Attualità
Come funziona una e-bike truccata di un rider
Grazie alla collaborazione di un rider, abbiamo visto da vicino (e anche all'interno) come è fatta una delle tante e-bike illegali che circolano nelle nostre città e vengono usate per trasportare il cibo a domicilio
Non sono moto, ma hanno comunque due ruote. E, a differenza di quello che sembra, non sono neppure normali ebike. Già, perché la realtà è nota a tutti: le "bici" usate dai rider nelle nostre città sono, nel 95% dei casi, truccate. Il motivo? Ovvio: per far andare i fattorini del cibo, ingaggiati dalle varie piattaforme di settore, più velocemente da un luogo di consegna all'altro. Più consegne, più soldi. In barba alla sicurezza e al codice della strada.
UN CIRCOLO VIZIOSO DIFFICILE DA ARGINARE
Nonostante i controlli su strada recentemente attuati dalle varie polizie locali, con il patrocinio di Ancma (che hanno portato a numerosi sequestri e multe), è diventato difficile arginare un sistema nel quale acquistare una bici di fabbricazione cinese per poi "sbloccarla" - in modo da farla viaggiare a velocità ben superiori ai 25 km/h in modalità di pedalata assistita, consentiti dalle attuali regole - è diventato la normalità.
Il tutto nonostante regole che, negli anni, si sono inasprite: attualmente infatti chi commercializza e-bike fuorilegge è sanzionabile con multe fino a 4.330 euro, mentre chi le modifica rischia fino a 3.382 euro di sanzione amministrativa. Nonostante ciò, nella guerra tra poveri dei rider, la necessità di circolare con un ciclomotore "di fatto", senza doversi nemmeno prendere la briga di targare e assicurare il proprio veicolo, è più forte di tutto. Noi di Dueruote, con la collaborazione di uno dei rider che circolano a Milano e trasportano a domicilio i pasti, abbiamo avuto modo di vedere da vicino come funzionano una di queste ebike-razzo, tecnicamente equiparabili a una speed pedelec (ovvero le e-bike con velocità di 45 km/h) o a un ciclomotore elettrico. Anche se, in molti casi, le velocità raggiunte sono ben superiori.
COM'E' FATTA UNA E-BIKE TAROCCATA
La scelta del marchio di bici non è casuale: i rider hanno adottato le e-bike made in China perché le sue componenti chiave (in particolare la centralina) sono facilmente modificabili; l'esatto contrario di ciò che avviene per le componenti realizzate da aziende europeee le quali, grazie ai dispositivi anti tampering (ossia anti modifica) previsti dalla legislazione comunitaria, non sono modificabili.
Così come non è casuale in fatto che il telaio della bici sia stranamente percorso da una serie di fili con tutta evidenza posticci. Per capire a cosa servono, basta sbirciare sul manubrio. Con la centralina modificata, infatti, la ebike del rider non ha più nemmeno bisogno che il suo conducente pedali; il gas lo si dosa schiacciando uno dei pulsanti collocati sulla parte destra del manubrio. Ed è questa componente che, a differenza delle normali e-bike, si arricchisce di ulteriori orpelli: cavetti per ricaricare lo smartphone e cavetti di collegamento a sistemi di controllo installati aftermarket.
Non è il caso del nostro rider ma, come ci conferma lui, sono molti i suoi colleghi che montano i coprimanopole 365 giorni all'anno: è una soluzione che da un lato aiuta a proteggere le mani dal freddo in inverno, ma dall'altro di occultare il manettino illegale del gas da occhi indiscreti.
UNA SUPER BATTERIA
Tornando al discorso dei fili in eccesso, c'è anche il tema della batteria: per spingere queste ex ebike ormai trasformate in ciclomotori elettrici al di sopra della legge, infatti, serve più potenza e un'autonomia il più possibile estesa. Tale autonomia è assicurata dalle batterie supplementari che i rider portano nello zaino colorato, al cui interno trova alloggio il cibo che viene recapitato a casa. Un indizio sempre più chiaro di questo fenomeno? Gli zaini non vengono portati a spalla, ma diventano di fatto dei "bauletti posteriori" ancorati al portapacchi della bici. Il luogo ideale per posizionarci una batteria in più, che fa sempre comodo.
Quanti chilometri ci fai con questa? "Una giornata", assicura il rider. Unità di misura piuttosto spannometrica, ma dalla resa molto efficace. Ma dopo la fiducia inizialmente accordata, dopo un po' la nostra fonte inizia a non capire il perché di tanta curiosità. E a un certo punto chiede se siamo della polizia. Alla fine chiude velocemente la zip dello zaino giallo e torna velocemente all'opera, verso un'altra destinazione, sfrecciando nel traffico di Milano. Senza rispettare quasi mai la segnaletica. E con grande sprezzo della propria incolumità.
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