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Riapre il Passo Gran San Bernardo e noi c'eravamo

Valerio Boni il 05/06/2019 in Attualità
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Ogni anno, a inizio giugno, il passo del Gran San Bernardo riapre: una festa che coinvolge molti appassionati... e noi non siamo voluti mancare

Se il 7 dicembre è il giorno dedicato alla “prima” della Scala, l’evento culto per gli amanti del melodramma che si è trasformato in un evento mondano, la fine di maggio/inizio giugno coincide con un altro debutto di stagione. È il momento che segna la riapertura ufficiale del Colle del Gran San Bernardo, dopo la chiusura invernale, che di norma avviene a fine ottobre. Tutti i maggiori valichi alpini chiudono per neve, ma non tutti organizzano una vera e propria cerimonia che ogni anno coinvolge autorità, curiosi e fedelissimi su due e quattro ruote, che per nulla al mondo sarebbero disposti a perdere questo appuntamento. 

Con i suoi 2.473 metri sul livello del mare il Gran San Bernardo non è il passo più alto delle Alpi, in classifica è preceduto da altri 14, comandati dai 2.770 dell’Iseran, ma la sua strada ha un fascino irresistibile. Lo ha sempre avuto; ai tempi degli antichi romani per il suo ruolo strategico, oggi per la bellezza del percorso che collega l’Italia alla Svizzera. 

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La festa che segue il momento dell’eliminazione dell’ultimo diaframma di neve al confine è una consuetudine, ma stabilire a quando risalga la prima edizione è una missione pressoché impossibile. Per gli addetti dell’Anas, per il gestore del chiosco della Fondation Barry al passo, ma anche per i canonici dell’Ospizio, tutto ciò avviene “da sempre”, senza riuscire a posizionarla nel tempo. Pare comunque che si debba tornare indietro di una sessantina d’anni, vale a dire all’epoca in cui fu inaugurato il tunnel (era il 19 marzo 1964), che di fatto abbreviava i tempi del transito, consegnando la strada originale a chi vuole godersi il passaggio dalla Val d’Aosta al cantone Vallese gustando ogni metro. E avvicinandosi al colle per la cerimonia di apertura, l’ultima si è svolta lo scorso 3 giugno alle 11 in punto, sembra di tornare a quei giorni, poiché sono molti i fedelissimi presenti in sella o al volante di veicoli degli anni Cinquanta e Sessanta.

Mezzi che contrastano decisamente con le frese di ultima generazione impiegate per aprire un varco tra la neve che a pochi giorni dall’inizio dell’estate è ancora alta. Fino a 12 metri, ma non è certo un record, se si considera che non è stato un inverno tra i più generosi e le precipitazioni si sono concentrate soprattutto in primavera. Lo spettacolo dello scavo degli ultimi 50 metri rappresenta solo il momento finale, quasi un gioco, (naturalmente nel rispetto di tutte le misure di sicurezza), di un lavoro che per un paio di mesi coinvolge una settantina di persone e i 33 mezzi che Anas ha destinato al compartimento comprendente anche il Piccolo San Bernardo. Per assicurare l’apertura alla data stabilita bisogna infatti preparare i 15 km di strada che dal bivio del tunnel raggiungono il lago e il confine. E lo stesso devono fare gli svizzeri sul versante settentrionale.

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Lo show segue un copione collaudato, con un dispiegamento di forze impari da parte nostra. Se gli svizzeri schierano soltanto una piccola fresa, noi ne schieriamo tre, nuovissime e con specifiche differenti per adeguarsi alle diverse condizioni, più uno spartineve per il lavoro di rifinitura. È infatti necessario rimuovere l’ultimo strato superficiale di ghiaccio prima di dare il via libera al passaggio, poiché capita spesso che i primi motociclisti in transito sottovalutino la situazioni, con le conseguenze che si possono immaginare. Le frese avanzano in formazione, con il pubblico che segue ogni fase dall’alto, fino al momento finale, quando anche l’ultimo diaframma cade lasciando ai lati due alti muri di neve e la possibilità per i sindaci di rinnovare l’amicizia con una stretta di mano.

Per qualcuno, essere tra i primi a passare in moto da qui equivale a un rito propiziatorio, più o meno come indossare l’intimo rosso la notte di San Silvestro. Benoit, per esempio, non ha perso nemmeno una delle ultime 12 edizioni, arriva da Basilea con una KTM e assicura che la cosa gli porti fortuna. Alla cerimonia non mancano i canonici, con la loro divisa minimalista, blusa ecru e croce in legno, che durante il lungo inverno sono i custodi del passo e dei suoi segreti. Loro sono qui dall’anno 1000, e otto secoli più tardi videro passare Napoleone che a fatica superò il passo con le truppe dirette a Marengo per conquistare una tra le più importanti vittorie sull’esercito austriaco. E qui tornò, con un carro trainato da 20 cavalli e spinto da altrettanti uomini, per trasportare la tomba del maresciallo Desaix, che riposa all’interno dell’Ospizio. Tra gli spettatori ci sono chiaramente anche i cani diventati di diritto una delle icone svizzere, robusti, imponenti, tranquilli e con l’immancabile botticella in legno contenente grappa appesa al colle.
In fondo sono loro i veri padroni di casa.

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