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Su Dueruote di Febbraio: riscopriamo la Yamaha FZ 750

di Valerio Boni. Foto di Max Serra il 19/01/2018 in Attualità

In un'epoca dove tutto cambiava alla velocità della luce, Yamaha negli Anni 80 lanciò una rivoluzione tecnica che avrebbe resistito fino al nuovo millennio: le cinque valvole per cilindro

Su Dueruote di Febbraio: riscopriamo la Yamaha FZ 750
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“Du gust is megl che uan", recitava un tormentone pubblicitario di un gelato nell'estate 1994, che Yamaha avrebbe potuto sfruttare nove anni prima con qualche modifica nel testo e potrebbe suonare più o meno così: "Cinq valvol is megl che for". Prima, molto prima, che la sfida in tema di moto sportive cominciasse a essere giocata sul campo del rapporto peso/potenza con l'obiettivo di scendere sotto l'1:1 con le 1000, a metà degli Ottanta la sfida era concentrata nel segmento delle 750.

Quella del 1985 fu una stagione eccezionale, con tutti i presupposti perché fosse un anno Suzuki, che aveva presentato due modelli decisamente rivoluzionari: la RG500 Gamma, replica stradale della quattro cilindri a due tempi da GP, e la GSX-R 750, a sua volta ispirata alla moto vincitrice del campionato endurance.

Kawasaki in quell'anno si era "inventata" la classe 600 con la GPZ 600 R, mentre Honda era rimasta un po' spiazzata in questo settore e per vedere la nuova VFR 750 sarebbe stato necessario attendere ancora 12 mesi. L'imperativo era stupire, e Yamaha ci provava con la FZ 750, partendo da un concetto relativamente semplice: tutte le moto oggi hanno quattro valvole per cilindro? Bene, noi ne aggiungiamo una.

Il nostro viaggio nel tempo alla riscoperta della Yamaha FZ 750 prosegue sulle pagine di Dueruote di febbraio 2018 in edicola e subito disponibile nella Digital Edition!

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