Kawasaki VN 900 Custom

di Nicola Andreetto

Impazzite per lo stile custom ma siete attenti sia alla facilità d'uso sia al portafogli? Eccovi due candidate ideali, dall'identica istruzione ma con filosofie di vita differenti che vi renderanno difficile la scelta

Kawasaki VN 900

  • 903 cc
  • ll
  • 78,0 Nm (8,0 kgm)
  • ll
  • 2 cilindri a V
  • ll
  • Euro 3
  • ll
  • € 9.140 c.i.m.

Harley-Davidson Sportster 883

  • 883 cc
  • ll
  • 70,0 Nm (7,13 kgm)
  • ll
  • 2 cilindri a V di 45°
  • ll
  • Euro 3
  • ll
  • € 9.400 c.i.m.

Si fa presto a dire "voglio una custom", ma il genere è ricco di sfumature e di sotto-segmenti. Così, concentrandoci su quelle che possiamo defi- nire "entry-level", cioè adatte anche come prima moto e in vendita a prezzi possibilmente a portata dei più, abbiamo individuato due proposte allineate per quanto riguarda cilindrata, dati di potenza e "portafogli", ma agli antipodi per interpretazione del tema cruiser. Una vanta nobili natali ed è l'ultima rampolla di una genealogia ricca di storia, charme e successi; l'altra è il più recente aggiornamento "total black" di una gamma che ha costruito la propria fama sulla concretezza. Stiamo parlando rispettivamente della Harley-Davidson Sportster 883 SuperLow, ovvero la più bassa della sua famiglia, e della Kawasaki VN900 Custom, nella speciale veste nera come la notte. Il conto da pagare per realizzare il vostro sogno di libertà, in entrambi i casi, è di circa 9000 euro.

La nobile e la ribelle

Per una volta tanto il ruolo della ribelle non tocca a un'americana ma, strano a dirsi, a una giapponese, mentre la statunitense può recitare il ruolo della ragazza per bene. La SuperLow appare graziosa e posata, quasi ammiccante. Il suo look sembra derivare dalla scuola "low rider" degli anni Settanta, e assomiglia più a una vecchia Dyna che a una moderna Sportster. Richiami ai mitici Seventies si incontrano qua e là, a partire dal panciuto serbatoio "Walnut" da 17 litri ricoperto da uno spesso strato di vernice brillante. Si ritrovano, poi, nell'adozione di un manubrio piuttosto alto e dalla curvatura ampia oltre che nella coppia di ammortizzatori posteriori ribassati. Un appunto: la SuperLow è omologata per due ma la sella di serie è monoposto. È il filone chopper quello a cui attinge invece la Kawasaki che si riconosce subito per l'adozione all'anteriore di un sottile pneumatico da 80/90 calzato da una ruota in lega da 21". All'avantreno smilzo fa da contr'altare il retrotreno più muscoloso con ruota lenticolare da 15" e gommone da 180/70. Il fascino delle forme opulente della VN900 viene poi rafforzato dalla verniciatura nero opaco, un tocco semplice ma efficace quanto le cromature ben realizzate, il manubrio largo e dritto - "dragbar", in gergo custom - e la sella, più bassa da terra e maggiormente accogliente rispetto all'americana. Insomma, basta osservarle per capire che le due appartengono allo stesso mondo ma lo vivono in modo molto diverso. Un elemento che però le accomuna c'è, ed è la ridotta altezza della seduta da terra. In millimetri si parla di 695 per la Superlow e 685 per la VN900. Se entrambe assicurano un comodo appoggio dei piedi a terra per piloti di qualsiasi statura, va detto che a fare la differenza in questo caso è la disposizione dei componenti che la circondano. Sulla H-D il vantaggio di un cuscino più rastremato sui lati che permette di divaricare meno le gambe, viene annullato dalla sua scarsa imbottitura e, soprattutto, dalle pedane troppo larghe su cui, puntualmente, si rischia di sbattere con le tibie o di rimanere impigliati con l'orlo del jeans ogni qualvolta si metta giù il piede. Una pecca piuttosto evidente in un'ergonomia di seduta sporcata, tra l'altro, anche dalla scarsa distanza tra il piano di seduta e i poggiapiedi che costringe a rannicchiare le gambe più del dovuto. In questo, la Super-Low è poco Harley. Tutta un'altra filosofia quella della Kawasaki che offre un'ergonomia adatta a gambe di tutte le taglie. Così, sulla VN900 troviamo pedane più avanzate e con comandi a pedale facilmente raggiungibili. Insomma, in termini di comfort il confronto lo vince la Kawasaki, più adatta a una trasferta di medio raggio anche per la posizione di guida maggiormente inserita nella moto, quindi più protettiva.

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