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V Helmets: la seconda vita di Vemar

Marco Gentili
di Marco Gentili il 08/07/2019 in Attualità
V Helmets: la seconda vita di Vemar
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Nuovo nome, nuovo logo, colori e modelli inediti: a tu per tu con l'ad dell'azienda di caschi Meluccio Piricone

Nuovo nome per un cambio di passo. La vecchia Vemar cambia pelle: dopo essere stata rilevata dal fondo di investimenti svizzero KTC, adesso cambia nome e diventa V Helmets. Con piani decisamente ambiziosi. Ne abbiamo parlato con Meluccio Piricone, l’amministratore delegato, a margine del dealer meeting.

Piricone, non è rischioso cambiare nome? Vemar rappresenta un marchio iconico nel mondo dei caschi.

“È necessario svecchiarsi, cambiare immagine. In molti mercati non ci è ancora stata perdonata la lunga assenza degli anni scorsi”.

Il marchio è stato rilanciato da un anno. Primo bilancio?

“Molto positivo, almeno per quanto riguarda Inghilterra, Germania e Spagna, dove i dealer ci hanno molto aiutato. In Italia invece abbiamo ancora qualche problema a decollare di nuovo”.

 

I progetti

Per il 2020 avete presentato nuove grafiche molto aggressive.

“Vogliamo tornare a osare, giocare coi colori, essere riconoscibili. Detto tra di noi, il mondo non ha bisogno di altri caschi, ma di brand forti in cui identificarsi. E il nostro nuovo logo dice proprio questo”.

Avete anche presentato un nuovo integrale top di gamma, l’Eolo, che sarà in commercio dal 2020.

“Per noi rappresenta un salto di qualità: fibre composite, calotta esterna in tre misure, un prodotto di grande livello, con un prezzo premium ma di grandi contenuti”.

Diceva di differenziarsi dagli altri. Come si può fare?

“Puntando su capsule collection, edizioni limitate, caschi particolari. Strizzando l’occhio al mondo del lifestyle. E insistere molto sulla sicurezza”.

In che senso?

“A EICMA lanceremo assieme a Infodrive il primo dispositivo da installare nel casco che si attiverà in caso di cadute o movimenti anomali, anche a bassissime velocità. Quando i sensori avvertono qualcosa di anomalo, parte la segnalazione alla centrale operativa, che chiama il motociclista per sincerarsi delle sue condizioni. E in una prima fase sarà una nostra esclusiva”.

Tornando ai caschi e al prodotto, il modello del concept store si fermerà solo alla Svizzera?

“Puntiamo ad esportare quel modello di boutique del casco all’estero. San Diego sarà la nostra seconda apertura, poi punteremo a tutti quei mercati che la richiederanno. I contatti con la Francia sono già avviati. E prima o poi apriremo anche a Milano”.

 

V Helmets: la seconda vita di Vemar
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