Dall'aperitivo alla pista il passo è breve, specie se a cambiarsi d'abito è la cattiva e fascinosa tre cilindri inglese. L'abbiamo provata su strada e in gara nell'omonimo trofeo
Dall'aperitivo alla pista il passo è breve, specie se a cambiarsi d'abito è la cattiva e fascinosa tre cilindri inglese. L'abbiamo provata su strada e in gara nell'omonimo trofeo
Sono davvero poche le moto che offrono una doppia e radicalmente antitetica personalità. Certo, ci sono quelle che si prestano a differenti utilizzi: un parabrezza più protettivo, una borsa da serbatoio e il gioco è fatto. Ma non stiamo parlando di questo. Ci riferiamo invece a mezzi intimamente cobattuti tra tendenze opposte. Uno di queste reca sul serbatoio la scritta Triumph e sul codino Speed Triple. La naked inglese è una sorta di contraddizione in termini, un Giano Bifronte che incarna eleganza e cattiveria, classe e prestazioni. Quante volte l'abbiamo vista parcheggiata, senza sfigurare, davanti ai locali alla moda; e quante altre l'abbiamo sentita rombare sui tornanti di un qualsiasi passo appenninico. Un'appagante schizofrenia che è emersa anche nel corso della nostra prova che ci ha visto impegnati nella prima tappa dell'omonimo trofeo corsa a Vallelunga e in qualche uscita serale per l'aperitivo... E in entrambi i casi i risultati sono andati oltre le aspettative...
Particolare ma bella
Non c'è che dire: la Speed è una delle naked più belle e coinvolgenti in circolazione, a suo modo elegante e raffinata, con soluzioni tecnico-stilistiche che la rendono unica. Stiamo ovviamente parlando del frontale, dotato di doppio gruppo ottico sormontato dal minuscolo frangivento, ma anche del codone tozzo ornato dal doppio silenziatore. Elementi che sapientemente mixati al massiccio tre cilindri di 1.050 cc, al telaio in tubi (saldati a formare una struttura a doppio trave) e al monobraccio creano un mezzo personalissimo. Della Speed, presentata nel 1994, si è già detto e scritto tutto: sicuramente meno conosciuta è la versione trofeo che, spogliata di ogni inutile orpello (per la pista, s'intende), diviene se possibile ancor più cattiva e brutale nelle forme e nella sostanza. Spariscono specchi, fanali, indicatori di direzione e doppio scarico, rimpiazzato da un bellissimo impianto con «tromboncino» finale che esce sul lato destro. Nel kit, fornito all'atto dell'iscrizione, sono inoltre compresi il codone monoposto, la vasca sottocoppa e il manubrio a piega bassa. Ma per l'impiego in pista tutto ciò è in qualche modo secondario: a livello di propulsore (rigorosamente di serie) il regolamento permette la sostituzione del filtro dell'aria con elemento più libero e l'impiego del kit Dynojet per adeguare la carburazione. Altrettanto importanti le modifiche alla ciclistica: nell'insieme spicca l'ammortizzatore Öhlins, il kit per adeguare la taratura della forcella e la pompa Brembo radiale del freno anteriore.
Un puledro da domare
Dalla strada (città o misto che sia) alla pista il passo non è stato poi così lungo; anche perché in fondo, viste le poche modifiche concesse dal regolamento del trofeo, la moto rimane sostanzialmente la stessa, una verace, cattiva e maschia naked. La Speed è un toro da prendere per le corna, un mezzo tutto muscoli che offre un propulsore dall'incredibile schiena, dotato di una erogazione ai medi eccezionale. Ma anche una ciclistica estremamente solida, magari non agile come quella di certe rivali, ma gratificante quando la si forza in curva, laddove mette in campo un appoggio saldo e preciso. Sensazioni appaganti su strada che si fanno esaltanti in pista: le limitate modifiche al propulsore non ne cambiano il carattere (e nemmeno le prestazioni, che rimangono di primo piano). Più significative quelle alla ciclistica, come abbiamo avuto modo di verificare durante i primi turni di prove libere della gara di Vallelunga. Il fine settimana da piloti inizia prudentemente cercando di prendere confidenza con la Speed in versione trofeo. Fin dai primi giri ritroviamo il bel feeling della versione stradale; meno semplice è capire fin dove ci si può spingere in curva. La ciclistica reagisce in maniera più composta in ogni condizione: in inserimento l'avantreno pare ancor più preciso e sicuro e la stabilità a prova di bomba. Ma ciò che entusiasma di più è il rombo che esce dallo scarico, cupo e baritonale, una melodia che ci accompagna sugli allunghi dell'autodromo laziale a cui corrispondono prestazioni di tutto rispetto. Ma l'attesa è per le prove ufficiali: l'assetto trovato nelle libere è soddisfacente e nonostante una certa inerzia che emerge nella parte lenta della pista - il peso rimane comunque rilevante - la moto si lascia guidare in maniera efficace. Gomme nuove, le Metzeler Racetec, e ci gettiamo nella mischia: dopo qualche giro per riprendere le misure con moto e pista strappiamo il nostro tempo di 1' 50" e 460, oltre un secondo più veloci del venerdi e ci ritro- viamo quinti nel provvisorio schieramento di partenza, a 7 decimi dalla pole. Non male, anche se nei giri veloci la moto è parsa meno a punto del previsto: il problema sono gli angoli di inclinazione, la Speed tocca troppo presto. Un problema di non facile soluzione; intervenire sulle sospensioni significa anche modificare l'assetto, ci limitiamo quindi ad alzare il retrotreno lavorando sull'eccentrico del registro catena. Fortunatamente nel secondo turno nessuno riesce a migliorare e in griglia siamo in seconda fila.
Semaforo verde
L'attesa del via è sempre sofferta, specialmente quando si parte davanti: un attimo di indecisione e si finisce nel gruppone. Scatta il verde e indovi-niamo la partenza del secolo; ai Cimini siamo secondi, nel gruppone di quelli che contano. La gara si fa tirata tanto che giriamo di passo in 1 e 50 «basso» scendendo ripetutamente sotto il tempo spuntato nelle prove. Subiamo qualche sorpasso e ci sistemiamo prudentemente in fondo al gruppo, anche perché la fatica inizia a farsi sentire. La Speed nella guida è gratificante ma anche faticosa: e alla lunga perdiamo in reattività. Non molliamo tanto che in più di un'occasione giriamo in 1 e 49, ma non siamo più così freschi da permetterci di attaccare. E mancano pochi giri al termine; ci ritroviamo settimi, a un soffio dai primi. Ultimo giro, davanti si toccano, qualcuno finisce largo. Con un colpo di reni azzardiamo qualche sorpasso, l'ultimo sulla linea del traguardo. Per dieci millesimi sul diretto inseguitore arriviamo quarti, a quattro secondi dal vincitore. E dire che avevamo fatto conoscenza con la Speed «cattiva» solo due giorni prima...