Attualità
La guerra dei ?velox?
Per il Ministero dell?Interno, la questione della mancata taratura dei misuratori di velocità è infondata, e lo ha messo nero su bianco con tanto di motivazioni. L?ADUSBEF però sostiene il contrario. E i multati continuano a presentare (e vincere) ricorsi
Per il Ministero dell?Interno, la questione della mancata taratura dei misuratori di velocità è infondata, e lo ha messo nero su bianco con tanto di motivazioni. L?ADUSBEF però sostiene il contrario. E i multati continuano a presentare (e vincere) ricorsi
di Riccardo Matesic
Con una circolare del 30 giugno scorso, il Ministero dell?Interno ha illustrato in dettaglio i motivi per cui sarebbero infondati i ricorsi basati sulla mancata taratura annuale dei ?velox?, che moltissimi utenti continuano a presentare, ed a vincere. In realtà, secondo l?Avv. Antonio Tanza, vicepresidente dell?ADUSBEF, l?Associazione di tutela dei consumatori che ha portato alla ribalta la questione, la circolare degli Interni non sana la questione.
Tutto prende le mosse da una legge del 1991, come abbiamo già scritto su motonline secondo la quale tutti gli strumenti metrologici debbono essere tarati annualmente da un laboratorio specializzato. Laboratorio che in Italia non esiste, perché non è stato mai accreditato dal SIT (Servizio di Taratura in Italia).
Gli argomenti del Ministero
Secondo la circolare del 30 giugno scorso (n° 300/A/1/43252/144/5/20/3), la legge 273/91, che prescrive l?obbligo di taratura annuale, non riguarderebbe i misuratori di velocità, ?poiché tale normativa riguarda solo i controlli metrologici effettuati su apparecchi di misura di tempo, di distanza e massa?. Né si possono considerare altre norme tecniche, prosegue la circolare, che non solo non disciplinano la materia, ma non sono comunque vincolanti, perché mai recepite dal nostro Paese.
La materia sarebbe allora regolata da un decreto ministeriale del 29.10.1997, secondo il quale l?unica prescrizione è il pieno rispetto dei manuali d?uso. E i costruttori solo in alcuni casi prevedono l?obbligo di una verifica annuale, che svolgono presso i loro laboratori. Del resto, prosegue il Ministero, le apparecchiature hanno sistemi di autodiagnosi, mentre gli operatori di Polizia provvedono al controllo completo della piena funzionalità dello strumento, prima di metterlo in funzione.
L?ADUSBEF: argomentazioni ininfluenti
Prima di andare avanti, ci preme sottolineare come lo spirito di questa iniziativa non sia una pura guerra agli Autovelox, sebbene certe amministrazioni li usino come strumento di cassa. Piuttosto siamo animati, al pari dell?ADUSBEF, da un sentimento di giustizia: il multato deve avere certezza dell?infrazione. Del resto, per qualche chilometro in più, si possono pagare cifre molto importanti, e si può perdere la patente.
?Le argomentazioni della circolare ministeriale mi sembrano deboli ?ci dice l?avv. Antonio Tanza, vicepresidente dell?ADUSBEF-: sia gli Autovelox 104/C-2 e 105 SE che il Velomatic 512, misurano il tempo che intercorre fra l?attraversamento da parte del veicolo di due fasci laser, sono insomma dei misuratori di intervallo di tempo. Dunque rientrano nella legge 273/91?.
?Ed a rafforzare tale interpretazione, contribuiscono anche un decreto ministeriale (n° 182 del 28 marzo 2000) e una successiva circolare (n° 1253611 del 4 giugno 2001) del Ministero delle Attività Produttive, secondo i quali sono da intendersi soggetti all?obbligo della verifica periodica, tutti gli strumenti di misura necessari a determinare un qualunque tipo di corrispettivo, compresi prezzi e multe?.
Non basta allora seguire alla lettera i manuali d?uso, come dice la circolare degli Interni?
?Ma come si può dire di non esporre l?apparecchio per lungo tempo a temperature oltre i 40 gradi? Di evitare cadute o urti? Di evitare ambienti eccessivamente umidi? Sui manuali non si fa alcuna quantificazione dei valori di calore e di umidità da non superare. E se lo strumento viene lasciato in una macchina d?estate? Che certezza possiamo avere??.
?Senza contare che in qualche caso, sul manuale è scritto che se le condizioni d?utilizzo e d?immagazzinaggio prescritte non vengono rispettate, l?intervallo per la taratura presso il costruttore è inferiore all?anno. A che serve allora dire che gli operatori di Polizia controllano la perfetta funzionalità dello strumento prima di metterlo in funzione? A riguardo, una sentenza del Tribunale di Lodi (363/2000, ndr), ribadisce come nessuna tolleranza forfetaria possa sostituire la taratura, né possono esistere sistemi di autocontrollo?.
?La realtà è che l?accertamento della velocità è irripetibile, perché dopo che la macchina o la moto sono passate, nessuno può ripetere il rilevamento. E allora deve esserci certezza della misurazione?.
Ma le norme internazionali che dicono a riguardo?
?L?Italia dovrebbe applicare le raccomandazioni dell?Organizzazione Internazionale di Metrologia Legale, di cui è membro, ma disattende questo dovere. Se lo facesse, visto che i velocimetri ricavano la velocità con algoritmi software, si dovrebbe applicare anche la raccomandazione R74, relativa alla sicurezza dei dati elaborati. Le norme ci sono, siamo noi che non le applichiamo?.
Al nostro Ministero però dicono che la tolleranza strumentale mette al riparo da errori.
?Non è vero. Anche l?incertezza di misura è regolata da una norma, la EA-4/02. E la tolleranza strumentale non include l?incertezza di misura. Perché l?errore massimo può essere ben superiore della tolleranza stabilita in fase di approvazione. La sentenza del Tribunale di Lodi citata poco fa, era basata su una perizia tecnica di Paolo Soardo, attuale presidente del Comitato SIT, che aveva rilevato come su un determinato modello di velocimetro, la possibilità di una catena di piccoli errori potenziali portava a uno scostamento dalla velocità reale del 15,9%!?.
La circolare del 30 giugno fa riferimento però alla certificazione di qualità ISO 9001, che il costruttore può avere.
?Ma è inutile, perché la certificazione ISO 9001 garantisce la conformità di un processo produttivo a una norma, non dà nessuna garanzia sulla validità della norma applicata?.
Insomma, abbiamo molti argomenti per provare che questi ?velox? probabilmente non funzionano a dovere.
?Sì, ma da avvocato non possono non sottolineare come sia scorretto quanto scritto nella circolare, vale a dire che spetta al cittadino provare eventuali difetti di funzionamento delle apparecchiature: i principi fondamentali del diritto affermano il contrario, spetta cioè all?Amministrazione provare il buon funzionamento delle apparecchiature utilizzate?.
Per info: adusbef@studiotanza.it
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