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Le moto del futuro: ecco come saranno

di Riccardo Matesic il 13/10/2014 in Attualità

Una forte dose di elettronica, sistemi d'illuminazione evoluti, sospensioni e impianti frenanti intelligenti. Sono questi gli elementi che renderanno più sicure le moto del futuro secondo i costruttori

Le moto del futuro: ecco come saranno
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"The safe ride to the future". La guida sicura per il futuro. È il titolo del documento che i costruttori europei dell'Acem hanno presentato per riassumere lo stato dell'arte e i loro impegni futuri per la sicurezza dei motociclisti.
Si comincia da una descrizione del quadro attuale: nonostante fra il 2000 e il 2012 il parco europeo di mezzi a due ruote sia aumentato del 25,2%, la mortalità annuale dei motociclisti è scesa del 39%, da 7.554 a 4.566 casi.
Una tendenza positiva che non sembra arrestarsi, visto che restringendo il periodo agli ultimi 3 anni (2010-2012) si riscontra un calo del 13,4%.
Merito dell'informazione e della forte sensibilizzazione fatte negli anni sul tema della sicurezza stradale. E l'Acem cita anche il suo impegno a riguardo, con il protocollo volontario del 2001 per le luci anabbaglianti automaticamente accese su moto e scooter, o con l'offerta in costante aumento di veicoli dotati di ABS.
Dunque il mondo delle due ruote può essere soddisfatto dei risultati ottenuti. Ora però, per andare avanti è fondamentale, dicono gli industriali europei, che il mondo politico cambi approccio nei nostri confronti, smettendo di chiedersi banalmente come affrontare il problema della sicurezza dei motociclisti.

Sarebbe insomma assai più corretto partire dalla consapevolezza che il motociclismo porta molti benefici socio-economici e offre un'alternativa valida all'automobile per gli spostamenti casa-lavoro. In tale ottica, la domanda corretta che i politici dovrebbero porsi potrebbe essere "cosa si può fare per supportare questo importante settore, riducendo la vulnerabilità dei motociclisti e la loro mortalità?".

Gli impegni dei costruttori
Dal canto suo l'industria ha individuato alcuni aspetti tecnici prioritari per la sicurezza.
Si comincia con gli ITS (gli Intelligent Transport Systems, vale a dire le dotazioni elettroniche che aumentano la sicurezza). In questo campo le applicazioni sono infinite. I sistemi ritenuti più importanti sono però quelli che consentono la comunicazione dei veicoli uno con l'altro o con le infrastrutture stradali (V2V e V2I). Perché due mezzi che comunicano fra loro possono avvisare i conducenti di un rischio di collisione. Mentre la comunicazione con semafori o guardrail può mettere in guardia sulla presenza di code, fondo sdrucciolevole o altro. Anche solo suggerire gli itinerari meno trafficati.
Il nodo però è anche capire cosa e come proporre. Perché i congegni che limitano automaticamente la velocità, ad esempio, sulle moto sono considerati pericolosi. Meglio piuttosto un sistema che dia un warning al guidatore in caso di pericolo, con una spia rossa ben visibile e la vibrazione di manopole e sella.
Sarebbe invece a buon punto lo sviluppo dell'e-Call automatico, un congegno che chiama automaticamente una centrale operativa per dare l'allarme in caso di incidente del motociclista.
Le prime applicazioni in serie di tutto ciò non sarebbero troppo lontane. Indicativamente si parla del 2020 per le prime moto in commercio con tali dotazioni.

Dal punto di vista degli impianti d'illuminazione, il punto di partenza è che la difficoltà degli altri guidatori a riconoscere la moto che sopraggiunge e a ben valutarne distanza e velocità è alla base della maggior parte degli incidenti su strade urbane.
Per questo negli anni sono stati messi a punto impianti d'illuminazione specificamente studiati, con più fari posizionati a formare un triangolo e con luci specifiche per la marcia in ore diurne. Poi ci sono i fari adattativi, che seguono la curva e l'inclinazione della moto, e le lampade a LED. La ricerca va avanti.

L'elettronica applicata alle sospensioni già adesso permette regolazioni automatiche in funzione del carico e del tipo di guida. In futuro consentirà di avere sospensioni che si autoregolano in funzione del tipo di strada, della velocità e dello stile di guida del momento.
E la ricerca prosegue anche per i sistemi di frenata avanzati, gli ABS, che oggi sono stati sviluppati su tipologie differenti, adattandosi al meglio alle moto, che siano turistiche, sportive o race replica. C'è ancora un po' di ritrosia da parte dei motociclisti ad accettare questa tecnologia, ma ogni nazione ha la sua cultura: in Germania il 90% dei mezzi a due ruote venduti monta l'ABS!
Dal punto di vista degli studi scientifici, infine, l'Acem è attualmente impegnata nel progetto Udrive (udrive.eu), un'indagine naturalistica. Si tratta di una ricerca condotta su un campione di 240 guidatori d'auto, 150 camionisti e 40 motociclisti. Verranno tutti seguiti per un anno con l'ausilio di rilevatori e telecamere in ogni fase di guida, per rilevare i movimenti, i gesti, gli sguardi e i tempi di reazione. In altre parole il loro comportamento nel traffico e capire cosa contribuisce a creare le situazioni d'incidente e, ancora più importante, quelle dei mancati incidenti; le collisioni sfiorate.
Ma è lunga la lista dei progetti di ricerca ai quali i costruttori hanno partecipato. Iniziative che hanno approfondito le conoscenze di tutti e aperto la strada a nuove dotazioni delle nostre moto. Speriamo a questo punto che anche il mondo politico e quello delle amministrazioni decidano di attingere sempre più da questo archivio di informazioni così ampio.

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