Ducati Scrambler Sixty2


di Pino Mottola Da Dueruote di Settembre 2016
Ducati Scrambler Sixty2 Dall'archivio Prove
  1. 399 cc
  2. 41 CV
  3. 2 cilindri a L
  4. Euro4
  5. € 7.940 c.i.m.

Buona per ogni occasione, la piccola bolognese è sempre pronta all'azione. Bella e ricercata, ha la capacità rara di sedurre chi la osserva. Scopriamola.



Come tu mi vuoi

Stasera indosso una giacchetta sciancrata e aperta sul petto, di quelle che fanno molto estate, molto aperitivo. Domattina invece metto il "gessatino", arrivano gli americani in ufficio per quella riunione programmata da mesi. Poi però indosso T-shirt e giacca di pelle, ho voglia di sentirmi libero. La mia moto? Sempre la stessa, quella scramblerina che non stona mai, camaleontica come nessuna moto è in questo momento, adatta a plasmarsi alla specificità dell'individuo e, se possibile, anche ad accrescerne la personalità. Almeno la mia, almeno quando la cavalco. È diabolica la Ducati Scrambler Sixty2: quando mi sento fighetto lei c'è, quando sono tamarro lei c'è e, alla fine, anche quando sono romantico non mi abbandona mai, grazie a quel sellone che invita la mia "lei" a saltare dietro, rassicurata anche dall'altezza e, in generale, dal suo essere amichevole e accomodante, sempre e in ogni condizione. Prima di comprarla ho avuto modo di provare anche la sorella maggiore, quella con il motore da 800 cc, ma in fondo credo che lo spirito vero della "Scrambler" si annidi in questa Sixty2. Penso infatti che "the land of joy", la tanto decantata "terra del piacere" di cui ci hanno sempre parlato i folli ragazzi di Borgo Panigale, si scopra meglio in sella alla 400 rispetto alla 800. Il merito? Il piccolo bicilindrico che meglio si accorda alla loso a "del piacere", che ha tormentato il sonno degli uomini Ducati e lo ha tolto ai tanti appassionati. È solo quando inserisco la modalità "tamarro" che rimpiango il motore da 800 cc, più scontroso ai bassi regimi del 400 ma nel complesso ben più dotato di sostanza. Mi manca un po' di "birra bolognese" fuoriporta, quando la strada si apre, ma non ne sento la mancanza nella city, dove il piccolo bicilindrico è un mostro di regolarità, perfetto per chi deve iniziare e anche per chi sceglie di muoversi con disinvoltura e allo stesso tempo con stile, nel selvaggio traffico urbano. Proprio lì, tra le macchine, la Sixty2 è eccezionale: me ne accorgo alle ore venti, quando la metropoli è piena zeppa di viveur in doppia fila e di esauriti da parcheggio... roba che per infilarsi tra le macchine come un Negroni in bicchiere – cioè con naturalezza – bisogna avere tanta agilità e un buon bilanciamento, doti che alla scramblerina non mancano di certo. A queste, lei ci aggiunge anche un manubrio dall'ampio raggio di sterzata. E a proposito di manubrio: è bello averlo largo, ti dà la sensazione di dominare la strada e di poter superare ogni ostacolo con più immediatezza, però diavolo come è rialzato... devo farci un po' l'abitudine. È l'unica cosa a cui mi devo assuefare, anche perché la frizione è morbida il giusto (non è di quelle inconsistenti), così come il comando del gas, tutte cose che aiutano non poco a districarsi nel ginepraio metropolitano.

Scrambler by night

Alle 21.30 la città inizia a respirare, le famiglie sono in casa, i single a spasso. Le stesse strade attraversate due ore prima si allargano, diventando invitanti. Posso iniziare a dare un po' difilato al mio "Desmo", che anche se non è fatto per correre quello montato sulla Sixty2 un po' di soddisfazione me la dà quando lo spremo per bene e faccio schizzare l'indicatore del contagiri oltre 4.500 giri. Quando stacco la spina ed esco dal traffico lo guido così: alto di giri, cambiate frequenti e occhio sempre vigile e attento a ciò che mi circonda. Frena bene la mia Scrambler: anche se all'anteriore ha un solo disco, quando strizzo bene la leva la potenza non delude. Certo, avrei preferito l'impianto anteriore della 800, con il suo disco un po' più grosso e, soprattutto, con la pinza a quattro pistoncini al posto di quella a due montata sulla Sixty2. Ma più attraverso la notte e più mi rendo conto di come questo freno anteriore dall'attacco dolce sia intonato alla perfezione alla forcella, più semplice e tradizionale rispetto alla sorella maggiore, che monta invece un'unità più sofisticata a steli rovesciati: se arrivo forte in rotonda e freno cattivo la metto un po' in crisi, anche se poi una volta "dentro" la Sixty2 ha un'intuitività invidiabile nel seguire le traiettorie, comportamento che deriva anche dal profilo tondo tondo delle sue gomme.

Moto da donna? No grazie

Non ho mai sopportato la frase: "È una moto ideale per le donne". Non l'ho mai digerita perché affibbiarla a una determinata moto significa, quasi sempre, sia decretarne l'insuccesso commerciale, sia enfatizzarne la pochezza tecnica. Oggi voglio dirlo: la Ducati Scrambler è "anche" una moto da donna, e lo è per le sue caratteristiche – che la fanno essere maledettamente user friendly – ma lo è soprattutto perché è bella, perché è sanguigna e perché è naturale. Ha il suo stile, che è lo stile Scrambler, un vizio di famiglia capace di contagiarti, di farti perdere il sonno, di farti venire la voglia. E quando una donna l'ammira ne rimane stregata, attratta fisicamente, rapita, come una fashion victim davanti a una scarpa di Jimmy Choo e a una borsa di Michael Kors. Gli indifferenti e i puristi dicono che sia un oggetto da fighetti e da fighette. Non credeteci: la Scrambler è un oggetto "cross", trasversale. Sono le 23.30 e fa ancora un caldo bestia. Cavo la giacca di pelle sudata, sul tavolo è già pronto il gessatino. Già, la riunione con gli americani.

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