Road to Wheels and Waves, day 6: Sarlat – Saint Etienne


Carlo Portioli lunedì, 3 agosto 2015
È mattina, ci svegliamo nei nostri cubicoli. É un altro sporco giorno qui a Saigon… Tempo di fare colazione, chiudere le borse e la compagnia è operativa. Giornata da 400km circa. Facile sulla carta, ma attenzione alle insidie delle statali, della stanchezza accumulata e del maltempo incombente.



Ore 9.30: prima di lasciare la città abbiamo due tappe. La prima è il supermercato per i beni di prima necessità. Nel parcheggio incontriamo due camper di pensionati di Cuneo che arrivano dal percorso che stiamo per fare. Sono in giro da un po’ e ci dicono: “da qualunque parte andrete, pioverà”. Ringraziamo per il conforto e l’iniezione di ottimismo e partiamo per la seconda tappa: Norauto. Si smonta la mia convinzione che sia un negozio di via Lorenteggio: è una catena, tipo l’Ikea del ricambio. Ha tutto tranne quello che cerchiamo.

Si riparte tutti dietro Claudio con il suo Tom Tom che sembra il prete col crocifisso nelle professioni e… ci ritroviamo in albergo. Nella notte la funzione “Lessie” si è arbitrariamente riattivata e quindi c’è solo un punto accettabile da cui partire secondo la signorina del Tom Tom ed è quello preimpostato come inizio tappa. Lacrimogeni e manganelli disperdono la folla che cerca di impiccare a un lampione il Tom Tom: ora si parte davvero. Francy fissa con aria affranta una spia sul suo cruscotto che segnala un generico problema al motore. Si è accesa da un paio di giorni fornendo un codice errore che risulta essere legato al surriscaldamento del motore stesso. Forse è il filtro dell’aria sporco, forse è solo un segnale sbagliato della sonda. Lui la prende bene: la prima volta che si è accesa lo abbiamo fermato un attimo prima che lanciasse la moto da un dirupo in stile “Quadrophenia”. Ora viaggia fissando il cruscotto. Sempre. Alla fine delle giornate siamo d’accordo che a turno gli facciamo vedere le foto di dove è stato, così ha qualcosa da raccontare in famiglia.
Si viaggia su strade tenute in modo impeccabile, con poche macchine e pochissimi camion anche di lunedì, tra colline e borghi che raccontano di uno stile di vita a dimensione più umana, ieri come oggi.
Ore 13.30: arriviamo per pranzo ad Aurillac. Sulla strada non sono mancati gli scrosci quindi ci presentiamo con “les pluviales” indossate. Tempo di toglierle e ci sediamo a goderci un ottimo piatto sul corso principale. 
Ore 14.30: ripartiamo e decidiamo di puntare verso Saint-Etienne. La strada è sempre bella, morbida, ricca di splendide viste. Le pause si susseguono, siamo stanchi e in ritardo sulle tabella di marcia. Vax in una delle varie pause per visitare un castello esce dal suo proverbiale silenzio e dice: “Io vado a casa”. Attimo di sbigottimento… ma come? Non puoi! Gli spieghiamo che arriveremo velocemente a Saint-Etienne e di tenere duro. Rinsavisce, risale in moto e torna ad essere quello che ci aspettiamo: una silenziosa ed affidabile macchina macina-chilometri.
Ore 18.30: siamo vicini alla meta, troppo vicini perché non succeda ancora qualcosa. Manca un’ora all’albergo, viaggiamo sereni fino a 20km dalla meta quando girato l’angolo… La bomba d’acqua di Saint-Etienne.
Pensavo che l’esistenza delle bombe d’acqua fosse limitato al telegiornale, così come il caldo che c’ha un nome (fa caldo? Eh, per forza… è arrivato Caronte). Ora invece l’ho vista ed è fatta come se uno che sta innaffiando con la canna dell’acqua senza alcun diffusore, ti salisse dietro la moto e ti puntasse la canna aperta dritta sul casco. Un muro compatto d’acqua. Le strade si inondano. Io faccio in tempo a scafandrarmi (ma prima scatto la foto qui sotto per rendere l’idea) mentre Andrea, Vax e Ale, sulle ali dell’entusiasmo, si buttano nel Niagara convinti di uscirne a posto.

 
Non va così. Li troviamo a bordo autostrada che sembra li abbiano ripescati ora dal mare, tre naufraghi che vagano spaesati cercando conforto dal freddo. Andrea si cambia tutto, incluso le mutande, nella corsia di emergenza e ragna tutto quello che può sulle moto di tutti per provare ad asciugare i vestiti di domani. Ci aspettiamo da un momento all’altro l’intervento dall’alto commissariato ai profughi.
Rimettiamo insieme i cocci e arriviamo a Saint-Etienne alle 20.30. Stanchi, ormai gli oltre 2200km dall’ultima brioche di Nando si fanno sentire. Il pub davanti all’albergo chiude esattamente al nostro arrivo. Chiudiamo gli occhi chiedendoci che funzione possa avere un pub che chiude alle 20.30. Non c’è risposta alle grandi domande dell’uomo, figuriamoci a questa.
Domani sono 550km e pioverà. Non sarà semplice, ma sarà ancora bello.




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