SWM Silver Vase 440, SWM Gran Milano 440


di Andrea Padovani Da Dueruote di Settembre 2016
SWM Silver Vase 440 Dall'archivio Prove
  1. SWM Silver Vase 440
  2. 445,3 cc
  3. 30 CV
  4. 1 cilindro verticale
  5. Euro3
  6. € 5.350 c.i.m
  1. SWM Gran Milano 440
  2. 445,3 cc
  3. 30 CV
  4. 1 cilindro verticale
  5. Euro3
  6. € 5.750 c.i.m.

Il rilancio dello storico marchio italiano dell'off-road, oltre alle proposte enduro e motard, prevede anche queste due monocilindriche dal sapore vintage: una declinata in modalità scrambler e l'altra con spirito cafe racer.

La storia della SWM risale a molti anni fa, all'inizio degli Anni 70, con la produzione di moto da fuoristrada. Una storia che è rimasta nel cuore di molti amanti della Regolarità (nome con cui veniva definita quella che è oggi la disciplina sportiva dell'Enduro), stregati dai propri ricordi e dalle forme di quei modelli. Le tre lettere che compongono il logo SWM sono l'acronimo di Speedy Working Motorcycles, marchio nato della fantasia di due appassionati lombardi (Pietro Sironi e Fausto Vergani) che quasi per gioco hanno iniziato a creare dei modelli off-road spinti da motori due tempi Sachs e Rotax. La produzione SWM è continuata fino alla metà degli anni Ottanta circa, quando l'azienda chiuse i battenti. Poi il nulla, come è accaduto per altre realtà italiane, soffocate dall'arrivo dei giapponesi. Questo silenzio è stato rotto nel 2014 con l'annuncio del ritorno del marchio lombardo, con le prime apparizioni ai saloni internazionali e l'avvio della produzione l'anno successivo, all'interno dei capannoni che furono della Husqvarna a Cassinetta di Biandronno, a due passi da Varese. L'SWM è ripartita proprio dai progetti off-road firmati "Husky", sfruttando il know-how dei fornitori della zona e quello degli operai e dei tecnici lombardi. Forte dei finanziamenti e della tecnologia del colosso cinese Shineray Group (molti componenti sono realizzati nel Paese orientale), l'SWM si è rimessa in moto, allargando la produzione anche a modelli meno specialistici e orientati a soddisfare i gusti di un pubblico più ampio. Stiamo parlando delle nude oggetto di questo servizio, la Silver Vale 440 e la Gran Milano 440. Leggere, facili e caratterizzate da una evocativa estetica. La Silver Vale non è una moto da off-road, ma riprende qualche dettaglio che si ispira a quel mondo della Regolarità di cui dicevamo, come ad esempio l'accenno di tebelle portanumero gialle sui fianchetti. La Gran Milano, con i suoi mezzi manubri, gioca invece al ruolo di sportiva stradale Anni 70.

Stessa base tecnica

Il cuore delle due nude italiane è il medesimo: si tratta di un monocilindrico quattro tempi, raffreddato ad aria, con cilindrata di 445,3 cc: il piccolo radiatore che si può notare in prossimità del cannotto di sterzo contribuisce solo al raffreddamento del lubrificante, che circola in un sistema a carter secco. Questa soluzione permette di contenere le dimensioni del basamento, limitando gli ingombri in altezza del propulsore. La distribuzione è monoalbero a camme in testa con quattro valvole, il sistema di alimentazione è ad iniezione elettronica. L'unica differenza riguarda la rapportatura finale: la Gran Milano monta un pignone da 16, mentre la Silver Vase da 15 denti, nell'eventualità di qualche blanda scorribanda fuoristrada, che il suo stile un po' scrambler può ispirare. Il telaio è identico, così come l'inclinazione del cannotto di sterzo, ma poi ognuna delle due moto prende la sua strada anche dal punto di vista tecnico. La Silver Vase ha ruota anteriore da 19", la Gran Milano da 17". Cambiano il forcellone (davvero bello quello in alluminio della Gran Milano) e le sospensioni: quelle della Silver Vase sono semplici e in linea con lo spirito del progetto (si notino gli ornamentali soffietti che proteggono gli steli della forcella). Più "sportive" quelle della sorella: la forcella e i due ammortizzatori (con serbatoio separato) sono completamente regolabili e offrono una taratura più sostenuta, adatta all'indole cafe racer della moto. La Gran Milano si riconosce anche per i semimanubri e i due appariscenti terminali di scarico alti. All'atto dell'acquisto questa moto viene consegnata con due differenti selle, una monoposto che integra una sorta di codino dotato di fanalino, e una biposto. Differenze importanti anche per quello che riguarda gli impianti frenanti: quello della Gran Milano presenta un disco più grande, di tipo a margherita, morso da una pinza più potente.

Naked o tuttoterreno?

Stesso motore, stessa cilindrata, sensazioni diametralmente diverse. La posizione di guida rialzata della Silver Vase e quella pronunciata verso l'avantreno della Gran Milano incidono in maniera opposta sulle caratteristiche dinamiche. Più comoda e intuitiva la prima, anche grazie al manubrio con un più ampio braccio di leva, più specialistica e aggressiva la seconda. La Gran Milano sulle prime disorienta non poco il pilota e il motivo è da ricondurre alla strana scelta dei pneumatici di primo equipaggiamento, i Golden Tyre GT 260 Rain Pro, coperture da utilizzare in caso di asfalto bagnato con le più specialistiche supermotard. Il risultato di andare a spasso con una moto dotata di rain è che alle basse velocità lo sterzo risulta pesante, questo a causa della mescola morbida che "aggrappa" molto sull'asfalto e dei tasselli che tendono a "muoversi" parecchio creando una sorta di cuscinetto tra il fondo e la carcassa della gomma. Una sensazione strana a cui occorre abituarsi ma che si affievolisce via via che le velocità in gioco aumentano. Anche perché la Gran Milano non pesa molto (168 kg sulla nostra bilancia) e proprio per questo le gomme sono stressate in maniera contenuta. Questo significa che in percorrenza la moto rimane comunque sufficientemente precisa e neutra, mai imprevedibile o pericolosa. Nei cambi di direzione, poi, risulta sempre facile da gestire e molto reattiva, merito di sospensioni ben tarate e sostenute. Tanta bontà un po' si paga sulle sconnessioni che non vengono filtrate a dovere e che si trasmettono al pilota in modo sensibile. In questo senso va un po' meglio sulla Silver Vase, non fosse altro per la posizione eretta del busto: qui il pilota viaggia in modo più rilassato, tranquillo, godendo di reazioni ciclistiche più... normali. La ruota da 19" installata all'avantreno non incide l'asfalto come farebbe una da 17", ma comunque offre un buon appoggio e feeling a sufficienza per osare nel misto e divertirsi. Certo, nelle esse occorre andare un filino più decisi sullo sterzo per farle cambiare traiettoria, sfruttando l'ampio manubrio, ma rientra tutto nella norma. Meno apprezzabile il comportamento della coppia di ammortizzatori che rispondono in modo secco sulle malformazioni. Per i freni, avremmo gradito un po' più di mordente dal disco anteriore della Silver Vase, modulabile ma carente quanto a potenza. Anche perché non c'è l'ABS nelle due SWM e quindi a forzare troppo sulla leva nelle decelerazioni di emergenza si rischia di perdere la misura, arrivando magari al bloccaggio. Nulla di tutto ciò nella Gran Milano, dotata di un impianto anteriore eccellente sotto tutti i punti di vista: potenza e modulabilità sono ottimi, occorre solo tenere presente che il grip dei pneumatici è particolare. Ma questo è un argomento già trattato. Identico invece il comportamento del disco posteriore: su entrambe è potente ma sempre ben gestibile. Che si parli di Silver Vase o di Gran Milano, le valutazioni sul motore coincidono: è un monocilindrico divertente e molto generoso. L'erogazione, fatta la tara alla cilindrata non certo maxi, è corposa fin dai regimi più bassi: già a 3.000 giri la spinta è notevole, buona la progressione tra i 3.000 e i 5.000 giri, aggressivo il temperamento oltre questa soglia fino all'intervento del limitatore posto prima dei 9.000 giri (la zona rossa dello strumento è piuttosto ottimistica...). Unica controindicazione, le vibrazioni che ai regimi più elevati si fanno leggermente sentire. Una caratteristica prevedibile trattandosi di un monocilindrico quattro tempi. Ma anche qui crediamo che non sia un problema insormontabile: queste moto vanno godute in souplesse, inserendo una marcia dopo l'altra, senza esagerare col gas. Certo, se poi inizia il misto... al polso non si comanda.

Listino
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    SWM

    Silver Vase 440

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    SWM

    Gran Milano 440


  • biagio71042
    Uomo, 68 anni

    Non bastano quelle che abbiamo. - Adesso alla Benelli si aggiungono i Cinesi della SWM. Non sono contrario che i Dragoni vengano ad investire in Italia, la mia preoccupazione riguarda la frammentazione industriale. Come in passato la Passione uccide il Paese. faccio i miei in bocca al lupo anche alla SWM. Io avrei optato per un consorzio di Aziende che condividessero parti comuni e permettessero l'omogeneita' di componentistica.

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