I viaggi dei lettori

Diario di viaggio: Italia-Croazia

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Zaino, sacco a pelo e in sella: la ricetta  perfetta per le vacanze estive. Dai Passi del Nord Italia alla Croazia, attraversando la Slovenia: il racconto di un itinerario in moto dal punto di vista del...  passeggero!

Anche quest’anno decidere la meta e la compagnia delle vacanze è stato difficile, ma alla fine siamo riusciti ad organizzare tutto. Partenza stabilita per il 7 di agosto da Ardesio, paese vicino a Elusone (Bg) con le tre moto: una Suzuki VX800 di Daniele su cui viaggiavo anch’io, la moto di Stefano, il fratello di Daniele, una Honda CX500c, una quasi perfetta custom di 20 anni, e infine la BMW K75S di Chandra, un amico comune. Il viaggio prevedeva il passaggio di Clusone per poi raggiungere in serata il Mortirolo, ma subito dopo Bratto ci siamo dovuti riparare sotto il portico di una casa a causa di un acquazzone improvviso; in questo frangente abbiamo potuto testare tutta l’attrezzatura da pioggia, nuova, comprata apposta per l’occasione.

Prima tappa il passo del Vivione, straordinario e come al solito impressionante, anche per me e Daniele che l’avevamo già attraversato nell’autunno scorso. Giunti in fondo al passo, abbiamo proseguito per Edolo e da lì per il passo del Mortirolo. Raggiunto il nostro traguardo in serata, abbiamo trovato una baita aperta con tavoli per i picnic, e abbiamo deciso che quello avrebbe rappresentato il nostro alloggio notturno. Gonfiati i materassini e srotolati i sacchi a pelo, abbiamo potuto finalmente riposare, nonostante il freddo e la paura che qualcuno entrasse nella baita.
Il secondo giorno si è presentato in tutta la sua bellezza con l’alba che ci ha svegliato con la sua luce. Ripassato il Mortirolo in senso contrario e superato Edolo, abbiamo seguito la SS e attraversato Vezza d’Oglio, Ponte di Legno e raggiunto il primo passo della giornata: il Gavia. Proseguendo poi per Caterina Valfurva, Bormio, abbiamo fatto una deviazione del percorso originario facendo il passo del Foscagno per giungere a Livigno, meta obbligata per un pieno di benzina (dove ancora facendo un pieno i litri sono più degli euro), di cioccolata e di liquori. Un breve spuntino e finalmente siamo ripartiti con grosse nubi che minacciavano il peggio. Riattraversato il Foscagno, siamo arrivati dopo infiniti tornanti e curve a uno dei passi più impressionanti: il passo dello Stelvio. Siamo ridiscesi e abbiamo raggiunto il primo campeggio libero a Prato dello Stelvio, dove con molta fatica ci siamo accampati e abbiamo testato per la prima volta l’attrezzatura da campeggio con fornelletto e pentole.
Merano. Qui abbiamo fatto un piacevole giro della cittadina, percorso il corso principale, visitato il Duomo e camminato per un tratto della passeggiata lungo il fiume. Nel primo pomeriggio, ripartiti da Merano, abbiamo raggiunto Bolzano, bellissima città, se non fosse per il caldo terribile, si sfioravano i 40 gradi. Sarà stata l’afa, o il fatto che si era creata una certa tensione nel gruppo, ma subito dopo Chandra ha deciso di anticipare il suo rientro a casa e ci ha lasciati; di lì a poco anche Stefano è partito alla volta di Milano e così siamo rimasti soli, io e Daniele.
Presa la SS del Brennero abbiamo raggiunto Chiusa, dove ci siamo accampati in uno squallido campeggio. Il 10 mattina abbiamo percorso la Val Gardena e attraversato Selva di Val Gardena, per raggiungere i famosi quattro passi del gruppo. Superati il Sella e il Pordoi abbiamo “scalato” il passo di Falzarego e siamo giunti a Cortina, stanchi e assetati. La calura inclemente e i prezzi spropositati ci hanno fatto optare per cercare un campeggio lontano dalla zona, quindi ancora San Vito, Pieve e infine Domegge di Cadore, dove finalmente ci siamo potuti fermare. Il campeggio, piccolo ma ben organizzato, offriva la splendida vista di un enorme lago secco di cui rimaneva solamente un esile fiumiciattolo al centro.
L’11, ultimo giorno in Italia, è stato strano: partiti da Domegge, abbiamo raggiunto prima Ampezzo, quindi seguendo delle indicazioni abbiamo preso la strada per Tramonti di sopra e di sotto, un bellissimo percorso che attraversa la forcella di Monte Rest, tutta immersa nel verde del bosco. Superato il lago di Redona, ci siamo fermati a Spilinbergo; dopo uno spuntino in un bar del corso ci siamo riavviati alla volta di San Daniele, con la certezza di trovare almeno lì qualcosa di veramente speciale da mangiare. Il percorso prevedeva ora di raggiungere il confine con la Slovenia e dormire, ancora in Italia, facendo campeggio libero; tuttavia, attraversati Tarcento, Lusèvera, Musi e fatto il passo di Tanamea, dopo aver girato in cerca di uno spiazzo decente abbiamo preferito raggiungere il confine.
In Slovenia siamo subito stati accolti da nuvole basse e una pioggerella sottile e fastidiosa, che ha ritardato il nostro arrivo a Zaga e a Bovec dove, non fidandoci ad accamparci all’aperto, ci siamo rifugiati in un piccolo campeggio sulle rive del fiume Soca.
Il giorno seguente è stato piuttosto pesante, avendo attraversato tutta la Slovenia, con poche tappe per mangiare, fare il pieno e sgranchirci le gambe. Infatti, da Bovec siamo tornati a Zaga e quindi abbiamo tagliato tutta la Slovenia per una bellissima strada abbastanza tranquilla, immersa in una valle circondata da colline boscose, paesini arrampicati sui fianchi, sotto uno splendido sole e poche tipiche nuvole slovene. Abbiamo attraversato Tolmin, Idrija, e Postojna e quindi raggiunto il confine con la Crozia.
Senza che neppure ci controllassero i documenti ci siamo trovati finalmente in Croazia, con ancora un piccolo sforzo siamo arrivati a Rijeka. Dopo un’altra ora di viaggio, sempre più stanchi e distrutti, siamo arrivati sull’isola di Krk e abbiamo deciso di fermarci a Punat, dato che conoscevamo il posto per esserci stati già l’anno scorso. Siamo riusciti a trovare posto in campeggio, ed essendo distrutti ci siamo fermati per un paio di giorni per poterci riprendere prima di rimetterci in viaggio verso Split (Spalato).
Il giorno di Ferragosto siamo ripartiti alla volta di Zadar (Zara), tappa intermedia prima di Spalato; tuttavia, la strada impossibile ci ha costretto a rivedere i nostri programmi: infatti la strada lungo la costa si è rivelata molto dura e faticosa, per quanto offra uno splendido scenario, con il mare a pochi metri dall’asfalto, spiagge alternate a piccole cale rocciose, e le colline e le montagne dall’altra parte, tutte rocciose macchiate da cespugli e alberi ma senza la minima traccia di prati. Infatti la costa è un infinito susseguirsi di insenature, e la strada ne segue perfettamente il profilo, sottoponendo quindi la moto, su un fondo stradale sporco e dissestato, a continue curve, salite e discese. In questa giornata caldissima abbiamo attraversato Crikvenica, Senj, Karlobag, e Starigrad; abbiamo rischiato anche di scottarci, perché non riuscivamo, per il caldo, a sopportare pantaloni lunghi e giacche protettive, e ci siamo messi in viaggio solo in shorts e maglietta; di sera eravamo così rossi da sembrare prossimi alla cottura. Giunti a Rovaniska, la meta era vicina ma la stanchezza era troppa e così ci siamo fermati in un campeggio sul mare. Decisi a non stare un giorno di più in quel misero campeggio, abbiamo preso l’autostrada e siamo andati a Zadar. Con ancora addosso la stanchezza per la strada massacrante del giorno prima, abbiamo deciso di non continuare per Spalato, in quanto mancavano ancora più di 300 km di strada costiera, e così ci siamo recati al porto speranzosi di trovare un posto sul traghetto per Ancona, da dove avremmo proseguito per Milano dopo esserci trovati con amici.
In biglietteria ci è stata data un’unica possibilità: aspettare fino alle 11 di sera per sperare in un posto dell’ultimo minuto. Visto che così avevamo la giornata libera, abbiamo fatto un giro della città, con case crollate e abbandonate, lunghe strade con enormi palazzoni ai lati, motociclisti senza casco (compresi i poliziotti) e motorini sempre impennati. Circa a mezzanotte abbiamo finalmente saputo che non c’era nessuna possibilità di salire sul traghetto e così, stanchi, infreddoliti, e con un sonoro mal di testa, ci siamo rimessi in moto in cerca di un campeggio che ci accettasse anche a quell’ora. Dopo circa mezz’ora, giunti a Petrcane, vicino a Punta Skala, siamo riusciti a montare la tenda in un grazioso campeggio e finalmente a dormire.
La mattina seguente, ormai costretti a riattraversare la Croazia per tornare in Italia, abbiamo deciso di prenderci un giorno di riposo! Siamo andati a visitare Nin, Vir e Lozice, punta estrema della penisola su cui si trova Zadar; un bagno e alla sera siamo tornati in campeggio. Il 18 agosto, ripresa l’autostrada a Zadar, abbiamo raggiunto Svetan Rok, con l’idea di percorrere la strada più interna per tornare a Rijeka. Una volta usciti dall’autostrada, abbiamo imboccato una bellissima strada, che tra lunghe gallerie, di cui una di più di 5,5 km, e alcuni tornanti, ha superato le cime che seguono la costa per portare alle valli meno turistiche. Dopo Gospic, all’altezza di Otocac e vicino a Prozov, abbiamo fatto un prima pausa per entrare in un aeroplano militare distrutto e abbandonato in un prato. Giunti a Brine, abbiamo pranzato e riposato all’ombra delle rovine, in restauro, di una torre e di una chiesa, mentre un vento fortissimo scuoteva gli alberi. Nel pomeriggio ci siamo rimessi in moto e abbiamo raggiunto Ogulin e Vrbovsko, direzione Rijeka, dove ci saremmo dovuti incontrare con Stefano. La strada che sulle cartine era segnata come statale, in realtà si è rivelata una stradina in mezzo ai boschi che seguiva l’andamento di colline e montagne, fino a Rijeka. Arrivati in città abbiamo sentito Stefano, poi, in attesa che arrivasse, abbiamo cominciato a cercare un campeggio. Dopo Opatja ne abbiamo trovato uno a Icici, un campeggio economico dislocato sulla fiancata di una collina che scendeva fino al mare.
Il giorno dopo siamo rimasti lì. Il 20 ormai era ora di tornare a casa, e così, con molta tristezza, abbiamo rimontato tutto e siamo partiti. Superate la frontiera croato-slovena e sloveno-italiana, ci siamo ritrovati di nuovo in patria! Ci siamo infilati in autostrada e abbiamo proseguito con poche pause per riposarci. Data la stanchezza per i 500 km di strada fatta, abbiamo deciso di cambiare meta e di raggiungere ancora Ardesio, dove avremmo trovato una cena preparata dai genitori di Daniele e Stefano… Un paio di giorni coccolati in montagna e siamo tornati a Milano. Le vacanze erano davvero finite!

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