L'Adriatico che non ti aspetti


di Cristiano Guttà lunedì, 30 dicembre 2013
Da Bari a Dubrovnik, addentrandosi in Bosnia ed Erzegovina per andare a Mostar, con un salto a Medjugorje, sempre in sella alla fedele Suzuki GSR600 K8 Yoshimura



Primi di luglio. Come di consueto, ovviamente io ed M., la mia ragazza e compagna di viaggio, non abbiamo ancora prenotato niente. Qualche mese prima si era parlato del Montenegro, "c'è il traghetto Bari-Bar, tra sistemazione e trasporto ce la caviamo con 350€". Poi io il tirocinio, lei gli esami, ci siamo visti catapultati nella prima decade del settimo mese dell'anno.

Durante una pausa pranzo di un ispirante giorno 8, arriva l'illuminazione. Andiamo in Croazia, prenotiamo il traghetto Bari-Dubrovnik, passaggio ponte e trasporto del ronzino. Esco dal laboratorio e rientro a casa, M. mi manda i dati dei suoi documenti e dopo un paio d'ore ho in mano la prenotazione del traghetto e quella della stanza. Il booking online ha fatto il miracolo, permettendomi di prenotare tutto in pochi minuti e spendendo molto meno di quanto preventivato.

Era la prima volta che imbarcavo la moto in traghetto. I forum erano pieni di consigli più o meno utili su come legarla, proteggerla, imbacuccarla, coprirla, e quant'altro. Alcuni post sembravano racconti dell'orrore, con gli addetti alla stiva dipinti come ciclopici mostri spacca-moto e i traghetti come infernali rigurgitatori di rottami. Alla fine mollo l'ansiogena piazza virtuale e mi rivolgo all'amico ultraviaggiatore L.F., conosciuto ad una uscita sul Gargano e quella volta imbufalito quanto me perchè il gruppo si era messo a tirare a rotta di collo mentre noi ci godevamo la strada. Inutile dire che il chiudifila se ne era infischiato e si era messo a fare a gara anche lui.

L.F., con la sua esperienza da attraversatore di continenti, mi elargisce preziosissimi consigli, da quale carta stradale comprare a come assicurare la moto in nave.

La partenza è prevista per il 27 in serata dal porto di Bari ed i venti giorni scarsi passano mentre io continuo a lavorare per chiudere un progetto entro la partenza ed M. a studiare per gli esami. Nei ritagli di tempo serali, complice una guida illustrata acquistata da M., iniziamo a figurarci una bozza di programma con i posti da visitare, che come spesso accade non verrà seguito quasi per niente.

L'altra protagonista che non è stata ancora presentata è la moto: una Suzuki GSR600 K8 Yoshimura. Non proprio una turistica insomma. Quando l'ho ritirata nel 2009 non immaginavo che mi avrebbe preso la smania del viaggio e non mi ero posto il problema che è quasi impossibile trovare accessori per aumentare la capacità di carico se non montando gli scarichi di serie, che la mia versione non possiede dall'uscita dal concessionario. L'unico portapacchi utilizzabile è quello originale di mamma Suzuki che costa quasi quanto la vacanza e richiede la foratura delle fiancatine laterali per essere montato. Non che a me dia fastidio forare le fiancate, sia chiaro, ho imparato a vedere la moto come un mezzo e non come un fine ormai da qualche tempo. Ne avevo anche trovato uno usato su un forum, ma me lo sono fatto soffiare sotto al naso da un altro utente qualche mese fa... Poi ho sempre rimandato l'acquisto ed ora come ora ne sono ancora sprovvisto.

Stando così le cose, abbiamo ridotto all'osso il vestiario e portato solo il minimo indispensabile, stipando il tutto in una borsa da serbatoio ed in uno zaino scolastico risalente ai tempi del liceo. Gli anni passati a giocare a Tetris da bambino si sono rivelati utili per stipare il tutto.

Il 27 siamo puntuali sul molo alle 8 di sera pronti per l'imbarco. Memore degli spaventosi racconti sulla scivolosità della pavimentazione della stiva procedo con cautela estrema. La mia ansia si è rivelata infondata. L'addetto alla stiva mi fa posizionare la moto di fianco ad una paratia dal lato del cavalletto, prende una fune per niente unta e bisunta e la lega con estremo garbo esattamente come mi aveva consigliato L.F., ovvero dalla pedana destra e quindi al corrimano alla sua sinistra, facendola passare sulla sella; si premura inoltre di mettere due zeppe a bloccare la ruota posteriore. Soddisfatto smonto la borsa e salgo sul ponte e mi preparo alla nottata. 


 

Alle 22 spaccate la nave molla gli ormeggi e lascia il molo e puntualissimo appena usciamo dal porto il mio stomaco va in subbuglio. Io non soffro il mare ma a patto di stare all'aperto. Buttiamo a terra i sacchi a pelo ed M. si addormenta come una bambina, mentre io apro gli occhi ad intervalli regolari di 20 minuti. Alle 5 decido che è una causa persa, mi alzo e vado sul ponte esterno del traghetto a godermi l'aria fresca e l'alba sui contorni croati. E la nausa mi dà finalmente tregua.

Con precisione svizzera la nave attracca alle 7 del mattino e cinque minuti dopo ho le ruote sull'asfalto del molo del porto di Dubrovnik.






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