Viaggio in moto dalla Romagna alla Toscana: l'arte tra le curve


di MariaVittoria Bernasconi, foto di Stefano Casati venerdì, 27 aprile 2018
Seguire le tracce di Piero Della Francesca, scoprendo i paesaggi a cui si è ispirato e i luoghi che custodiscono le sue opere più note. Si parte dall'Emilia Romagna per poi attraversare pezzetti di Marche, Umbria e Toscana, superando anche i confini di Stato, a San Marino. Un viaggio che sa di terre antiche, tra strade lente e tortuose



Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 142 di Dueruote di Febbraio 2017

Partenza - arrivo

Rimini - Arezzo

Lunghezza

282 km, di cui alcuni sterrati

Quando partire da marzo a novembre
Ideale per natura, paesaggi, strade tortuose, spunti folcloristici, gastronomici, 
Moto adatte  tutte 

Silenzio. Da queste parti parlano il vento e il fruscio dei campi. La luce cala di taglio sulle colline, la moto disegna sinuosità in un paesaggio immobile. Viaggiare su queste strade, tra Romagna, Marche, Umbria e Toscana è un regalo per gli occhi, per la mente e, perché no, anche per la moto. Questa volta il percorso di cui vi racconto mescola arte, storia e fascino paesaggistico: si parte da Rimini seguendo le tracce di Piero della Francesca tra colli immersi nella delicata foschia dei boschi e città che sanno di antico. Ma non di stantio: questo è un percorso per giovani, per curiosi, per viaggiatori! Porta, infatti, a osservare questa zona con un occhio diverso dal solito: quello di questo personaggio straordinario che rimase folgorato dai paesaggi della Valnerina e del Montefeltro.

Dietro alle spiagge

Rimini è sinonimo di infinite spiagge colorate e zeppe di gente, ma non questa volta: che partiate fuori stagione o in piena estate, sappiate che l'inizio del viaggio merita una visita appena oltre la cortina degli stabilimenti balneari. Prima sosta alla domus del Chirurgo e all'area archeologica: 700 mq di reperti visitabili. Poi ecco Piero: nel tempio Malatestiano, la Cattedrale, si trova la prima traccia del pittore quattrocentesco, con l'affresco di Sigismondo Malatesta in preghiera. Per uscire dalla città si passa dall'arco di Augusto e dal ponte di Augusto e Tiberio.

Monumenti imperiali dalla classica eleganza, tutt'altro rispetto a ciò che svetta a Mutonia, una comunità artistica di origine anglosassone alle porte di Santarcangelo di Romagna, tappa successiva, che offre una vera galleria a cielo aperto delle numerose sculture realizzate con materiali di recupero. La visita è un'esperienza forte: le creature sembrano un'evoluzione contemporanea dei bolidi di Mad Max. La Mutoid Waste Company è un gruppo davvero inaspettato in questi luoghi! Invece, nel centro del paese la tradizione dell'antica stamperia Marchi vi incanterà in tutt'altra maniera, parcheggiando la moto in piazza Ganganelli. Per gli appassionati non posso non menzionare il museo del Sic, a Coriano, oltre all'autodromo di Misano Adriatico.

Verso i santi

La Repubblica di San Marino è lì, dapprima contornata da colline dolci, ben squadrate dai campi coltivati. Poi il manubrio punta in salita procedendo sulle pendici del monte Titano: svettano le tre rocche e lungo le sue falde si distende il centro storico. Entrambi sono patrimonio dell'Unesco e valgono una giornata di sosta: occorre seguire la direzione per il centro storico e parcheggiare in una delle aree predisposte per le moto, gratuite. La mappa e gli approfondimenti si reperiscono all'ufficio turistico, in contrada Omagnano.

Il giro si srotola lungo le vie in salita e discesa, tra botteghe, infiniti negozi di souvenir e frotte di turisti. Nonostante questo il fascino antico di San Marino è intatto e, a parte il giro più classico, vi propongo un percorso a piedi un po' diverso dal solito: il bellissimo giro delle rocche, che parte da rocca Guaita, supera il passo delle Streghe e raggiunge rocca Cesta. Seguendo la salita Montale si arriva all'omonima rocca, l'ultima. La vista panoramica è assicurata e l'atmosfera incantevole. San Leo si vede già da lontano: il suo sperone roccioso sovrasta la valle su cui si affacciano il forte, il Duomo e la torre civica. Lo si raggiunge da una breve sterrata da imboccare a Villanova, seguendo le indicazioni per Fotogno e Tausano.

In fondo appare il minuscolo borgo che per Umberto Eco era la città più bella d'Italia. Qui si ritrova ancora Piero della Francesca, grazie ai balconi di Piero, ovvero diversi belvedere posti vicini ai punti da cui il pittore prese spunto per gli sfondi di dipinti e affreschi, uno dei quali si incrocia proprio sulla sterrata.

Ad avere tempo si può zuzzurellare in questa dolce campagna, passando da un punto panoramico all'altro, fino a raggiungere Urbino, tra salite e leggere discese. L'antica capitale del ducato Montefeltresco appare maestosa e impeccabile nella sua architettura rinascimentale: vi abbiamo già parlato di questa meta nel servizio sul Montefeltro uscito sul numero di Dueruote di luglio 2011. Perciò ora mi concentro su Piero della Francesca, che si ispirò alla perfezione prospettica delle vie e dei palazzi del centro per molte sue opere. E di cui si possono ammirare due tavole nel palazzo Ducale, ovvero la galleria nazionale delle Marche, in cui sono conservate anche opere di altri importantissimi maestri.

Questione di strade

Urbino rimane alle spalle mentre la strada scivola piacevole tra le colline verso Urbania: la moto si sgranchisce su questo tratto tutto da guidare. Come nel tratto che segue: da Sant'Angelo si abbandona la statale per seguire la via sottile di Piandimeleto, tra uliveti e frutteti, in una salita coinvolgente anche se in alcuni tratti rovinata nell'asfalto e che porta a imboccare la provinciale 258, arrivando nella zona dell'alpe della Luna.

Ecco il paradiso: prima campi coltivati e poi boschi di cerri, castagni e aghifoglie si distendono sulle pendici di questo Appennino selvatico. Lungo la strada tra Sestino e Badia Tedalda non si incontra nessuno, l'asfalto è un po' rattoppato ma la via è comunque piacevole da percorrere. Diversa questione il passo di Viamaggio: l'asfalto qui è ben tenuto e le curve si susseguono senza soluzione di continuità. Il passo ha un aspetto desolato, decadente: gli edifici degli hotel di un tempo sono fatiscenti. Ma questo non toglie nulla alla bellezza del paesaggio naturale e delle carreggiate fatte apposta per i motociclisti: nei fine settimana non si trova posto per la moto tanti sono i biker che affollano la cima del Passo.

Una degna conclusione

Ma è ancora Piero a chiedere di proseguire: Sansepolcro, paese natale dell'artista, è una tappa obbligata, con il museo Civico e la casa natale, entrambi visitabili. Anche se tutta la cittadina è un museo a cielo aperto ed è difficile lasciarlo per imboccare la sterrata di Citerna che raggiunge la piccola Monterchi, in cui attende una splendida fanciulla: la Madonna del Parto è un capolavoro da rimirare in ogni dettaglio. La perfezione del viso della giovane fanciulla in stato di gravidanza è una poesia.

Dopo Anghiari si potrebbe prendere il passo di Scheggia, ma vi suggerisco la strada provinciale che passa accanto alla splendida riserva naturale dei monti Rognosi e prosegue verso Ponte alla Piera: non vi si incontra nessuno e si attraversano paesaggi che hanno ancora la ruvida bellezza dell'Umbria anche se siamo entrati in Toscana.

Arezzo è proprio là sotto: ci si avvicina all'Arno per poi abbandonarlo in virtù del centro storico, raccolto. Qui attendono il ciclo di affreschi della Vera Croce, nella basilica di San Francesco e quello di Maria Maddalena, posto nel Duomo. Niente potrebbe chiudere meglio questo viaggio, in cui l'arte si fonde davvero col paesaggio delle quattro regioni che attraversa, come un saluto a Piero di Benedetto dei Franceschi, nato presumibilmente nel 1412 a Sansepolcro e diventato in breve uno dei più importanti pittori del Rinascimento.

Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 142 di Dueruote di Febbraio 2017