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Sicilia: i Peloritani

di Tiziana Crimella, foto di Roberto Mele il 18/06/2008 in Sicilia

Luoghi incatevoli che vi regaleranno il piacere della scoperta. Poco più di 100 chilometri in una terra a torto considerata semplicemente la porta d'ingresso della Sicilia

Sicilia: i Peloritani
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Da Messina a Capo Peloro
Si arriva direttamente nel cuore di quella che, secondo una notizia storica, fu la prima città conquistata dagli antichi romani. Messina, ordinata, appena disturbata dal traffico del porto. Messina indaffarata, viva città di commerci. Messina vanitosa, che si mostra orgogliosa coi suoi ampi viali fiancheggiati dalle palme, rinfrescati dalle fontane, colorati dalle mille vetrine di negozi di alto rango che vi si affacciano.
Messina accattivante, che invita a fermarsi a passeggiare, a scoprire piccoli tesori d'arte e grandi opportunità culturali. Si comincia a curiosare dal campanile del Duomo: ci si apposta pochi minuti prima dello scoccare dell'ora esatta e si attende la coreografica animazione della torre, uno spettacolo di scene figurative diverse lungo l'arco della giornata.
Una buona modalità per catturare in un sol colpo il fascino della città, in antitesi con le due ruote, ma utile per chi voglia togliersi il pensiero di caschi, giacche e moto carica, può essere quella di percorrere il tragitto, molto panoramico, dell'unica linea tramviaria che fa capolinea davanti al Museo Regionale: si percorre l'area portuale con un suggestivo colpo d'occhio sullo Stretto e ci si addentra nel cuore della città.

Dopo questa full immersion metropolitana, l'uscita dalla città in direzione della punta del faro avviene con uno stacco graduale, ma al tempo stesso netto: lo Stretto, così a portata di mano e così indaffarato, la costa della vicinissima Calabria coi suoi generosi riferimenti di urbanizzazioni, non lasciano ancora pregustare quelle peculiarità paesaggistiche che i Peloritani riservano. Ma, sia che si scelga la strada a ridosso del mare, sia che si percorra la "panoramica dello Stretto" che si innalza di poco sulla costa, si resterà sorpresi e incantati dalla bellezza dello scorrere da queste parti.
Non sarà un caso se le località attraversate portano nomi come Paradiso, Contemplazione, Pace…. Ed ecco Ganzirri: cosa evoca nella memoria di qualsiasi buongustaio questo nome di piccolo porto di mare? Le cozze, naturalmente! E le vongole, che, qui più che altrove, hanno costituito e continuano a rappresentare il fulcro delle attività del luogo, nonché l'oggetto di riti che si tramandano da generazioni. Il lago grande, caldo, per le cozze e quello piccolo, dalle acque più fredde, per le vongole.
Il lavoro di allevamento si traduce in una sola parola: passione. Una passione che impone ciclicamente la raccolta del lattime, i frequenti spostamenti dei bivalvi, la loro emersione, il lavaggio, l'immersione e la pulizia dei fondali. Il tutto all'interno di quella zona che è stata protetta in Riserva Naturale Laguna di Capo Peloro, area di sosta di diverse specie di uccelli migratori e che occupa, più o meno esattamente, il sito di innalzamento dei piloni del tanto discusso ponte sullo Stretto. Ganzirri, cozze e vongole, ma anche centro vivo e verace, animato e colorato, dove non mancano proposte per "tirare" le ore piccole in qualche locale, senza perdere di vista la luna e lo Stretto.
La marcia lungo le rive dei due laghi si arresta a Torre Faro; prima di proseguire verso la costa tirrenica, vale la pena di addentrarsi in questo piccolo centro marinaro, le casette basse e ben tinteggiate a vivaci colori, la spiaggetta, appena fuori dai portoni di casa, interamente occupata dalle altrettanto variopinte barche dei pescatori: sono tante le barche e tanti i pescatori, una intera comunità di soli uomini che raccontano di pesca e di mare, di venti e di correnti, discorsi da cui esce prepotente uno Stretto che non è uguale ad altri mari, è semplicemente lo Stretto, con le sue insidie che tutti temono e amano al tempo stesso.
Sicilia: i Peloritani
La costa tirrenica e la salita ad Antennamare
E, infatti, girato l'angolo, proprio quell'angolo estremo della Sicilia più occidentale, il mare cambia. Cambia colore, cambia corrente, cambia temperatura, cambia anche orizzonte, ora davvero lontano, interrotto solo dalla sagoma delle isole Eolie. Lungo questo tratto alto rispetto alla riva, la guida è divertente; il lento scorrere fino al Capo diviene ora un bell'andare, in un saliscendi tutto curve e panorami; attorno la natura è selvaggia, la vegetazione è ricca e odorosa, all'ombra provvedono ulivi secolari e grandi alberi di mimose. Non è difficile, qui, scegliere una qualsiasi delle stradine che scendono a mare per concedersi un tuffo; le piccole spiagge, niente che le renda uguali a quelle affollatissime e attrezzate dei mari più a nord, piacciono proprio perché sono così, semplici e spoglie, quasi esclusive per chi vi si apparti.
Dopo pochi minuscoli centri, si incontra Divieto: è lì che ci si inerpica per il primo strappo sui Peloritani. La salita rende subito l'idea della montagna: stretti, impegnativi tornanti, pavimentati a porfido portano a raggiungere il comune di Gesso che nasconde – bisogna proprio andarlo a scovare nelle stradine anguste, ma è ben segnalato – il Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani, una collezione di strumenti popolari del messinese che si visita solo su richiesta (tel. 090 53045 o 338 85865063).
Altri cinque chilometri in salita portano all'incrocio detto "delle quattro strade": si trova proprio in mezzo al bosco di Colle San Rizzo, porta d'ingresso privilegiata per penetrare nei Peloritani e luogo culto conosciuto in tutto il mondo, poiché vi si trova la Casa di Cura Don Minico. Niente scongiuri: la Casa è in realtà un ampio locale all'aperto, attrezzato di panche, tavoli e gazebo, e le cure sono i rinomati panini di Don Minico che li prepara e li serve, rigorosamente in camice bianco, da cinquant'anni!
Dietro questa figura popolare si nasconde una persona straordinaria e tenace: tutti gli ingredienti utilizzati nella cura sono coltivati dalla sua stessa famiglia, il pane è cotto nel suo forno, il vino proviene da vitigni che lui stesso ha impiantato anni or sono. Don Minico è generoso nelle porzioni e nelle chiacchiere: insomma, anche se qualche volta su Colle San Rizzo scende una grande, innocua nuvola, vale la pena di salire fin lassù per poter dire "Anch'io ho incontrato Don Minico!".
I 9 chilometri e mezzo che dividono Don Minico da Antennamare, in dialetto Dinnamare, voce che si ritrova facilmente nella toponomastica e sulle carte turistiche fornite localmente, si svolgono quasi completamente sulla cresta più alta di questo lembo occidentale dei Monti Peloritani. Un tratto breve, ma che offre uno dei più spettacolari punti di vista di quella vasta isola che è la Sicilia: a destra il Mar Tirreno, con le Isole Eolie che si scorgono quando i pini si fanno più radi, a sinistra il mare dello Stretto, lo Ionio e la vicinissima Calabria. E basta arrivare fino all'apice di questa salita, raggiungere il Santuario Dinnamare, a quota 1127 metri, di per sé piuttosto bruttino, ma in una posizione privilegiata, per catturare, in un solo colpo d'occhio, quanta più Sicilia possibile. L'Etna, ammantato di neve, svetta oltre la quota più alta dei Peloritani, il Monte Poverello, mentre la Calabria si mostra dalle propaggini dell'Aspromonte, fino alla bellissima Scilla, di cui si distingue l'alta rupe col Castello dei Ruffo. Lo sguardo volto a destra porta al promontorio di Capo Milazzo e più lontano, fino a distinguere le Eolie, ordinate sull'acqua al largo di Milazzo, da cui si raggiungono con frequenti collegamenti giornalieri.
Sicilia: i Peloritani
Se Peloritani vuol dire montagne, allora bisogna trovare il modo, o meglio, la strada, per penetrare nell'anima di questi rilievi. Le strade, più d'una, sono in realtà tracciati sterrati, a tratti piuttosto accidentati, a tratti più puliti, che vale la pena di percorrere se si dispone di una enduro stradale: valutando eventuale carico e/o passeggero, considerando la situazione climatica dei giorni precedenti (non deve aver piovuto molto), si possono inforcare serenamente le strade che, da Antennamare, partono in direzione Santo Stefano di Briga, Monforte e Pezzolo.
Il primo tratto, unico per tutte le destinazioni, corre in costa alla montagna, sul versante dello Stretto ed è veramente spettacolare. Una volta raggiunto l'asfalto, da Santo Stefano e da Pezzolo si può facilmente tornare verso Messina e da lì ripiegare nuovamente per la costa Tirrenica con il breve e veloce tratto di autostrada; da Monforte, si scende invece a Spadafora, per ricollegarsi all'itinerario su asfalto che segue la costa.
Sicilia: i Peloritani
Chi ridiscende verso Divieto per l'impossibilità di percorrere gli sterrati, può comunque gioire di un percorso gratificante: il tragitto lungo la costa porta a scorrere attraverso piccoli centri che si allungano sulla direttrice principale. Mille stradine si inerpicano verso altrettanti paesini e piccole frazioni: basta assecondare il proprio istinto o la propria curiosità per portarsi, in pochi ripidi tornanti, in cima a un mondo da cui curiosare indisturbati la vita placida del Golfo di Milazzo.
Ed è proprio sul Golfo che si affaccia Spadafora, piccolo centro di pescatori posto in una zona pianeggiante, dove si fa volentieri una sosta sulle panchine accanto al Palazzo Baronale, sorto nel Cinquecento come fortezza e punto di vedetta. Inizia qui la Riviera di Levante di Milazzo; una piacevole strada, detta di Capo Milazzo, che porta, in 7 chilometri, a raggiungere il Capo, incredibile punto panoramico sullo stretto istmo proteso verso nord.
Lì si può lasciare la moto nei parcheggi riservati e prendere uno qualsiasi dei sentieri, tagliati tra giganteschi fichi d'India, che scendono verso il mare o aggirano Capo Milazzo. Bisogna prendersi tutto il tempo e magari aspettare lo spettacolo del tramonto. Poi indugiare, di nuovo in moto, per le stradine strette di Baronia o di Croce al Promontorio, sulla Riviera di Ponente e spingersi fino al borgo vecchio di Milazzo, che domina i quartieri medievali e che sembra la fine ideale di questo itinerario stretto tra i monti e il mare, schiacciato tra il Tirreno e lo Ionio, buttato nell'angolo più orientale della Sicilia e forse, proprio per tutto questo, privilegiato.
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Messina

Al Padrino, Via Santa Cecilia 54/56, tel. 090 2921000
Trattoria che propone la più autentica cucina tradizionale, sia di terra che di mare, con lo stesso proprietario da 32 anni. È purtroppo chiuso sabato a cena, domenica e festivi.

Ristorante Don Nino, Viale Europa 39, tel. 090 694295
Il posto per eccellenza dove si mangia lo stocco, piatto tipico qui proposto in cento modi diversi.

Colle San Rizzo

Casa di Cura Don Minico, Strada per il Santuario; www.donminico.com
Il "panino alla disgraziata" è la cura che Don Minico, 86 anni, propone agli avventori, senza effetti collaterali e senza prescrizione medica! Un'istituzione conosciuta in tutto il mondo; sul posto da quasi 50 anni, continua la produzione di tutti gli ingredienti utilizzati, dal vino, all'olio, alle melanzane, ai formaggi e salami, per la sua proposta gastronomica.

Dove dormire

Rodia

Campeggio Il Peloritano, Contrada Tarantonio, SS113dir, tel. 090 348496; www.peloritanocamping.it
In un uliveto centenario, vicino alla spiaggia, tranquillo campeggio non sovraffollato, con bungalows attrezzati di tutto. Propone crociere giornaliere alle Eolie, noleggio scooter; convenzionato con il Museo Horcynus Orca e ben organizzato per escursioni e attività di ogni genere. Accoglienza molto cordiale e informale; con bar e ristorante riservato agli ospiti.

Barcellona Pozzo di Gotto

Parco Jalari, Frazione Maloto, tel. 090 9746245, www.parcoialari.com
In un parco Museo naturalistico che copre 35 ettari sui Peloritani, un Bioagriturismo in bioarchitettura per chi vuole trascorrere un soggiorno in totale immersione nella natura.
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Messina

L'attesa dell'ora esatta del campanile del Duomo: la coreografia ripropone la storia di Messina, i tempi liturgici, la simbologia animale e quella umana. Il maestoso campanile, più volte distrutto e ricostruito, è bello da vedere comunque, a prescindere dall'animazione!

L'ingresso al Duomo dove si trova il terzo organo a canne più grande d'Europa e primo d'Italia: 5 tastiere, 170 registri e 17.000 canne.

Il Museo Regionale, viale Libertà 465, tel. 090 361292, aperto lun, mer, ven 9-14, mar, gio, sab anche 16-19, dom e fest 9-13; ingresso 2,50 €; parcheggi per le moto. Particolarmente ricche le testimonianze dei periodi bizantino e normanno e notevole la presenza di opere di Antonello da Messina e Caravaggio.

Capo Peloro

Il Parco Horcynus Orca, tel. 090 325236, www.horcynusorca.it; ingresso 6 € (4 € al martedì), aperto lun-sab 10-13 e 15-18. Comprende una vasta offerta culturale, ma anche ludica, che si estende su tutto lo stretto, dal Capo fino a Scilla, in Calabria e oltre, a Palmi: parco marino, barche da pesca-turismo, birdwatching, barche per esplorare i fondali, immersioni, vela, biblioteca, laboratorio archeologico, museo del mare, spazio degustazione e molto altro.

Una passeggiata con i piedi nel mare, lungo il tratto di spiaggia più esposto, per provare sulla pelle l'effetto delle due correnti contrapposte dello Stretto: due vigorose spinte, due temperature differenti.

Ganzirri

Le cozze e le vongole, appena pescate nei due laghetti, da acquistare o da gustare in uno dei tanti ristoranti disseminati sul lungolago.
La traversata dello Stretto, di per sé suggestivo perché copre un tratto che ha da sempre alimentato leggende mitologiche, dura 30 minuti e le corse sono molto frequenti. La moto e due passeggeri pagano a tratta 9,20 €. Bluevia, a gestione FS, tel. 848 888088, www.trenitalia.com; Caronte, tel. 800 627414, www.carontetourist.it.

Informazioni turistiche: a Messina, Via Calabria 301/bis, tel. 090 674271; Piazza Cairoli 45, tel. 090 2935292; www.aziendaturismomessina.it

Per la percorrenza degli sterrati da Antennamare e degli altri percorsi nel territorio dei Peloritani, è possibile contattare il Corpo Forestale dello Stato, con sede a Colle San Rizzo, tel. 090 6401234 o 090 6401515, molto disponibile nel dispensare consigli e indicazioni di cui è bene far tesoro. Lungo il percorso degli sterrati da Antennamare sono presenti 4 rifugi, distanti dal punto di partenza tra i 3 e i 10 km.
Km. Località Istruzioni
0,0 Messina nord Uscire dalla città e seguire la litoranea Via consolare Pompea (SP 48b) in direzione Capo Peloro
10 Ganzirri Tenere la destra per proseguire lungo la costa, sulla SP 43, in direzione del Capo
13 Capo Peloro Aggirato il Capo, proseguire dritti lungo la costa nord, sulla SS113dir, in direzione Villafranca, Milazzo
37,3 Divieto - SS113dir Svoltare a sinistra sulla SS113 in direzione Messina
42,5 Gesso Proseguire dritti sulla medesima strada
47,3 Colle San Rizzo - incrocio delle quattro strade Svoltare a destra in direzione Antennamare
56,8 Antennamare Tornare indietro a Divieto. Per chi sceglie gli sterrati, svoltare a dx sulla sterrata ben segnalata che porta a S. Stefano di Briga (15 km), Monforte (22,5 km) e Pezzolo (24 km), con primo tratto comune a tutte le destinazioni
76,3 Divieto Svoltare a sinistra in direzione Milazzo
97,2 Milazzo Imboccare a destra la SP 72 di Capo Milazzo
104,4 Capo di Milazzo Fine dell'itinerario
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  • joshua_tri
    magica atmosfera dello stretto.. - A leggere sembra che io abbia vissuto quasi in un'altra città.. magica Messina... certo i Peloritani dal punto di vista strettamente ambiente e paesaggistico sono davvero così magici... aggiungerei che nel percorso si possono vedere i forti Umbertini che sono dislocati in vari punti panoramici della città e che sono da scoprire.. come la batteria masotto a Curcuraci.. etc..
  • BLEKMIKE
    i peloritani - Conosco personalmente quei posti (sono nato in quella provincia), consiglio il viaggio per la bellezza dei paesaggi , per l'ottima cucina e ospitalita'.