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La Suzuki lascia la MotoGP

di Luigi Rivola
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L'intenzione era nell'aria, ma ora c'è anche un comunicato ufficiale. La Casa di Hamamatsu ha deciso di ritirarsi temporaneamente dal massimo campionato. Tornerà nel 2014

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Come aveva previsto ieri Marco Masetti nel suo articolo "MotoGP: l'incerto futuro della Suzuki", il ritiro della Casa di Hamamatsu è stato ufficialmente sancito oggi da un comunicato ufficiale stringatissimo, che però non lascia spazio alle interpretazioni.
Le ragioni del ritiro sono indicate nel prolungarsi della recessione economica in molti Paesi, nella valutazione crescente dello Yen e nei ripetuti disastri naturali che hanno colpito il Giappone.
La Suzuki dunque abbandona la MotoGP. In realtà sul comunicato è scritto a chiare lettere che si tratta di una sospensione temporanea dell'attività ufficiale, che riprenderà molto probabilmente nel 2014 con un nuovo prototipo il cui progetto è già stato pianificato e verrà sviluppato fin da ora.
Verrà mantenuto invece l'impegno ufficiale del mondiale di motocross e l'appoggio alle corse di velocità aperte alle moto derivate di serie. Questo appoggio consisterà soprattutto nell'ottenimento delle omologazioni da parte della Federazione Motociclistica Internazionale e nella stretta collaborazione allo sviluppo di kit racing per queste moto.
Con ciò è detto tutto. Non è chiaro se la Suzuki intenda fornire eventualmente la sua ex MotoGP ufficiale a un team privato, ma sembra di poterlo escludere. Si potrebbe invece scorgere l'intenzione di continuare a correre in forma semi-ufficiale, come accaduto fino ad oggi, nel mondiale Superbike e nei campionati nazionali più importanti, come l'AMA SBK o il British Superbike.
Qualcuno potrebbe anche leggere fra le righe l'ipotesi di una presenza in MotoGP non con un prototipo, bensì con una CRT, ma anche questa eventualità non appare credibile.
La Dorna perde dunque un'altra importante pedina e una moto sulla griglia si partenza. Escluso che riesca a rinfoltire lo schieramento fino ad almeno 20-22 piloti in sella a prototipi gentilmente (ed esosamente) forniti da Honda, ma anche da Yamaha e Ducati, l'unica strada percorribile al momento per l'organizzatore del mondiale MotoGP è la CRT, che però passa obbligatoriamente attraverso un ridimensionamento del divario tecnico esistente fra motori prototipi e derivati, a vantaggio di questi ultimi. La cosa sappiamo che non piace proprio almeno alla Honda, e sarà motivo di altre grosse grane per Carmelo Ezpeleta. Come non ne avesse già abbastanza...
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