Anni Novanta: Honda Z5 Cub, ecco la storia!


di Lorenzo Cascioli e Simone Zaffaroni, foto oneshotimage mercoledì, 1 marzo 2017
La strana storia dell'Honda Z5 Cub uno scooter tassellato che in Giappone nacque 90 cc ma che in Italia veniva trasformato in cinquantino. Ne abbiamo trovato uno malconcio e lo abbiamo rimesso a nuovo, concedendoci una licenza poetica...



Non lo sapevamo ancora, ma eravamo di fronte a un'invasione di marziani. La storia stava per cambiare. Correvano gli Anni 80 e i quattordicenni potevano guidare il non plus ultra della tecnologia. Come la sportiva Aprilia AF1 50, con la sua carenatura dai violacei colori shock. Cinquantini che sembravano moto vere. Avviamento elettrico, freni a disco... Cosa mai avrebbe potuto desiderare di più un ragazzo?

E invece, di lì a poco sarebbe iniziata l'era degli scooter. Senza marce, per giunta. Erano i "boosterini" come si sarebbe poi detto nelle periferie, in onore all'MBK Booster 50 che irruppe nel 1988, per dominare poi tutti gli Anni 90. Il francese è stato l'icona di quella rivoluzione culturale che ha affossato le moto da 50 cc, ma se dobbiamo parlare di scooter con le ruote ciccione e tassellate, non si può dimenticare lo straordinario Honda EZ-9 lanciato nel 1990.

La storia di questo strano mezzo è misconosciuta alle masse. E il fatto che non fu un best seller, per certi versi, lo rende ancora più leggendario. L'EZ-9 nasceva infatti come mezzo da paddock per piloti, un "giocattolo" per luoghi chiusi al traffico. Venne prodotto dal 1991 al 1996. Il motore era un monocilindrico due tempi da 89,7 cc. Niente marce, c'era il variatore automatico. Però, a differenza degli scooter "normali" aveva il motore centrale fisso, un vero forcellone oscillante e la trasmissione finale da moto. Come un TMax, per intenderci.

Nel Belpaese non veniva distribuito da Honda Italia, ma arrivava tramite importatori. Per la circolazione su strada la cilindrata scendeva ai 49 cc necessari per l'omologazione come ciclomotore. Dopo il trattamento, l'EZ-9 veniva ribattezzato Z5 Cub (creando oltretutto confusione con la storia Honda, visto che il Cub 50 è un altro famosissimo motorino a 4 tempi della casa giapponese). Il tutto portava questo cinquantino a costare una fortuna: il prezzo della versione "stradale" arrivò a superare i 7 milioni di lire, più o meno come per una Cagiva Mito 125! I pochi che potevano permetterselo erano più che altro adulti.

Un sogno proibito per molti, insomma. E tra questi molti c'era anche il nostro direttore. Che - ormai diventato adulto - un bel giorno di qualche mese fa decreta: "Ne prendiamo uno! Deve essere il nostro mezzo per spostarsi alle gare". Due giorni dopo il motorino è davanti alla redazione. Malconcio. Scatta la ricerca di tutti i componenti per restaurarlo: online si trova veramente di tutto.

Viene smontato (occasione per toccare con mano l'inimitabile qualità dei prodotti realmente made in Japan), poi sabbiato e riverniciato da capo a piedi: telaio, forcella, cerchi e plastiche sono tinteggiati con la colorazione HRC. Il tocco finale è di B100, che pensa per noi una grafica "ufficiale" Dueruote/XOffRoad.

A questo punto, la tentazione di portarlo in un campetto da cross è irresistibile. Ed è amore al primo colpo di gas: manubrio piccolo ma dalla presa incisiva, triangolazione sella-pedane-convogliatori un po' stretta, anzi molto ravvicinata e scomoda, ma che in cambio regala una maneggevolezza da urlo. Il tutto è condito da una precisione e da una trazione pazzesche. Il pacchetto sospensioni è di quelli che sanno il fatto loro in off-road. Persino il motore sa ancora stregarci: buon tiro e già grintoso ai bassi, si comporta bene anche su fondi pesanti. Piccolo grande Cub. Altro che leggende.