elettrici, tra cui l’UC3 di cui vi abbiamo parlato anche noi, mentre il campione nazionale VinFast ha lanciato il suo primo scooter con batteria “swappable” unitamente a un ambizioso programma che prevede l’installazione di 45.000 stazioni di scambio entro marzo. E se pensate che i vietnamiti siano rimasti indietro in termini di tecnologia e stile, date un'occhiata alla gamma di auto e scooter elettici di Vinfast.

Il nemico: non l'effetto serra, ma l'inquinamento

La zona a basse emissioni è uno degli sforzi più ambiziosi di Hanoi per affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico cronico, probabilmente anche guardando all’esperienza della vicina Cina, che lo sta risolvendo anche a colpi di divieti alle due ruote a benzina. I dati governativi per il periodo 2016-2020 mostrano per Hanoi concentrazioni di PM2,5 quasi doppie rispetto allo standard nazionale, con le moto responsabili della maggior parte delle emissioni del traffico: dal 58% al 74% a seconda del periodo dell’anno, dato peraltro in linea con l’incidenza delle moto sul traffico totale. Le restrizioni si applicano sia ai veicoli privati sia ai servizi di mototaxi stile Uber, e riguardano anche le automobili che non soddisfano gli standard di emissione Euro 4, con la prospettiva di un divieto totale previsto in futuro. Hanoi ha già stabilito che tutte le due ruote utilizzate per scopi lavorativi (delivery e taxi) dovranno essere a zero emissioni entro il 2030. A partire da luglio 2026, tutti i nuovi taxi a due ruote dovranno essere elettrici o alimentati con carburanti verdi approvati.
Parliamo di misure nate dall’esigenza di contrastare non tanto l’effetto serra e le emissioni di CO2, quanto gli inquinanti primari, rendendo l’aria più respirabile e la città più attrattiva e salubre; il prezzo da pagare sarà però tutto sulle spalle dei motociclisti locali, costretti a rivolgersi a veicoli comunque nettamente più costosi di quelli che i vietnamiti attualmente utilizzano. Come dicevamo, il malcontento è notevole e non è detto che la decisione non sia rivista; in ogni caso, è evidente che la nostra prospettiva “europea”, fatta di pochi veicoli circolanti tecnologicamente raffinati, non è la stessa di una larga parte del mondo, e che le decisioni sull’elettrico sono di conseguenza molto diverse.

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