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Dallo Stelvio allo Stelvio… passando per il mondo

di Nicola Andreetto, foto di Andrea Livio il 16/01/2012 in Irlanda

Si chiama Andrea Livio e ama perdersi a migliaia di chilometri dalla sua Valtellina. Ma, prima o poi, a casa ci torna. Ci racconta il suo giro del pianeta con una motocicletta scelta non proprio a caso. Indovinate quale?

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Da uno che, a poco più che vent'anni, ha lasciato su due piedi la Valtellina per trasferirsi tre anni in Colombia, tutto ti aspetteresti tranne un ragazzo timido. Il protagonista di questa storia si chiama Andrea Livio che oggi ha da poco passato i trent'anni e che in Sudamerica ci è tornato nel 2010 per un progetto di viaggio ambizioso: partire e ritornare dal Passo dello Stelvio in sella ad una Moto Guzzi Stelvio dopo aver fatto il giro del mondo, una cosa che suona tanto semplice da sembrare logica.
Ti aspetteresti un "crocodile dundee" in salsa valtellinese ma poi quando lo incontri è tutto l'opposto. Mentre parla, Andrea cerca i tuoi occhi per accertarsi di essersi espresso nella maniera giusta, è pronto a parlare di qualsiasi cosa come chi ha una propria opinione e non teme di esporla, ma quasi si imbarazza a parlare di sé. Accompagna ogni parola mimandola con le mani come chi è abituato a spiegarsi a uno straniero. Così finisce col disegnare con le dita nell'aria ogni sua frase in una danza che rivela timidezza ma anche apertura verso il prossimo.

Durante il viaggio non metto post su Facebook rischierei di non pensare più al luogo dove mi trovo

In un circo fatto di spacconi e sedicenti avventurieri, di persone che si vantano di imprese non ancora compiute, incontrare lo sguardo riservato e l'educazione di Andrea è un sollievo più che una sorpresa.
Lo incrociamo qui in Italia ad un anno dalla partenza del suo progetto Stelvio2Stelvio, perché il suo viaggio non è una corsa a perdifiato per le terre emerse, ma un cammino da fare a tappe, senza darsi limiti di tempo. Così dieci mesi dopo aver salutato una partenza innevata, Andrea è di nuovo in Italia. Nel frattempo ha attraversato l'Atlantico – su una nave cargo assieme alla sua moto – il Sudamerica e l'America Centrale e non necessariamente con un percorso lineare, ma zigzagando, finendo impantanato in Bolivia, fermandosi a lavorare quando se ne presentava l'occasione e soggiornando dagli amici colombiani. Ora è temporaneamente tornato per non perdere i contatti di lavoro e racimolare quanto gli basta per riprendere il viaggio, mentre la Stelvio lo attende a Los Angeles, a casa di Todd, il presidente di un motoclub che, come dice Andrea, "ha una gran guzzaglia in garage". Dalla capitale californiana il nostro guzzista riprenderà il cammino per puntare il nord, verso i ghiacci di Canada e Alaska, per poi voltare ad ovest e affrontare il continente asiatico, quando, però, ancora non è stabilito.
A differenza di altri viaggi, Stelvio2Stelvio non vuole dimostrare nulla e non ha alcun obiettivo se non quello di mettere più mondo possibile tra un versante e l'altro del Passo del Stelvio, punto di partenza e arrivo scelto senza un reale motivo, ma soltanto per gioco o se vogliamo casualità o opportunità. Come spesso accade tutto è nato da una battuta con un amico e dal legame di Andrea con i luoghi della sua infanzia, i pendii dove ha imparato a sciare, e da una moto che proprio lì vicino ha le sue origini e che con quel nome non poteva che prestarsi meglio al gioco di parole. Nella vita di tutti i giorni Andrea che non viaggia per mestiere ma per passione, si guadagna da vivere (e da viaggiare) facendo il videomaker e, come dice sorridendo, accudendo i cani che soggiornano a Dogville, la pensione che ha aperto assieme ad un amico (oltre che titolo di un film di Lars Von Trier ndr). Quando non è dietro alla videocamera o a insaponare un terrier, adora viaggiare e possibilmente senza una vera meta, e proprio qui sta il fulcro di Stelvio2Stelvio: "Un viaggio può concludersi soltanto nel punto in cui era partito, perché è soltanto così che può dirsi concluso ed è soltanto in quel momento che prendi realmente coscienza delle cose che hai visto e vissuto".
Questo è uno dei ragionamenti che stanno alla base dell'"Andrea Livio pensiero", se così lo vogliamo chiamare, quello di un ragazzo poco più che trentenne che dichiara di non portare con sé un navigatore perché è molto più divertente chiedere alla gente: "Così si ha modo di scoprire un sacco di cose nuove, passare per posti in cui non saresti passato e fare nuove amicizie. Quando non ho nessuno a cui chiedere lancio una moneta".
A proposito di relazioni sociali, anche su questo Andrea ha una posizione originale, perché mentre viaggia può passare settimane senza contattare la famiglia o gli amici, ma non si tratta di una scelta di isolamento, quanto piuttosto il desiderio di non perdersi nulla di quanto sta vivendo. "Nel momento in cui tu posti su Facebook o mandi un sms non pensi più al luogo dove ti trovi o all'esperienza che stai vivendo, ma sei con coloro che ti stanno leggendo; è un distaccamento della realtà e oltretutto potrebbe essere pericoloso. Questo non significa che non mi faccio più vivo o non ho bisogno di sentire le persone a cui voglio bene, ma ci vuole il momento giusto per farlo". Ragionamenti tanto lineari da sembrare massime filosofiche, ma a fare il grande viaggiatore che la sa lunga Andrea proprio non ci sta e si smarca persino quando gli chiedo se anche lui, come altri viaggiatori, pubblicherà un libro una volta terminato il suo giro del mondo. "Mi piace leggere buoni libri e non credo, al momento, di essere in grado di scrivere un libro che mi piacerebbe leggere". Ancora una volta semplice e modesto; forse la sua scrittura non sarà ancora all'altezza delle sue aspettative, di certo le immagini che raccoglie durante il suo percorso sono quelle di un professionista e meritano di essere viste. Nonostante il desiderio di staccarsi dalla terra d'origine, Andrea si è impegnato infatti a tenere con una certa regolarità un blog dove pubblica i video e le foto oltre che le notizie dei suoi spostamenti e il risultato è tutt'altro che banale o noioso. Il merito è di aneddoti singolari e divertenti oltre che al numero imprecisato di cadute con la Stelvio, rivelatasi tanto robusta da averla ribattezzata La Mastellona. Come quella volta che al confine con il Costa Rica, Andrea si è messo a dormire sopra alla moto ed è caduto rimanendo sotto alla Stelvio e si è messo a gridare terrorizzato in piena notte.Mica per la botta, per il trauma di aver interrotto un bel sogno.
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