Mauritania in moto: sensazioni pure dall'Africa


di Pippo De Santis, foto di Roberto De Paolis, Pippo De Santis, Giorgio Ricc martedì, 10 luglio 2018
Dormire sulle conchiglie nel Banc D'arguin, giocare con i bambini Mauri a Benichad, parlare con i saggi di Ouadane, toccare i libri dell'antica biblioteca coranica di Chinguetti, viaggiare negli sconfinati Plateau interdunari di El Ghallouya: servono altri motivi per pensare di visitare questa terra incredibile?



Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 143 di Dueruote di Marzo 2017

Mauritania! La costa occidentale dell'Africa, le sabbie della battigia sull'Atlantico e quelle del Sahara. Mauritania, che viaggio! Questo itinerario porta in luoghi remoti, desertici, lontano dai circuiti dei tour organizzati. Lungo questo percorso si incontra quasi esclusivamente gente del luogo: in giro abbiamo incrociato meno di 30 persone, in viaggio come noi su 2 o 4 ruote, su inesplorate piste mauritane, tutte entusiaste della loro avventura.

Un viaggio nel viaggio

La Mauritania è un paese ormai sicuro dal punto di vista politico e non ci sono minacce particolari per i viaggiatori. La nostra impressione infatti è stata quella di assoluta tranquillità sia nelle zone desertiche sia nelle città e nei villaggi più importanti, dove c'è sempre una consistente presenza militare. Arrivare via terra dall'Italia è un lungo viaggio. In tutto, mettete in conto 6 giorni.

Si può accorciare il trasferimento su strada prendendo un traghetto da Genova o Livorno fino a Tangeri... ma poi rimarranno comunque oltre 2.000 km da fare. Un lungo nastro d'asfalto lungo la costa del Marocco e poi attraverso la regione del Sahara Occidentale, costeggiando un mare impetuoso e dominante, accompagna fino alla frontiera della Mauritania, nei pressi di Nouadhibou. Se si ha una buona guida locale, si riescono a sbrigare le formalità abbastanza velocemente.

La preparazione è importante

A Nouadhibou si sistema la moto per affrontare le piste, si preparano i viveri, la benzina e l'equipaggiamento che dovranno essere trasportati dal 4x4 di appoggio. Come avrete capito, serve una adeguata preparazione tecnica e logistica. Tutto deve essere a posto: il percorso prevede 2.000 chilometri di cui il 95% off-road, e ci sono poche possibilità di approvvigionamenti.

Il manubrio vira a sud: rotta lungo la costa atlantica attraverso il parco nazionale marino del Banc d'Arguin, territorio di transito per la fauna migratoria che dall'Africa fa rotta verso l'Europa. Che sorpresa accorgersi di viaggiare su un letto di conchiglie che fanno da rivestimento alla pista sabbiosa! Qui le dune lambiscono il pescosissimo mare e per diversi tratti si è obbligati a viaggiare sulla battigia, ma attenzione: solo nelle ore di bassa marea!Cormorani, pellicani, gabbiani e fenicotteri spiccano il volo davanti alla moto che corre per chilometri e chilometri sul bagnasciuga simile ad una tavola da biliardo.

L'inizio del viaggio sorprende di già, con questa incredibile scenografia. Di tanto in tanto la costa è punteggiata da piccoli villaggi di pescatori Imraguen, che con le loro lunghe e colorate lance a motore o a vela latina, tirano a secco reti sovraccariche di pesce. Aspettando la bassa marea si può approfittare del luogo per campeggiare su una privilegiata terrazza sabbiosa con vista mare, cucinando una squisita grigliata di pesce...

Lungo la costa

Le piste sulla costa proseguono per tre giorni, alternando guida pura a piacevoli incontri con gli abitanti dei villaggi. Poi si ripiega verso l'interno dove il terreno diventa più compatto, spesso intervallato da immense distese di sabbia piatta sulle quali è possibile viaggiare a tutto gas. In questa zona è essenziale disporre di uno strumento GPS di qualità (e soprattutto affidabile), poiché le piste non sono sempre marcate e le tracce si perdono negli enormi plateaux. Lasciata la costa, dunque, mantenendo CAP 50° si arriva direttamente all'oasi di Benichab. Non ci sono strutture ricettive, ma potrebbe capitarvi di essere accolti dai locali: noi siamo ospiti d'onore di una gentilissima famiglia maura. Lasciamo così ripiegate le nostre tende e ci accomodiamo su comodi materassi nella veranda della loro semplice casa. La brezza, leggera calda e secca, l'immancabile tè, il couscous, e le gradevoli discussioni in francese creano un'atmosfera magica. Ci rimarrà dentro.

Tra oasi e città antichissime

A malincuore si lascia l'oasi, puntando in direzione nord-est, verso l'Adrar, attraverso sconfinati plateaux e cordoni dunari, fino a raggiungere l'importante villaggio di Akjoujt. Dopo una sosta, si prosegue su un terreno roccioso e impervio che d'improvviso lascia il posto all'enorme duna bianca di Azoueiga. Impressionante e magica, anticipa lo spettacolare passo di Tifoujar e l'oasi con acqua termale di Terjit. Un'altra sosta per la notte, che si può passare nei graziosi bungalow adiacenti alla sorgente, dove un bel bagno rilassante è d'obbligo. Il contrasto tra il nero della falesia, il verde dell'oasi e il giallo della sabbia che la circonda è nettissimo. Il paesaggio sembra un dipinto e il silenzio ne sottolinea i tratti. La cavalcata prosegue nel deserto fino a raggiungere Chinguetti, letteralmente inghiottita dalle dune dell'erg Ouarane. Qui ci si ferma per le preziose biblioteche coraniche di quella che fu una delle 7 città sante dell'Islam, dove sono gelosamente custoditi antichissimi mano scritti. Chinguetti meriterebbe una sosta di più giorni, ma il nostro itinerario è ancora molto ricco: ci attende Ouadane, anch'essa patrimonio dell'UNESCO.

L'occhio del Sahara

Si viaggia ora velocemente su un largo nastro di sabbia piatta e in meno di 2 ore si raggiunge Ouadane, l'importante centro carovaniero ormai in rovina, ma che mantiene intatto il suo fascino. Camminando nella città vecchia, ci sembra ancora di udire le voci di un tempo dei mercanti di sale e spezie. A Ouadane si può approfittare per effettuare un accurato tagliando alle moto, dopo i chilometri di piste percorsi. Per questo genere di viaggi occorrono moto robuste e di comprovata affidabilità e semplicità, grande autonomia e consumi ridotti, poco importa se sono datate. Noi abbiamo utilizzato due Honda XR 650 ed una storica Yamaha XT 600 che ha attraversato tutti i deserti africani.

Si prosegue per il Guelb er Richat, l'occhio del Sahara, una gigantesca formazione rocciosa fatta di cerchi concentrici simili ad un'orbita, del diametro di 40 chilometri, ben visibile da immagini satellitari ma meno evidente da terra. Intorno sono ancora dune e orizzonti infiniti per raggiungere l'antico avamposto militare di El Ghallouya. In quest'area sono presenti pitture ed incisioni rupestri di circa 10.000 anni fa e numerosi utensili disseminati sul fondo sabbioso, risalenti al neolitico. Che emozione vedere all'improvviso affiorare dalla sabbia un'ascia in pietra perfettamente conservata! A pochi chilometri di distanza, poi, nel rudimentale ma fornitissimo museo dell'anziano Yeslem ad El Beyed, si possono ammirare centinaia di asce simili a quella ritrovata, frecce, vasellame, macine e altri oggetti che impreziosiscono questo luogo pieno di fascino.

In linea retta

Le moto volano sui velocissimi plateaux, dei veri e propri laghi prosciugati dal fondo scuro e compatto. Pochi chilometri ci separano da Atar, capoluogo dell'Adrar, dove non c'è nulla di interessante; ma la città è un crocevia strategico per gli approvvigionamenti ed i trasporti: è il tipico agglomerato polveroso, rumoroso, disordinato e affollato, in perfetto stile africano. Qui si trova tutto ciò di cui si potrebbe aver bisogno, compresi i ricambi di vecchie e decrepite Mercedes Anni 80 che sopravvivono inossidabili nel tempo e con le quali i locali affrontano qualsiasi pista.

Gli ultimi 600 chilometri che ci separano da Nouadhibou corrispondono ad una linea retta, a volte insidiosa e difficoltosa che viaggia a fianco della mitica ferrovia del treno merci più lungo al mondo. Vederlo transitare è un'emozione che fa tornare bambini: uno, dieci, trenta, centocinquanta vagoni carichi di minerali che da Zouerat, avvolti in una nuvola di polvere, corrono verso la costa atlantica dove verranno lavorati.

Lungo il suo percorso, piccole stazioni raggruppano una manciata di case affollate di bambini che corrono incontro alle nostre moto con alcuni depliant in cui si mette in guardia la popolazione dal pericolo di mine ancore disseminate sul terreno a nord della ferrovia, lungo il confine con l'ex sahara spagnolo. Prima dell'arrivo lo spettacolo finale è l'imponente Ben Amera, il terzo monolite più grande al mondo, uno scuro panettone granitico alto 400 metri e perfettamente levigato. Mettere le ruote sulla superficie liscia di questo gigantesco sasso nero è un'attrazione irresistibile.

Chiudiamo questo ipotetico anello desertico ritornando a Nouadhibou, il nostro punto di partenza e di fine viaggio: la Mauritania offre inaspettate e straordinarie immagini, sensazioni, incontri, esperienze ed emozioni che consigliamo a tutti di provare almeno una volta nella vita… meglio se in moto!

Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 143 di Dueruote di Marzo 2017