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SBK Aragon: Biaggi, Melandri, il duello continua

di Luca Sordi, foto Alex Photo aggiornato il 02/07/2012 in Sbk e corse

Il campionato poteva sbilanciarsi ancora di più verso Max e l'Aprilia ma il ravennate non lo permette. I giovani intanto crescono e la Superbike è sempre più viva.

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Aragon - Venendo in Spagna il Campionato del Mondo Superbike poteva prendere due strade per molti versi definitive: la prima portava a Noale, diritta e a scorrimento veloce, l'altra a Monaco, più tortuosa e necessariamente più lenta. In verità c'era una terza opzione ma il fondo, non perfettamente liscio e senza indicazioni, rendeva dura raggiungere la meta: Bologna. Per il bene di questo incredibile ed appassionante torneo, ad Aragon chi ha guidato il mezzo della passione trova sì le stesse vie ma con numerose varianti tutte interessanti per i panorami che possono garantire. Il tracciato favorevole alle quattro cilindri ha mantenuto fede a queste premesse dando la possibilità alle migliori plurifrazionate di venire fuori con tutta la loro incredibile potenza.
Le Aprilia, dopo il mondiale vinto nel 2010 non hanno perso per strada la competitività, ma vuoi per scelte sbagliate con i piloti (vedesi un inconsistente Camier o un appannato Haga), vuoi per mera sfortuna, hanno lasciato un piccolo spiraglio nel quale la passata stagione si è fatto largo con una dose esagerata di talento Carlos Checa e la mitica 1098. Lo spagnolo, nella sua terra natale, ha fatto un miracolo, poche storie, mostrando nella cruda realtà che stando così i regolamenti per le twins sarà pura follia sperare di impensierire seriamente le rivali nel futuro. Dunque con la vittoria in gara 2 Melandri tiene aperto il campionato che comunque pende ancora in maniera considerevole a favore di Max Biaggi. Il romano nella prima frazione ha potuto dare il meglio di sé perché faccia a faccia contro il suo avversario numero 1, rischiando ove possibile e mettendoci grinta e guida, in un duello in cui sono stati solo loro due a misurarsi senza avere "terzi incomodi" dai quali guardarsi.
Nella frazione successiva invece il quadro si è fatto più complicato perché, come ha precisato lo stesso Melandri, i "giovani" non hanno niente da perdere ed ogni curva per loro è come se fosse l'ultima. La splendida prestazione di Chaz Davies, cresciuto enormemente nelle ultime gare, la voglia di riscatto di Laverty, la passione per il gioco "maschio" di Marco, hanno per forza fatto suonare un campanello d'allarme nella testa del romano che con un occhio al campionato ha preferito monetizzare un quarto posto sicuro ad una vittoria incerta e dai rischi incalcolabili. Max arrivato a + 60 punti di vantaggio in gara 1 ha visto ridursi lo score di vantaggio a + 48 dopo la fine di gara 2, un margine ancora consistente ma psicologicamente più fragile, quel vantaggio in cui lo staff di Monaco cercherà di investire tutte le risorse possibili per arrivare ad un alloro iridato al quale tengono troppo. Biaggi/Melandri dunque 1 a 1 ma se ci vogliamo allargare con alcune considerazioni di tipo calcistico, visto quello che ci aspetta tra una manciata di minuti, è stato il secondo a guadagnare di più in media inglese, come se fosse un pareggio fuori casa.
Aragon ci ha fatto vedere quanto la Superbike sia viva e non solo ancorata ai piloti più…..esperti! Laverty, Davies, Giugliano, rappresentano il futuro di questa categoria e sono già pronti ad ereditare il testimone dai "big" da tempo sulla scena. Spiace non vedere decollare Badovini e Fabrizio da troppo tempo sulla rampa di lancio, dei talenti che purtroppo ancora non consolidano il loro potenziale sempre più in bilico stando le prime voci di mercato che in Spagna sono venute fuori. Da qui in avanti rivestiranno un ruolo sempre più importante le seconde guide dei top team. Haslam e Laverty, potrebbero in linea teorica dare una mano anche se sarà durissima poi dirimere le questioni nei box al riparo da occhi indiscreti.
La certezza, ed è un bene incommensurabile, è che ne vedremo ancora delle belle ed il discorso relativo al titolo sarà deciso molto più in là nella stagione.

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SBK Aragon: Biaggi, Melandri, il duello continua
Aragon - Al nuovo via, che ha contato l'assenza di Smrz per le conseguenze della caduta in gara 1, è stato Laverty questa volta a menare subito le danze. L'inglese ha tentato la fuga con la scomoda compagnia di Biaggi e Melandri, già grandi attori allo start di prima. Fotocopiando la manche precedente è stato Giugliano il ducatista migliore nelle fasi iniziali mentre Checa, partito male, si è complicato la vita rimanendo intruppato a metà gruppo.
Al sesto passaggio Biaggi e Melandri si sono riuniti ed hanno iniziato a fare gara a parte seguiti per il momento da Laverty che, seppur non cambiando niente con le gomme, è apparso in grado di tenere il ritmo dei migliori. Davies da qui ha iniziato a costruire quel piccolo capolavoro che sarà quasta gara 2, ma i veri eroi sono stati i meccanici di Sykes che hanno ricostruito dal rolling chassis la ZX 10 R andata distrutta nel contatto con Badovini (ha preso anche fuoco…). Checa ha tentato il riaggancio ma in questa situazione poter tenere testa alle quattro cilindri è necessario prendere qualche rischio in più pagato anche con dei diritti costati numerosi decimi.
Al quattordicesimo giro il sorpasso su Rea per tornare ad inquadrare gli scarichi della verde Kawa di Tom. Melandri per poter continuare a sperare nel titolo non può fare troppi tatticismi e la decisione di prendere la testa quando è mancato un quarto alla fine della gara è stata la logica conseguenza. Nel batti e ribatti Davies è stato tagliente e preciso come un bisturi confermando che il feeling con la quattro cilindri italiani è ad un passo dalla perfezione. E' stato anche secondo l'inglese facendo capire che la paura o il timore nei confronti dei mostri sacri non sono nel suo DNA.
Gli ultimi chilometri hanno ampiamente ripagato il biglietto grazie a Melandri, Laverty, Davies e Biaggi che hanno chiuso in quest'ordine in soli 484 millesimi di secondo! Checa ha terminato settimo dietro Rea ed Haslam mettendo una pezza su di un tracciato che definire ostico per la Ducati è riduttivo. Così così le BMW Italia con Badovini nono e Fabrizio undicesimo mentre la debacle Suzuki in questa occasione è stata pesante visto il ritiro per motivi tecnici di Camier e Hopkins.

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1. Melandri (BMW) in 39'59.200 alla media di 160.373 km/h; 2. Laverty (Aprilia) 0.042; 3. Davies (Aprilia) 0.446; 4. Biaggi (Aprilia) 0.484; 5. Rea (Honda) 6.611; 6. Haslam (BMW) 7.491; 7. Checa (Ducati) 9.325; 8. Sykes (Kawasaki) 10.444; 9. Badovini (BMW) 10.828; 10. Giugliano (Ducati) 10.925; 11. Fabrizio (BMW) 21.955; 12. Berger (Ducati) 22.046; 13. Guintoli (Ducati) 22.486; 14. Zanetti (Ducati) 42.801; 15. Aoyama (Honda) 49.144; 16. Salom (Kawasaki) 50.961; 17. Canepa (Ducati) 1'00.863; 18. Mercado (Kawasaki) 1'14.149; 19. Brignola (BMW) 1'53.388; 20. Baz (Kawasaki) 1 Lap;

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