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Motociclisti, un giugno da dimenticare: oltre 80 morti

Marco Gentili
di Marco Gentili il 01/07/2019 in Attualità
Motociclisti, un giugno da dimenticare: oltre 80 morti
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Una strage senza fine, numeri orrendi e che non si registravano da tempo. Mai come adesso è il momento di alzare la voce e sensibilizzare su un argomento che in molti fanno finta di non vedere

La moto è divertimento, passione, velocità, community. Ma è nostro dovere far presente che le due ruote non sono tutte rose e fiori. Sappiamo bene che non è piacevole, e rischiamo di passare da menagramo, ma dobbiamo dire le cose come stanno e parlare dei fatti. Fatti che ci dicono che in moto si muore. Si torna a morire fin troppo spesso.

I numeri parlano di una strage senza fine. Il giugno che si è appena concluso ha registrato più di 80 decessi di motociclisti. Alcuni più eclatanti (come i due harleysti travolti sulla Tangenziale di Milano da un automobilista ubriaco), altri meno, perché magari arrivano da regioni più periferiche. Ma poco importa: per un Paese civile come l’Italia una media giornaliera superiore ai due morti in moto non è sostenibile.

 

I numeri

Nei primi tre fine settimana del mese, secondo l’osservatorio ASAPS (Associazione amici della polizia stradale) si sono contati 58 motociclisti morti. Negli ultimi sette giorni la macabra contabilità vede 18 croci sul foglio. Da Catanzaro a Verbania, passando per Roma: la geografia degli incidenti mortali dice che, nella quasi totalità dei casi (eccetto uno in cui l’imperizia e l’imprudenza del motociclista è stata decisiva), i motociclisti hanno perso la vita a causa di scontri frontali o fronto-laterali con autovetture. In una grande maggioranza dei casi, gli automobilisti coinvolti erano alterati da sostanze alcoliche o stupefacenti. Alcuni di loro, dopo aver urtato la moto, ha ben visto di scappare cercando di farla franca.

 

Le cause

Cosa significa questo? Significa che manca il senso civico, che i motociclisti sono ancora una volta le vittime predestinate di un sistema dove da un lato gli automobilisti sono in cima alla catena alimentare, dall’altro ci sono i ciclisti e i pedoni, e nel mezzo ci siamo noi. Anche quando siamo vittime, scontiamo sempre una sorta di peccato originale, di pregiudizio secondo cui “la colpa è anche vostra, che in moto andate forte”. Un giugno così nero segna un punto di non ritorno, una pagina nera che non deve ripetersi. Troppi morti, tutti insieme, non sono sostenibili. Adesso basta.

 

Motociclisti, un giugno da dimenticare: oltre 80 morti
Motociclisti, un giugno da dimenticare: oltre 80 morti
Motociclisti, un giugno da dimenticare: oltre 80 morti
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  • EmanueleGG
     |   1
    A parte qualche raro caso, alle nostre istituzioni non importa nulla dei motociclisti. E' questo il punto. E come spiegato bene nell'articolo scontiamo il fatto di usare un mezzo che agli occhi della stragrande maggioranza della popolazione risulta essere pericoloso.....quindi te la vai a cercare è la sostanza. Inoltre bisogna dire che, per l'esperienza che ho io, nemmeno agli stessi utenti a due ruote interessa molto questa situazione: tutte le volte che in Italia si è tentato di fare qualcosa per i motociclisti (parlo di associazioni) questi non hanno mai risposto. E la FMI (a parte qualche eccezione anche qui) latita. Emanuele
     Altre risposte
  • pollix63
    Vero. Adesso basta. Ma deve essere anche un "basta" alla mancata presa di responsabilità da parte dei motociclisti in merito al fatto che molti incidenti sono causati dalla loro condotta di guida. Vado in moto da quasi 40 anni, ho conosciuto fin da subito la distrazione degli automobilisti con relativi incidenti. Purtroppo negli ultimi anni le situazioni di rischio che ho vissuto erano tutte a causa di altri "motociclisti", o meglio "possessori di moto". Troppo spesso mi sono trovato con improvvisati piloti da GP che all'uscita di una curva, invadevano la mia carreggiata. Per non parlare dei sorpassi fatti in condizioni assurde, solo per il fatto che per loro il limite di velocità era troppo basso. Nelle foto di molti incidenti vedo che le moto sono letteralmente devastate, dovuto da un impatto ad alta velocità. Rispettare i limiti di velocità vuole anche dire riuscire ad avere spazio e tempo per reagire ad una manovra azzardata di un automobilista. Però questo concetto non piace, e quando lo dico mi accusano di essere ipocrita e moralista. Io sono della idea che i veri ipocriti sono quelli che pensano che rispettare il CdS sia una opzione, e che debbano solo rispettarlo gli altri. Dobbiamo cominciare da una sana autocritica, poi parliamo di come guidano gli altri. Se non rispettiamo i nostri doveri, non possiamo rivendicare i nostri diritti.
  • multimarco
    Fino a quando staranno in poltrona a dare multe con i velox per fare cassa invece di stare realmente su strada a controllare e bastonare i drogati di alcool/droga/smartphone non risolveranno nulla.