Road to Wheels and Waves, day 3: Vies - Carcassone - Toulouse - Biarritz


Carlo Portioli lunedì, 27 luglio 2015
Per il terzo giorno, si prospetta il tappone pirenaico che decide finalmente la Gran Boucle. Ci aspettano 503km, senza neanche il conforto del chilometraggio psicologico, ma il morale è alto dopo 2 giorni andati alla grande.



Ore 8.00: Colazione a base di pane, antidolorifici e marmellata, poi si preparano le moto. Alzando la testa si vedono nuvolaglie, dubbi sul tempo ma… Nel frattempo uno scarabeo, animale sacro agli egizi, si è piazzato davanti alle moto. Mi fermo e pazientemente lo accompagno spingendolo fino a zona sicura. È fatta, i segni parlano chiaro: gli dei sono con noi!

Ore 9.15: Parte il nostro corteo giubilante, sospinto dal conforto dei segni divini.
Gli entusiasmi di ordine mistico si smorzano dopo i primi km. Risulta a tutti chiaro che, curva dopo curva, il muso delle moto, come guidato da forze incontrollabili, punta inesorabilmente verso il punto più plumbeo del cielo. Inutile sperare: ci fermiamo e mettiamo le tute antiacqua.
Ore 10.30: si abbatte su di noi una vera tempesta di vento ed acqua. Sulla statale si fa acqua plannig nelle pozze, la visibilità è bassa. Ci fermiamo in un baracchino di frutta e verdura disabitato sul ciglio della strada, aspettando un momento più propizio per rimettersi in marcia. 
Spiove, si riparte e si arriva a Carcassone sotto un’acqua battente.
Forse aiutata dal tempo, la città medioevale e le sue torri ricordano molto il film “Il Nome della Rosa”. Un posto bellissimo e inquietante.
Ore 13.30: Si riparte per Toulouse sotto la stessa acqua torrenziale dell’arrivo. Ci si fa forza dicendosi che oggi si fa l’impresa. Il morale resta alto e si arriva a Toulouse in autostrada.
Ore 14.30: Mancano 370km circa ma il cielo si apre, è il momento che lo scarabeo faccia il suo lavoro. Partiamo e dopo qualche km… L’apocalisse: dopo 2 km entriamo in un muro compatto d’acqua e perdo gli altri. Seconda tappa finita e mi rituffo a testa bassa per recuperare il gruppo. Ormai sono da solo e penso di avere accumulato qualche km di ritardo. Accellero. I camion sollevano nuvole che rendono invisibile la strada facendo lo stesso rumore dei caccia imperiali di Star Wars, non bastasse la paura che ti viene solo ad averli vicini in queste situazioni. È tutto al limite, i sensi sono tirati come una corda, non esiste niente se non il prossimo istante e il ricalcolo perpetuo di tutte le variabili che gli occhi e il corpo intero mandano al cervello, necessarie a decidere cosa fare e come farlo. Anche questo è andare in moto.
Nel caos mi sembra pure di vedere Dorothy e Toto passare con tutta la casa, direzione Oz.
Intravedo un cartello: prossima uscita Spagna. Panico: mi sono perso, nel caos ho bucato un bivio e ora sono da solo nella tempesta, senza più nessuno davanti, che punto verso una direzione sbagliata, verso un paese sbagliato. Mi fermo al riparo di un cavalcavia, attivo Google Maps. Capisco che sono sulla strada giusta e mi tranquillizzo, sto per rimettermi in moto quando da lontano sento un rombo cupo. VVVVRRRRRRRR… Vedo sbucare dal muro d’acqua due guanti da giardiniere, un casco Momo da vespista/aperitivista e una mummia paralizzata dal freddo e dalla fatica su un Softail Evo: arriva Ale. Lo raggiungo e sfidiamo la strada insieme. Rido. La sua presenza, la sua moto e lui sopra agghindato come uno che è corso in box a prendere la moto per andare a comprare le sigarette mi danno la scossa giusta per ricominciare a godermi la situazione, per quanto estrema.
Disperso anche lui, era rimasto indietro dopo che ci eravamo spaccati in due tronconi. Proseguiamo insieme.

 
Ore 17.00: l’acqua non smette di flagellarci, ma ci siamo ricongiunti e marciamo compatti e costanti. Vax davanti, affidabile come ogni buon camperista sa essere. Uscita successiva: Acquitania. E anche qui c’è poco da dire se non dare ragione ai latini e alla loro saggezza: Nomen-Homen. 
Ore 18.30: siamo fermi in una piazzola di sosta, la situazione migliora ma non abbastanza per togliersi le tute ormai ribattezzate da Andrea “Les Pluviales”.
Mi mangio degli snack-salamini per tenere alto il tasso di colesterolo nel sangue e partiamo a ranghi serrati per gli ultimi 100km.
Ore 19.45: si arriva all’albergo. Stanchi, felici come chi si è guadagnato quello che ha. Il conta km dice 1378 km dalla brioche di Nando.
Ora siamo a Biarritz, ora è tutta un’altra storia.
Un ultimo pensiero corre allo scarabeo: spero tu sia finito sul pavimento di un corso di tip-tap, dato che non sei stato in grado di fare il tuo mestiere.





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