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Genova, una ferita risarcita a metà

Marco Gentili
di Marco Gentili il 03/08/2020 in Attualità
Genova, una ferita risarcita a metà
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L'inaugurazione del viadotto San Giorgio a tempo di record non cancella una vergogna per il sistema nazionale dei trasporti

E' stata un'inaugurazione in tono dimesso, perché a Genova non è che ci sia molto da festeggiare. O meglio, qualcosa di cui andare fieri c'è: in meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi, il capoluogo ligure ha ritrovato il nodo cruciale di collegamento tra est e ovest, tra A 10 e A 12, ricucendo una frattura gravissima nel sistema viario nazionale. La dimostrazione che, con la buona volontà, una guida solida e determinata come quella del commissario Marco Bucci, e con un sistema di regole snelle, in poco tempo si può realizzare un'opera importante.

Il primo passaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul nuovo viadotto (adesso ribattezzato Genova San Giorgio) ha un valore simbolico elevatissimo. Si tratta di una rinascita per una città e una Regione messa a durissima prova, in questi due anni, da un sistema di infrastrutture a dir poco deficitario.

 

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UN'ESTATE VERGOGNOSA

Chiunque, sia in auto sia in moto, sia transitato lungo la A12, sa di cosa stiamo parlando. La gestione dei lavori per la manutenzione delle gallerie messa in atto da Autostrade per l'Italia ha di fatto messo in ginocchio non solo un sistema autostradale fragile, ma anche l'intera economia del porto di una città, come Genova, che vive di scambi commerciali.

 

TRA CONCESSIONI E GIUSTIZIA

La bellissima struttura disegnata da Renzo Piano (che, nelle intenzioni del progettista, ricorda la chiglia di una nave) e realizzata da un consorzio che ha visto in campo due giganti dell'industria italiana come Fincantieri e WeBuild (la ex Salini Impregilo) nel giro di pochi giorni ricongiungerà il Ponente e il Levante della Liguria.

Ma, al di là della comprensibile emozione e dell'orgoglio per quanto realizzato, restano ancora sul tavolo molti punti critici e controversi. Il crollo del viadotto sul Polcevera aveva messo in evidenza, come da noi raccontato in un'inchiesta, le storture e le vergogne di un sistema che ha concesso per decenni al concessionario di intascare sovrapprofitti in cambio di manutenzioni inesistenti e controlli sulla rete gestiti in casa attraverso società controllate (è il caso di Spea).

Da allora, di passi in avanti ne sono stati fatti. Sarà lo Stato, attraverso Cassa depositi e prestiti, a riprendere sotto il suo controllo la gestione della rete, sottraendola ad Atlantia (la holding della famiglia Benetton cui, in sostanza, era stata "regalata" alla fine degli Anni 90). Per arrivare a questo ci sono voluti 43 morti, i successivi crolli della galleria Berté (sempre in Liguria) e un'estate in cui le autostrade sono state trasformate in mulattiere a una corsia.

Ma tanto resta ancora da fare: a oggi è sempre Autostrade per l'Italia il soggetto concessionario. E restano da definire sia il nuovo sistema tariffario, sia la strategia di uscita di Atlantia-Autostrade per l'Italia dalla cabina di comando della società concessionaria. 

Soprattutto, resta ancora da rendere giustizia a 43 famiglie: l'inchiesta va avanti, le responsabilità accertate, i colpevoli puniti. Anche perché, come ha detto Sergio Mattarella, "le responsabilità non sono generiche, hanno sempre un nome e un cognome". Parole che pesano.

 

 

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