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I viaggi dei lettori

Road to Wheels and Waves, day 2: Castellane-Carcassone (in teoria)

Carlo Portioli aggiornato il 24/07/2015 in I viaggi dei lettori

Il secondo giorno prevede una tappa impegnativa: 498km (chilometraggio psicologico) che sulla carta favorisce i velocisti nel finale, ma con gran premi della montagna impegnativi. Una tappa come la pizza: mare e monti.

Road to Wheels and Waves, day 2: Castellane-Carcassone (in teoria)
Ore: 8.00. Tutti già svegli a colazionarsi: allora i miracoli esistono. Partenza ore 9.05

Ore 10.00: gole del Verdon. Una splendida, lunga valle piena di orridi (su questo nome avrei delle perplessità) e canyon. 30km di puro spettacolo che la natura ha disegnato appositamente per essere percorso in moto. Il fiume è cristallino, le montagne verdissime e il cielo blu intenso. Nessuno in giro e il senso di immensità davanti a noi: questa è l’unica cosa che nessun fotografo, anche il più bravo, può trasmettere. Il senso di vuoto degli spazi immensi e la quiete che è come se ti premesse addosso, sono sensazioni che possono essere percepite solo usando tutto il corpo.
Ore: 11.00. Provenza. Colline splendide, natura stile Toscana: ubriacante. Con in più lavanda dappertutto. A Reins iniziano le prime schermaglie del giorno tra Claudio e il Tom Tom. Discute animatamente con la voce femminile del navigatore perché lei ha riattivato la funzione “Lessie”. Tensioni, poi si riesce a disattivarla, ma si lasciano male.
Ore 16.00: traghettiamo sul Rodano ed entriamo in Camargue. La Camargue è bellissima, lo sguardo va lontano in pianure infinite. Se sei stanco della tangenziale ovest, è il posto per te: non c’è nessuno… ma proprio nessuno. Solo una natura vera, non ammaestrata dagli uomini e cavalli bianchi, un mucchio di cavalli tutti bianchi. “Ma non ne nascono di marroni? Se si, sicuramente sono destinati al triste esilio dalla loro terra natìa”. A questo mi trovo a pensare dentro al casco.
Ore 18.00: si arriva sotto Monpellier. Ale nel frattempo ha perso le chiavi della moto, volano madonne anche in lingue morte, ma il 1340cc una volta attivato il blocchetto si accende e spegne senza più bisogno di chiavi. Che dio la benedica, mi manca la mia vecchia EVO rimasta in box.
Ci fermiamo a un baracchino, caldo infernale, ordiniamo 2 bottiglie di rosè gelato dopo 9 ore di moto. L’effetto immediato è quello dell’incantesimo Pietrificus di Harry Potter (cit. Ale). Non fatelo… mai.
Claudio rompe definitivamente con la voce del Tom Tom: lei è offesa perché siamo in ritardo e continua a ripeterglielo petulante via bluetooth nel casco, lui perde la testa e la minaccia di piantarla per Google Maps. Noi stiamo in disparte, meglio non entrare negli affari di coppia…
Rimettersi in moto è un’impresa, ormai ci siamo arresi: niente Carcassone, arriviamo a 100km circa dalla meta iniziale verso le 20, sul mare e si va a letto. Prima: cozze all you can eat, vino bianco a volontà (e stiamo parlando di gente con la volontà di ferro), e vodka(e). 
Si va a letto a 877km dalla brioche di Nando di ieri.

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