La nostre proposte per il futuro


di Riccardo Matesic giovedì, 14 aprile 2016 - 18.40
Perché le polizze sono tanto care? Colpa di un ordinamento folle, introdotto anni fa, con il risarcimento diretto. In attesa che lo modifichino, lanciamo qualche proposta immediatamente attuabile (se volessero) dalle compagnie


Come veniamo fuori da questo cortocircuito di tariffe altissime che strozzano il mondo motociclistico?

Dal nostro punto di vista, l'unica scappatoia sarebbe una modifica del Codice delle Assicurazioni, ma non quella sulla quale sta attualmente lavorando (e chissà per quanto tempo ancora lavorerà) il Parlamento. Una vera riforma dovrebbe cancellare il rimborso forfettario dei sinistri fra compagnie.

Proviamo a spiegarci meglio. Ogni compagnia, quando un motociclista ha un incidente causato da qualcun altro, per effetto del risarcimento diretto lo liquida direttamente, con una spesa spesso abbastanza elevata, visti i costi dei ricambi delle moto e visto che spesso noi motociclisti riportiamo anche dei danni fisici.

Quei soldi la compagnia del motociclista liquidato li recupera dalla compagnia di chi ha causato l'incidente, ma non lo fa presentando il conto. Percepisce piuttosto un forfait per i danni del mezzo e uno per i danni fisici dei trasportati. Da 3.500 ai 4.100 per la moto e circa 3.700 per i trasportati (le cifre variano in funzione della zona geografica). Questo significa che spesso per la compagnia il motociclista vittima di un incidente causato da altri si rivela un costo! Perché le spese superano i forfait.

Considerando che noi motociclisti statisticamente nel 60% dei casi siamo vittima di altri guidatori, ecco spiegato perché molte compagnie non ci vogliono e tengono le tariffe artificiosamente alte. A meno di selezionare il cliente, scegliendo quello molto esperto, che sa stare alla larga dai guai. Appunto, il 50enne tranquillo su BMW, che sa evitare un po' tutti gli incidenti, anche quelli causati da altri.

Il sistema dei forfait dal nostro punto di vista ha anche un altro enorme difetto: dà la sponda alle piccole truffe. Perché se invento un sinistro da 2.000 euro, automaticamente ne farò guadagnare altri 1.500 alla mia compagnia, che risarcendomi riscuoterà infatti un forfait intorno ai 3.500 euro. Intendiamoci, le compagnie non sono complici dei truffatori. Ma la legislazione non rende conveniente per le assicurazioni combattere le piccole truffe: perché mai una compagnia dovrebbe impiegare proprie risorse per investigare su una piccola truffa che le fa anche guadagnare soldi?

E a poco probabilmente serviranno in questo senso le -pur valide- modifiche introdotte dall'IVASS, che ha legato la quantificazione dei forfait corrisposti alle compagnie, a dei precisi indici di qualità del sistema di risarcimento dei sinistri.

Basterebbe abolire i forfait e tornare ai rimborsi fra compagnie a piè di lista, per mettere fine a tutto ciò. Del resto, per molti anni la convenzione CID ha funzionato benissimo proprio così.

Perché questo non si fa? Probabilmente manca l'accordo politico. Del resto, basta guardare cosa succede in Parlamento, dove la riforma attuale delle assicurazioni è impantanata da anni.


Una proposta ponte
Lasciando da parte Governo e Parlamento, se volessero le compagnie probabilmente potrebbero fare già molto, per migliorare il rapporto con i loro clienti.

Abbiamo accennato alla necessità di personalizzare maggiormente le polizze, riconoscendo la scarsa rischiosità di determinati soggetti; anche se residenti in provincie molto sinistrose e famigerate per il tasso di truffe.

Avevamo lanciato già un paio d'anni fa l'idea del gruppo d'acquisto per gli utenti. E vediamo che, probabilmente, l'hanno raccolta alcune compagnie. Aumentano infatti le convenzioni che consentono di godere di sconti più o meno vantaggiosi per persone che rientrano in determinati gruppi.

E allora, proprio le compagnie, che hanno in mano tutti gli strumenti per capire quali sono i punti in comune dei loro clienti virtuosi, potrebbero cercare di selezionarli meglio; per offrire condizioni migliori a gruppi scelti. Magari con un meccanismo comprensibile a tutti, che consenta a chi non rientra fra i virtuosi, di adoperarsi per diventare un cliente più appetibile.

Un qualcosa di simile, nella filosofia, a quanto fatto con le polizze con franchigia; che hanno tagliato fuori buona parte dei piccoli truffatori, visto che la prima parte del danno è a carico dello stesso assicurato, che in questo modo non ha nessun vantaggio a portare avanti la sua condotta fraudolenta.


Ma si potrebbe fare molto di più! Se le compagnie paventano possibili perdite economiche, potrebbero salvare capra e cavoli proponendo polizze con premi che contengono delle “cauzioni”, da restituire a fine annualità.

Così, quando mi assicuro pago una cifra X, che mette la compagnia al riparo dai rischi eccessivi. A fine anno poi, se non ho avuto sinistri, riprendo indietro una quota garantita alla stipula del contratto.

Se ci pensate, soprattutto in provincie molto sinistrose, come la citatissima Napoli, potrebbe essere una soluzione per i tanti virtuosi, che oggi pagano anche per i danni degli altri.

E preveniamo già l'obiezione delle compagnie, sulla necessità di salvaguardare il principio della mutualità, la collettivizzazione dei rischi alla base del sistema assicurativo: basterebbe introdurre dei meccanismi tariffari punitivi per i recidivi che vanno oltre i 2-3 sinistri in un determinato periodo.

Diversamente, continuando come oggi, la sensazione per tutti resterà che le compagnie preferiscono spalmare sulla collettività degli assicurati le perdite e i loro ricavi; evitando di intervenire su un sistema malato. E gli assicurati continueranno ad essere arrabbiati.