I viaggi dei lettori: Father and Son


di Francesco Turci giovedì, 13 settembre 2012
Una domenica insieme da Parma a Sestri Levante. Padre in scooter, figlio in moto. In mezzo un percorso anche sentimentale che unisce due generazioni



"Voglio andare al mare in moto"
"Dove?"
"Rapallo o Sestri"
"Domenica andiamo Sestri"
Pronti via, deciso, si fa la gita.
Prima di iniziare il racconto e l'itinerario dobbiamo fare una premessa, cioè identificare i due personaggi: Giorgio, classe '57, passione da quando era un adolescente, veicolo Honda SH 300i ABS m.y. 2011, e Francesco, classe '89, passione nata a un paio d'anni, mezzo Kawasaki ER-6F ABS m.y. 2012
Con una premessa del genere immagino già i "duri e puri" che storcono il naso pensando " Ma come fa a pensare di stare in compagnia di uno scooter per tutto il viaggio?" Beh per come è andata vi posso dire che lui, mio Padre, sullo scooter se l'è cavata molto bene!
Partenza Parma Ovest Ore 9 circa
Il viaggio inizia subito con la sosta dal benzinaio, il primo inconveniente a cui abbiamo pensato per affrontare questa gita è stata la capienza limitata dello scooterone, e il calcolo del carburante per evitare che Giorgio rimanesse a piedi proprio in cima al passo, o comunque in un paesino di montagna, dove la benzina o costa il triplo che in città, oppure il primo distributore è a 5 km di tornantini in salita!
Percorso scelto Passo del Bocco (SP26 bis) passando per Fornovo Taro e Bedonia dalla parte di Parma, e poi da Montemoggio, Terrarossa, Chiavari e per concludere a Sestri Levante.
Il primo tratto, fino a Bedonia, è principalmente di superstrada, ottimo per far scaldare le gomme in attesa delle curve. Nella superstrada però si possono trovare un paio di curve veloci abbastanza gustose se non si ha nessuno davanti.
Sosta in un fornaio (fornaio Lusardi per chi fosse interessato) dopo circa un oretta di viaggio spedita, giusto prima di iniziare la vera strada, una brioche e via.
 
Immessi nella SS359 ci si trova davanti a una strada bella larga, con curve e tornantini veloci, nella quale si possono sbizzarrire i cavalli. Passa davanti lo scooter, mio Padre, che negli occhi ha ancora i ricordi di quando faceva quel passo con la vespa negli anni '70. Lo ammetto, nei rettilinei soffrivo un po' a stargli dietro, la ripresa della mia moto è migliore di quella che ha lui, però nei tornanti si difende davvero bene, riuscendo a disegnare traiettorie precise al millimetro, usando solo la manopola del gas, e l'occhio di chi quella strada l'ha percorsa con mezzi che oggi risulterebbero ostici a noi giovani.
Il percorso si comincia a inoltrarsi nella natura, e ci si ritrova in mezzo al verde, e dopo tanti e gustosissimi tornantini eccoci arrivati al confine, un piccolo ponticello separa la provincia di Parma da quella di Genova. Piccola sosta per la foto col cartello, e poi subito in sella per continuare fin su. Dopo poco si arriva in cima al passo, dove si trova un rifugio in cui riposarsi.
Dopo pronti ad affrontare la discesa. Si può percepire da subito che si è sorpassata la montagna, la strada diventa più stretta con curve più lente e secche, la maggior parte delle quali cieche. Un tragitto più tecnico insomma, nel quale pensavo di avere la meglio sul mio vecchi in scooter, sia per il mezzo, sia per i riflessi e le energie che mi permettono di avere i 32 anni di meno che mi ritrovo, e mentre io destreggiavo la mia tecnica, con staccate, correzioni di traiettoria con freno posteriore, cambiate millimetriche e ginocchia sporgenti, alzo lo sguardo e me lo trovo davanti, seduto come in poltrona, che affronta ogni curva come un bambino sulle giostre, e si butta verso ogni corda come avesse un 800 tra le gambe.
Arrivati a destinazione, parcheggiate le moto, io mi tolgo il casco tutto sudato, mentre lui scende fresco come una rosa, pronto a rifare subito il tragitto per il ritorno.
Una volta rifocillati e riposati sulla scogliera siamo pronti a riaffrontare il rientro percorrendo il passo al contrario (e sperando di trovare la strada al primo colpo).
E in questo caso ammetto che per un istante avrei voluto chiedere al mio vecchio di fare cambio mezzo, però una volta salito sulla mia piccola, mi è tornata subito la voglia di ripercorrere quelle curve.
Il verso genovese del passo, in salita, risulta molto più semplice, anche se la moto col serbatoio pieno mi crea un po' di difficoltà in più dovuta alla maggiore inerzia per il peso del carburante. Arrivati al rifugio del passo, abbiamo fatto una piccola sosta, e abbiamo avuto il piacere di incontrare un paio di ragazzi che affrontavano il passo a cavallo, in mezzo ai boschi.
Ritorno ai box ore 19:15.
Risultato delle giornata: io stanco morto con la mano destra indolenzita e formicolante, mio Padre ancora fresco per poter fare un centinaio di chilometri ancora. E guadagnata una giornata fantastica con mio Padre, che sicuramente ricorderò.
Conclusioni? Basta avere due ruote e la voglia di viaggiare, per condividere qualcosa… Il modo in cui sono distribuiti i pesi sulle ruote sono solo dettagli, che vengono notati solo da chi vuole trovare una scusa per non mettersi in gioco.





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