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Riscaldare la moto a freddo. Il ruolo della meccanica

Fabio Tagliaferri aggiornato il 27/09/2022 in Scuola Guida
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Tra gli appassionati il dilemma di come riscaldare la propria moto dopo un avviamento a freddo è, da sempre, un argomento letteralmente scottante. Tra luoghi comuni e mezze verità, cerchiamo di fare chiarezza

Il riscaldamento di un motore, come vedremo, non è una procedura così banale come si potrebbe erroneamente pensare, in quanto coinvolge vari processi e varie componenti del motore. Per questo, questa guida sarà divisa in tre articoli, ciascuno riguardante rispettivamente il ruolo delle componenti meccaniche, della lubrificazione e dell'iniezione elettronica, insieme alle conclusioni finali. Oggi vediamo le sollecitazioni sulle componenti meccaniche.

 

QUESTIONE DI FISICA

Per capire come riscaldare un motore, dobbiamo analizzarne le sue componenti e richiamare qualche utile legge fisica. A causa del progresso e della ricerca sui materiali e sui fluidi, ovviamente ci sono significative differenze tra scaldare una moto a carburatori degli anni ‘80 o una moderna a iniezione elettronica. Ma procediamo per gradi.

Partiamo dalle basi: un metallo, quando aumenta la sua temperatura, tende a dilatarsi in maniera proporzionale alle sue dimensioni, al tipo di metallo stesso e all’incremento di temperatura che subisce. Gli organi meccanici di ogni motore sono costruiti attraverso materiali metallici, più o meno lavorati o “pregiati” a seconda delle esigenze del progetto. In fase di progetto, viene ovviamente tenuto conto di queste dilatazioni, dimensionando i componenti di conseguenza, in modo che, al regime di temperatura a cui lavora il motore, siano rispettate le tolleranze degli accoppiamenti, con relativi giochi o interferenze.

Questo significa che, ovviamente, i motori sono progettati per lavorare "a caldo", in regime stazionario, e non nel cosiddetto regime di transitorio termico. Tuttavia, questa fase critica rappresenta un passaggio obbligato, ed è compito del motociclista gestirla al meglio, in modo che il suo prezioso motore possa durare più a lungo e mantenere lo stesso livello di performance nel tempo.

 

LE DIMENSIONI CONTANO

Il flusso di calore trasmesso è tanto più grande quanto maggiore è la differenza di temperatura tra due corpi. Dunque, in caso di avviamento a freddo, la potenza termica assorbita dalle componenti del motore è notevole. Inoltre, in un motore a combustione interna, il riscaldamento non sarà omogeneo: le pareti dei cilindri, così come il cielo dei pistoni, saranno componenti molto sollecitate, in quanto sono direttamente a contatto con i gas incandescenti, che trasmettono il calore principalmente per convezione. Questo riscaldamento non omogeneo tende a far nascere tensioni interne al materiale a causa delle dilatazioni menzionate in precedenza.

 

OGNUNO A SUO MODO

Inoltre, come anticipato, occorre tenere in considerazione il fatto che ogni materiale reagisce in modo diverso al calore a seconda delle sue caratteristiche fisico-chimiche. I componenti del motore sono costruiti con materiali diversi tra loro: un esempio è rappresentato dalle valvole, organi di ridotte dimensioni se paragonate ad esempio, al blocco motore o alla testata, e dunque dotate di una capacità termica più piccola. Benché costruite con un materiale dal basso coefficiente di dilatazione termica, sono comunque soggette a repentini aumenti di temperatura, e sono tra le componenti termicamente più sollecitate all’interno di un motore a combustione interna.

 

COME COMPORTARSI?

Come sarà più chiaro in seguito, la cosa migliore è dunque quella di non far girare il motore al minimo a freddo troppo a lungo. Questo non farà altro che riscaldare solo parzialmente il motore, e in modo disomogeneo, facendo nascere tensioni e dilatazioni anomale fra le componenti. Molto meglio, dunque, lasciarlo girare al minimo solo per qualche secondo per poi partire, mantenendo un regime di rotazione basso per i primi chilometri.

 

Riscaldare la moto a freddo. Il ruolo della meccanica
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