Sbk e corse
Polita: le corse nel DNA
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Figlio d’arte, sorella campionessa in moto. Alessandro dà il suo contributo alla famiglia puntando in alto. Per ora è in testa alla coppa del mondo Superstock con due vittorie su due gare; vuole vincerlo per poi correre nel campionato AMA SBK, quindi nel
di Raffaele Sala, foto Alex Photo
Alessandro Polita - Monza 2006
Il campionato italiano SBK, almeno per ora, non s’ha da fare. Il Mondiale STK, invece sì, tanto che il responso delle piste di Valencia e Monza lo ha eletto a manetta del gruppo: infatti, Alessandro Polita ha piazzato una fantastica doppietta nelle prime due gare del mondiale della STK 1000.
Alessandro Polita - Monza 2006
Il campionato italiano SBK, almeno per ora, non s’ha da fare. Il Mondiale STK, invece sì, tanto che il responso delle piste di Valencia e Monza lo ha eletto a manetta del gruppo: infatti, Alessandro Polita ha piazzato una fantastica doppietta nelle prime due gare del mondiale della STK 1000.
E ora si avvicina a grandi passi la terza prova, quella di Silverstone, in Inghilterra.
Polita si è dimostrato il più veloce e il più costante di un gruppo di piloti agguerrito e ricco di talenti: Claudio Corti, per esempio, insieme a Luca Scassa, Ayrton Badovini e Riccardo Chiarello. Ventuno anni di Jesi (è nato il 3 giugno 1984) Alessandro Polita è punta del team Celani e porta in dote il successo nel campionato italiano Superstock 1000 e il 4° nel mondiale. Dopo aver corso quattro anni nel cross (“lo pratico ancora oggi, mi piace molto: insieme al nuoto e al ciclismo mi aiutano nella preparazione fisica”), Alessandro debutta nel ’98 nella velocità; nel 2000 corre con l’Aprilia del team Campetella, l’anno successivo è su una Superstock 600.
Un anno per prendere le misure, poi il botto: nel 2002 è cinque volte sul gradino più alto del podio (su undici gare) in Coppa Italia superstock 600: il titolo è suo. Il resto è storia di oggi con un italiano nel cassetto, un mondiale da vincere e tanti sogni ancora da realizzare. Tifoso dei campioni americani del passato e qualcuno del presente, Alessandro è fan della sorella Alessia, campionessa europea nelle 600: “Sta già andando fortissimo: ha già fatto due secondi e un terzo posto”.
- Corti ha detto che nel campionato del mondo STK sarai l’avversario numero uno e quello che potrà vincere il titolo – ed infatti hai già vinto le prime due gare. Però dice che ha lui la moto migliore. Cosa gli rispondi?
“Che lo ringrazio; se lui dice che ha la moto migliore va bene così. E’ un bravo ragazzo, un gran pilota: nei test di Valencia mi aveva davvero impressionato”.
- Però tu hai colpito tutti vincendo due volte di fila. Diciamo la verità: tu sei partito per vincere.
“Sì sono partito per vincere e lo voglio proprio il titolo, ma non sarà facile. Sono ottimista perché i test prima e le due vittorie dopo mi hanno dato morale… Ma ripeto, non sarà facile”.
- Perché? Chi ti ha impressionato?
“Corti, per primo, mi aveva veramente stupito. E’ vero che ha fatto molti chilometri, però è andato forte. E poi Scassa e Badovini con le loro MV Agusta che oltre ad essere la più bella moto nel paddock ha mostrato segnali interessanti. E poi temo Chiarello: a Monza è andato fortissimo”.
Polita si è dimostrato il più veloce e il più costante di un gruppo di piloti agguerrito e ricco di talenti: Claudio Corti, per esempio, insieme a Luca Scassa, Ayrton Badovini e Riccardo Chiarello. Ventuno anni di Jesi (è nato il 3 giugno 1984) Alessandro Polita è punta del team Celani e porta in dote il successo nel campionato italiano Superstock 1000 e il 4° nel mondiale. Dopo aver corso quattro anni nel cross (“lo pratico ancora oggi, mi piace molto: insieme al nuoto e al ciclismo mi aiutano nella preparazione fisica”), Alessandro debutta nel ’98 nella velocità; nel 2000 corre con l’Aprilia del team Campetella, l’anno successivo è su una Superstock 600.
Un anno per prendere le misure, poi il botto: nel 2002 è cinque volte sul gradino più alto del podio (su undici gare) in Coppa Italia superstock 600: il titolo è suo. Il resto è storia di oggi con un italiano nel cassetto, un mondiale da vincere e tanti sogni ancora da realizzare. Tifoso dei campioni americani del passato e qualcuno del presente, Alessandro è fan della sorella Alessia, campionessa europea nelle 600: “Sta già andando fortissimo: ha già fatto due secondi e un terzo posto”.
- Corti ha detto che nel campionato del mondo STK sarai l’avversario numero uno e quello che potrà vincere il titolo – ed infatti hai già vinto le prime due gare. Però dice che ha lui la moto migliore. Cosa gli rispondi?
“Che lo ringrazio; se lui dice che ha la moto migliore va bene così. E’ un bravo ragazzo, un gran pilota: nei test di Valencia mi aveva davvero impressionato”.
- Però tu hai colpito tutti vincendo due volte di fila. Diciamo la verità: tu sei partito per vincere.
“Sì sono partito per vincere e lo voglio proprio il titolo, ma non sarà facile. Sono ottimista perché i test prima e le due vittorie dopo mi hanno dato morale… Ma ripeto, non sarà facile”.
- Perché? Chi ti ha impressionato?
“Corti, per primo, mi aveva veramente stupito. E’ vero che ha fatto molti chilometri, però è andato forte. E poi Scassa e Badovini con le loro MV Agusta che oltre ad essere la più bella moto nel paddock ha mostrato segnali interessanti. E poi temo Chiarello: a Monza è andato fortissimo”.
Obiettivi: America e Superbike
- Ammettiamo che Alessandro Polita vinca il mondiale STK 1000. Cosa farà l’anno prossimo?
“Mi piacerebbe correre il campionato inglese o americano. Mi hanno sempre affascinato quelle culture. E poi: ho 21 anni, tre anni di là e poi verso i 24 e 25 ritorno per provare a correre il mondiale”.
- D’accordo, ma quale: SBK o MotoGP?
“Assolutamente SBK!”
- Per quale ragione?
“Perché la MotoGP non mi piace: ho avuto la fortuna di assistere ad un Gran Premio e all’interno del paddock c’era una tensione pazzesca. I piloti non si parlano, ma scherziamo? Meglio la SBK: l’ambiente è diverso e anche le moto; non hanno tutte quelle assistenze elettroniche dei prototipi così chi ne ha di più vince”.
- Il 2005 per la famiglia Polita è stato ricco di successi: campione Alessandro, campionessa Alessia. Ma di chi è la “colpa”?
“Di mio papà: ha corso con le moto da cross, poi è passato alla velocità. Io e mio sorella siamo cresciuti con le moto ed è stato naturale cominciare. Io ho iniziato con il cross nel ’94, poi nel ’98 per colpa di un brutto incidente ho cambiato specialità”.
- Diventando subito un numero uno. Un passo indietro: miti americani ed inglesi. Per chi hai fatto il tifo?
“Ho tifato Ricky Johnson, stravedevo per Johnny O’Mara, che sono stati autentici funamboli nel motocross. E poi Ben Bostrom. Ora mi piacciono da matti Nicky Hayden e Sete Gibernau”.
- Pregi e difetti di Alessandro Polita.
“Sono troppo nervoso: quando sono in corsa non mi accorgo di nulla”.
- Ma potrebbe anche essere un pregio, no?
“Sì, effettivamente è vero, perché rimango molto concentrato durante tutto il week-end. Però se dovesse cascare una bomba sul mio paese, ne parliamo il lunedì…” (risata). - E sulla moto?
“Trovo subito il verso giusto: forse è una fortuna, ma riesco subito a capire i problemi della motocicletta e ad indirizzare i meccanici verso la giusta messa a punto”.
- Superstizioso o scaramantico?
“Scaramantico no, non faccio alcun gesto prima di partire. Superstizioso direi di sì. Metto sempre gli stessi calzini…”.
- E la livrea nera unita al numero 53?
“Il 53 è stato il numero di mio papà. Il nero, invece, è nato un po’ per scherzo. La Suzuki presentò una special edition tutta nera, bellissima, e noi la facemmo esordire. Due gare, due vittorie. Ok, è la moto giusta. Il colore nero è rimasto, ma quest’anno ci abbiamo aggiunto anche un po’ di bianco”.
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