Triumph Bonneville T100


di Alfredo Verdicchio Da Dueruote di Settembre 2016
Triumph Bonneville T100 Dall'archivio Prove
  1. 1.200 cc
  2. 80 CV
  3. 2 cilindri in linea
  4. Euro4
  5. € 12.100 c.i.m.

La nuova classic bike inglese si rivoluziona senza darlo a vedere. In più porta con sé lo stesso feeling, le stesse emozioni, lo stesso piacere di guida della sua progenitrice, il tutto alzando l'asticella a un livello superiore.

La Bonnie è sempre la Bonnie. Le puoi cambiare i colori, farla a strisce o a pois, con la bandiera U.K. sul serbatoio o monocromatica, metterle le ruote da 17" in lega al posto di quelle più pesanti a raggi in acciaio, oppure abbassarle i manubri per gli "sparoni" o alzarle lo scarico per tramutarla in una scrambler, ma alla fine...alla fine la sostanza cambia poco, la Bonneville è una di quelle moto che come la fai fai piace, per quel sapore vintage autentico e perché sali in sella e la senti subito tua.

Altro che vecchietta

Questo è quello che si prova alla guida della nuova Triumph Bonneville T120, cioè che sembra di conoscerla di già. Un po' come quando si incontra un vecchio amico: il tempo di scambiare due battute e ci si ritrova a braccetto a fare nottata. Con i suoi pregi (facilità) e i suoi difetti (avantreno pesante, angolo di sterzo ridotto). Sorella "maggiorata" della precedente T100, la T120 ha dalla sua un fisico più maturo, per alcuni aspetti cresciuto (è più larga e alta di sella) e per altri addirittura no (scendono l'interasse, la lunghezza max e la capacità serbatoio di 2 lt) senza che le proporzioni e l'equilibrio estetico vengano meno. E, soprattutto, la nuova T120 mette in bella mostra un nuovo motore, sempre bicilindrico in linea, ma ora da 1.200 cc (ben 335 cc in più rispetto alla T100), raffreddato a liquido nonostante la fitta alettatura (il radiatore si trova dietro la ruota anteriore) e forte di 80 CV e 10,7 kgm di coppia massima a 3.100 giri (contro i 68 CV e 6,9 kgm della T100). Il che vuol dire che in fatto di muscoli, prontezza e pastosità la nuova Bonnie fa un bel salto in avanti. Un po' come quando si passa dalla pubertà all'adolescenza, che cresce tutto, il fisico, la forza, la barba e pure la libidine... La precedente T100 prendeva giri sì in modo rapido, ma lineare, quasi elettrica; sulla nuova T120 invece il twin pistona con lo stesso stile di una custom, con maggiore corpo e forza tra i 1.500 e i 3.000 giri, per poi fare sentire tutta la sua potenza dai 3.500. Una goduria anche semplicemente passeggiare per statali, concedendosi il piacere di ammirare i panorami e inebriarsi dei profumi dell'ambiente circostante. Da soli o in dolce compagnia, che tanto di spazio a bordo ce n'è in abbondanza: la sella è abitabile, piatta e ben imbottita e invoglia anche alle lunghe distanze in souplesse. Parliamo di quelle uscite "no stress", dove la fretta non sta di casa. Che il bello del viaggiare, come si dice, non è tanto l'arrivo quanto quel che c'è in mezzo.

Twin generoso

Se poi, invece, ci si ritrova a dover accelerare i tempi perché chi tardi arriva male alloggia, nessun problema, basta dare più gas e il bicilindrico della Bonneville T120 inizia a spingere con decisione e progressione. Senza mai diventare cattivo e conquistando per il vigore messo in gioco ai medi regimi, che poi sono quelli che più servono e vengono tirati in causa nella stragrande maggioranza delle situazioni. Se poi per sbaglio se ne dà troppo e il posteriore accenna a "partire" (specie a moto inclinata), ci pensa il controllo di trazione, dolce e puntuale nella sua azione. Peccato solo per le vibrazioni che iniziano a farsi sentire su pedane e manubrio dai 4.000 giri. A confermare il suo animo generoso ci si mette anche la zona rossa posta ai 7.000 giri, non troppo in alto, per sottolineare lo spirito di questo motore, che è tutto tranne che sportivo. Come giusto che sia per una moto come la Bonneville T120, che non nasce certo per correre, anche se sul veloce la ciclistica offre stabilità e tanta sicurezza, nonostante le quote ciclistiche non siano poi così tanto conservative. La T120, infatti, non è così lenta tra le curve. Non è un fulmine in ingresso, ma anticipando leggermente l'azione sul manubrio, va giù in cerca del punto di corda con una rassicurante rotondità. Soffre di più nei cambi di direzione: qui la ruota anteriore in acciaio a raggi da 18" si fa sentire in termini di peso e reattività nonostante il manubrio largo, che con la sua leva rende la guida nel misto meno faticosa. Il che finisce per confermare la Bonnie una moto buona per tutto e per tutti, anche per quelli che ogni tanto vogliono divertirsi piegando, tirando il collo al motore in uscita di curva, strizzando il freno in staccata e mettendo in crisi le sospensioni (gli ammortizzatori soffrono sugli avvallamenti accentuati) con trasferimenti di carico repentini. A proposito, la coppia di disconi all'anteriore non si comporta niente male: non "mordono" cattivi, però convincono per modulabilità e resistenza allo sforzo. Insomma, la guida "soft" sulla Bonnie è quella che paga di più.

Listino

  • dingocross
    Uomo, 60 anni , BMW R 1200 R, Va in moto da 44 anni

    c'e' un errore - Il titolo dice T100, il pezzo parla della T120.

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