Ducati 959 Panigale (Arctic White Silk), Ducati Hypermotard 939 SP


di Andrea Padovani Da Dueruote di Dicembre 2016
Ducati 959 Panigale (Arctic White Silk) Dall'archivio Prove
  1. Ducati 959 Panigale (Arctic White Silk)
  2. 955,0 cc
  3. 157
  4. 2 cilindri a V di 90°
  5. Euro4
  6. € 17.040 c.i.m.
  1. Ducati Hypermotard 939 SP
  2. 937,0 cc
  3. 113
  4. 2 cilindri a L
  5. Euro4
  6. € 15.840 c.i.m.

Manubrio largo e alto…o basso e spiovente? Carenatura integrale o meccanica a vista? Difficile decidere quale sia la sportiva più efficace per una sana sparata nel misto. Abbiamo cercato di capirlo mettendo a confronto in pista e su strada due cavalli di razza marcati Ducati. E le sorprese non sono mancate...

Che cosa si intende per guida sportiva? Questa domanda ammette molte risposte, decine di variabili oggettive, incalcolabili sfumature personali. Si va dal misto di una qualsiasi strada secondaria delle nostre montagne, ai cordoli di una pista... in mezzo un mondo di curve, di soluzioni tecniche, di impostazioni di guida, di livelli di esperienza. Ma la piega è piega anche quando il manubrio è alto e largo, non solo quando il gomito interno viaggia a un palmo da terra, con la mano che stringe un qualsiasi semimanubrio. Due mondi che trovano un comune denominatore nell'ebbrezza della velocità, nella voglia di divertirsi (comunque meglio se al sicuro all'interno dei con ni di una pista). Busto eretto, gomiti alti, braccia bene aperte: la Ducati Hypermotard 939 SP si guida così, quasi come una motard specialistica, quasi come una naked tradizionale. Il suo alter ego "carenato" si chiama 959 Panigale, una sportiva pura che non lascia spazio ad interpretazione alcuna. Due moto diversissime ma accomunate dalla cilindrata simile (937 cc vs 955 cc) dei rispettivi bicilindrici, dalla coppia elevata ai medi regimi, dall'impostazione estrema (della famiglia Hyper, l'SP è quella più cattiva...) e da un DNA che in vita a spingere sul gas. Entrambe grati e del silenziatore appena più lungo di quello precedente. Come in passato, questa nuda è proposta in tre allestimenti: quello base, l'SP (oggetto di questo servizio) e l'Hyperstrada, studiato per avvicinarsi anche a un uso turistico.

Dalla teoria alla pratica

Ma perché la Hypermotard 939 SP e la 959 Panigale? Perché sono due esempi concreti e opposti di come si possa interpretare il tema "guida sportiva". Ovviamente l'analisi parte dalla posizione di guida, più intuitiva quella della Hyper (almeno sulla carta...), meno accomodante l'altra. Le braccia larghe, il manubrio ampio (quindi con un favorevole braccio di leva) e il busto eretto fanno della 939 un mezzo micidiale quando si affrontano le tante curve in sequenza di un tratto misto. Al contrario, se le velocità in gioco si fanno più elevate è con la Panigale che si instaura un rapporto di ottima complicità: la posizione più raccolta e riversa sull'avantreno permette di opporsi meglio al muro d'aria e di limitare quindi la tendenza ad aggrapparsi al manubrio. Tutto scontato quindi? Non proprio... visto che tra le due moto è la nuda a richiedere un apprendistato maggiore e più malizia nella guida: insomma, la SP è un cavallo di razza, e per farla rendere a dovere tra le curve occorre guidare con decisione, bisogna saper gestire le sue reazioni rapidissime, bisogna imparare ad amministrare la sua ciclistica radicale e l'assetto estremamente rigido delle sospensioni. Per far lavorare a dovere la forcella occorre forzare gli inserimenti, bisogna usare il freno posteriore per aiutare la moto a "girare" dentro alla curva. I trasferimenti di carico sono davvero limitati, anche quando si prende in mano il gas in uscita con decisione. Il motore risponde con una spinta corposa ai medi e un allungo convincente. Ma occhio a usarlo per passeggiare: vi farà solo perdere la pazienza, così come tutto il resto della moto... il desmo Ducati è scorbutico ai bassi, le sospensioni dure sulle sconnessioni, le reazioni tutt'altro che accomodanti. Qui, quasi quasi è meglio la 959 Panigale, almeno si è psicologicamente pronti a salire su una SBK da tempo sul giro.

Tutto da godere

Tra le sportive carenate (da quelle di 600 cc alle maxi...) questa spicca in modo particolare: il bilanciamento complessivo, raggiunto unendo un motore potente ma non troppo (157 i CV dichiarati) e una ciclistica estrema ma caratterizzata da un avantreno molto rassicurante, permette a qualsiasi pilota di raggiungere in fretta un buon ritmo su qualsiasi percorso. Addirittura, ai bassi regimi quella manciata di cc in più regala una maggior fruibilità nella guida tranquilla; poi, quando si spalanca il gas, in un attimo si raggiungono velocità da vera superbike, con un allungo deciso e un sound sempre coinvolgente. Seppur estrema (e alla lunga piuttosto faticosa per gli avambracci) è davvero apprezzabile la posizione in sella con il piano di seduta ben distanziato dalle pedane e una zona mediana facile da stringere e da "lavorare" nella guida di corpo. Come accennato, il grande pregio della Panigale "piccola" è l'avantreno, solido e preciso in ogni condizione. Questo permette di guidare in scioltezza, sempre sicuri dello stato di aderenza del pneumatico anteriore: ma più in genera le, è tutta la moto a risultare stabile e precisa in ogni frangente, anche alle inclinazioni più accentuate. Di contro, nei cambi di direzione la 959 risulta un tantino impegnativa fisicamente, ma è un dazio che si paga volentieri. Sulle sconnessioni e nella guida in souplesse, le valutazioni sono le medesime della Hypermotard, così come si equivalgono gli impianti frenanti (il doppio disco anteriore è potente e n troppo aggressivo...) e la taratura dell'elettronica: il traction control funziona alla grande, intervenendo in maniera discreta e sempre puntuale, l'ABS (escludibile al posteriore) lavora alla grande. D'altronde, c'era da aspettarsi qualcosa di meno?

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    Ducati

    959 Panigale (Arctic White Silk)


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