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Yamaha Tracer 700: la replicante

Christian Cavaciuti
di Christian Cavaciuti il 21/02/2020 in Anteprime
Yamaha Tracer 700: la replicante
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Prima presa di contatto con la crossover di Iwata che si rinnova in motore (Euro5), sospensioni (più raffinate) e soprattutto nell'aspetto. L'accattivante look... "racing" rilancia alla grande le quotazioni di una moto che si conferma una compagna di viaggio facile e gradevole a tutto tondo

All’ultimo EICMA è stata fra le moto più ammirate, impresa non facile per una moto che non è una maxi, non è una replica, non ha un nome esotico come la sorella Ténéré e insomma ha sempre fatto dell’equilibrio la sua arma migliore.

La rivisitazione estetica della Tracer 700, però, è veramente riuscita. Yamaha ha ritrovato il colpo d’ala, con una proposta dallo stile accattivante e originale: questa nuova Tracer non è infatti scontata nel citare addirittura una moto della gamma dei tre diapason lontanissima per filosofia e destinazione: la R1 (del resto un po’ come vent’anni fa la TDM 900 citava la FZR1000). Tecnicamente è soltanto un face lift, un intervento cosmetico di mezza vita: ma la Tracer 700 cambia così tanto, e così in meglio, che è difficile non considerarlo qualcosa di più.

Yamaha Tracer 700: la replicante

Yamaha Tracer 700 MY20

da 8.699 c.i.m.

Forma e sostanza

Anche perché accanto alle nuove plastiche, ai nuovi fari LED e al cruscotto LCD a matrice negativa ci sono una serie di interventi “di sostanza”. Interventi sul motore destinati a renderlo Euro5, e con una rapportatura finale accorciata (la corona passa da 43 a 45 denti) per recuperare brillantezza. Interventi sulle sospensioni ora affinate e regolabili sia davanti che dietro, con una forcella sempre non rovesciata, ma ora a cartuccia da 41 mm. Interventi sulla ergonomia, rivista con un manubrio più largo di 34 mm e una sella dalla differente conformazione: monoblocco, meglio raccordata al serbatoio nella parte anteriore e più alta nella parte posteriore). Interventi volti a migliorare la praticità d’uso come i paramani ridisegnati o il plexi regolabile in altezza (60 mm l'escursione) con una sola mano. 

Interventi numerosi insomma, che se da un lato non stravolgono la crossover "piccola" di Iwata, dall’altro la arricchiscono di contenuti. Ma è innegabile che la parte del leone la faccia proprio l’aspetto, nato da una collaborazione fra i giapponesi di GK Design e l'R&D Yamaha di Gerno di Lesmo: uno stile originale e che libera finalmente la Tracer 700 dall’ombra della Tracer 900, della quale non è più la copia in piccolo. Adesso è un’altra moto.

Yamaha Tracer 700: la replicante

Finalmente libera dall'ombra della sorella maggiore a tre cilindri, la Tracer 700 ora è un'altra moto, con una spiccata personalità e un aspetto che fa girare la testa: dote rara in questa categoria

Ricetta semplice, ma...

Se la serie delle tricilindriche 900 non nasconde qualche ambizione di primato, le bicilindriche medie Yamaha col motore 700 non sono mai state moto di troppe pretese. Eppure sono riuscite, finora meglio di tutte le concorrenti del segmento, ad essere insieme semplici e non banali. È proprio questo il segreto del loro successo: e se anche la precedente Tracer 700, che era carina ma non uno schianto, è stata costantemente nella top 20 delle vendite in Italia, è facile prevedere che questa farà ancora meglio.

La formula è la stessa, perché la Tracer resta orgogliosamente costruita attorno al bicilindrico CP2 con albero a croce e fasatura degli scoppi a 270°, moderatamente superquadro (80x68,6 mm le misure) e capace di convincere fin dal suo apparire sulla MT-07 per la qualità della sua erogazione. Con la Euro5 arrivano anche nuovi condotti di aspirazione, camme a basso attrito e un cambio rivisto; la potenza scende di poco più di un CV attestandosi a 74 CV a 8.750 giri/min, comunque più che sufficienti a muovere una moto che resta la più leggera della categoria con un peso in ordine di marcia sotto i 200 kg (196 kg il valore dichiarato, 178 kg a secco). Anche perché si sono risparmiati 1,5 kg tra plastiche fari e batteria, recuperando l'aggravio di peso degli interventi per la Euro5. A proposito di Euro5: nonostante i catalizzatori più grandi, il sound allo scarico è migliorato (possiamo confermarlo) grazie a un lavoro specifico sullo scarico.

Il semplice ma efficace telaio a diamante in tubi d’acciaio, col motore parzialmente portante, è coadiuvato da sospensioni KYB che in questa edizione diventano regolabili in precarico ed estensione su entrambi gli assi. La forcella ha una molla più lunga e più tenera, pur senza perdere sostegno grazie alla diversa idraulica. Per effetto della ruota montata 10 mm più esternamente sul forcellone (che non cambia: è quello, in alluminio e più lungo di 60 mm rispetto alla MT-07, della precedente versione), l'interasse cresce di 10 mm.

Yamaha Tracer 700: la replicante

Ti accoglie alla grande

La Tracer 700 ha sempre vantato la facilità di approccio che caratterizza un po’ tutte le Yamaha, e in particolare come dicevamo quelle basate sulla piattaforma MT-07. La precedente aveva però un'impostazione forse ancora troppo vicina a quella di una naked sportiva: manubrio molto stretto e sella dura la allontanavano dalla maggior parte delle crossover. Questa seconda generazione è invece decisamente confortevole. Il manubrio più largo migliora l'abitabilità (ottima anche per i più alti) e restituisce l'impressione di una moto più grande, l'angolo delle ginocchia non è eccessivo, la sella è migliorata sia nella conformazione che nella consistenza e le sospensioni sono morbide e scorrevoli. Sta meglio anche il passeggero, che ha una sella lunga e consistente e due maniglie ben posizionate.

Migliorata anche la protezione dall'aria; i fianchi della nuova carena proteggono piuttosto bene le gambe, e il nuovo plexi regolabile (dalla tipica forma a "T" usata da Yamaha) è efficace e pratico da sollevare con il sistema a maniglia" nella parte posteriore. L'insieme di queste cose, e di un motore dalla potenza "umana", mai troppo brusco e sempre amichevole nella risposta, rende la Tracer 700 davvero una gran compagna di viaggio sia nel commuting quotidiano a breve-medio raggio o anche in città sia nelle gite del weekend, pur non essendo pensata per le avventure più lontane. Il rapporto finale accorciato porta a viaggiare a 130 km/h appena sotto i 6.000 giri/min, quindi una sesta relativamente "corta" ma che si può comunque tenere in eterno senza problemi di vibrazioni o eccessiva rumorosità.

Yamaha Tracer 700: la replicante

La... Touring-sport

La nuova Tracer 700 sorprende quindi mostrando di far pendere l'ago della bilancia più dal lato "touring" che dal lato "sport", per quanto l'aspetto farebbe pensare l'opposto. Ipotesi che diventa una conferma quando alziamo il ritmo, un po' perché il motore Euro5, nonostante gli interventi e la rapportatura più corta, mostra di aver perso un po' di brio ai bassi e richiede di essere usato tra i 6.000 e gli 8.000 per avere la migliore prontezza. Soprattutto però è la forcella che mostra di non gradire le andature sincopate, affondando molto in frenata anche per effetto di pinze anteriori davvero molto pronte nella risposta. Di conseguenza la Tracer 700 tende a scomporsi un poco, risultando meno efficace in inserimento. La situazione migliora usando sistematicamente i freni su entrambi gli assi, in moto che la moto si accucci con pochi trasferimenti di carico.

La nuove sospensioni KYB mostrano peraltro di rispondere bene alle regolazioni, e un paio di click in ritorno rendono l'avantreno più coerente; ma in generale il misto stretto non è il terreno preferito della Tracer 700. Quando invece la strada si apre, è allora che la crossover dei tre diapason si scatena, trasmettendo un gran feeling nei curvoni veloci affrontati piegando molto e una bella sensazione di stabilità generale. Anche il motore, usato coi rapporti lunghi, è libero di arrampicarsi nella zona più alta del contagiri senza mai disturbare l'assetto. Sulle strade veloci e scorrevoli si ritrova insomma tutto il DNA Yamaha, perché in queste condizioni la Tracer 700 si guida veramente ad occhi chiusi anche a ritmi pienamente sportivi. 

Yamaha Tracer 700: la replicante

Sceglietela per viaggiare

In effetti questa moto, a differenza di molte concorrenti, è una crossover solo nell'aspetto, perché è concepita per essere al 100% stradale. Per chi vuole avventurarsi fuori dall'asfalto Yamaha ha in gamma la Ténéré 700, e a Iwata hanno voluto distinguere le due moto riducendo la sovrapposizione fra le due: e se la Ténéré è la più votata allo sterrato della categoria, lo sviluppo della Tracer 700 ha potuto focalizzarsi nella dinamica di guida su strada.

Una moto che ha sicuramente fatto progressi alle voci "comfort" e "versatilità", oltre che nel look decisamente più personale, e per la quale è facile prevedere un grande interesse anche sul nostro mercato. Oltretutto Yamaha ha lavorato molto sulla lista degli optional, ben nutrita a tutte le voci e che prevede quattro pacchetti per accentuare la vocazione di questa moto in un senso o nell'altro. Prr quanto avviamo visto e detto, prevediamo successo soprattutto per i pacchetti più orientati al viaggio, ossia il "Travel" (borse, parabrezza alto, sella comfort e presa USB) e il "Weekend"(simile, ma con borse piccole in ABS).

La nuova Yamaha Tracer 700 sarà disponibile da fine febbraio da 8.699 euro chiavi in mano: un prezzo cresciuto di 400 euro rispetto alla precedente, più che giustificati dai molti contenuti in più. Tre i colori: rosso, blu e l'affascinante grigio con tocchi blu. La versione da 35 kW per i patentati A2 arriverà invece a fine marzo.

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  • multimarco
    Una moto jap bella da guardare ,una rarità.

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