Oman: alla rincorsa del sole d’inverno


Adattamento web di Maria Vittoria Bernasconi, foto di Stefano Casati giovedì, 15 gennaio 2015
Duemila chilometri in Oman, il paese più misterioso della penisola arabica: un viaggio nella parte settentrionale tra mare, deserti, montagne rocciose e oasi delicate, ma anche leggende al profumo di incenso e mirra



Partenza e arrivo Muscat
Lunghezza 2071 km
Quando partire da ottobre a fine aprile
Ideale per  spunti culturali e folcloristici, strade, paesaggi
Moto adatte  crossover

Chilometri di asfalto rovente che pare un miraggio in questi rigidi mesi invernali. Terra di incenso e di cupole dorate, l’Oman è un paese sicuro e facile da esplorare dove molti addetti al turismo parlano, oltre all’arabo, l’inglese.
La moto si rivela un ottimo mezzo per attraversare l’Oman, anche se rende difficile organizzarsi per un pernottamento nel deserto a meno di deviare un poco dal nostro percorso per sostare in uno dei bei resort isolati tra le dune.

Il viaggio

Il nostro itinerario parte da Muscat, la capitale, dove sorge il palazzo reale di Al Alam, sede di rappresentanza del sultano Qaboos Ibn Said. L’Oman è una monarchia parlamentare dove l’attuale sultano regna dal 1970. Il fasto fa parte della struttura di questa città che, con i suoi 800mila abitanti, è la più popolosa dell’Oman. Per una visita in città ci si può recare nel quartiere di Mutrah, con il suk variopinto e speziato. Costituita di palazzi che rispecchiano i canoni architettonici tradizionali, Muscat è priva dei grattacielo e mega-strutture che caratterizzano il paesaggio di Doha, Dubai o Abu Dhabi. Lasciando la capitale ci si dirige verso Sur, passando uno sterrato di una cinquantina di chilometri sui wadi, i greti asciutti dei torrenti che partono dai due massicci di Al Hajar e Ash Sharq, alle cui pendici stiamo viaggiando. Lungo la via oasi e zone umide e poi ancora il mare, col suo profumo di salsedine che si percepisce nell’aria rovente: le temperature raggiungono i quaranta gradi al sole!


 

Rapidamente si arriva a Sur, città di pescatori, con la zona vecchia fatta di vicoli su cui si affacciano piccoli ristoranti di pesce, alternati a basse case bianche come il latte. Ovunque si pranza a prezzi decisamente economici. Ripartendo occorre però sostare a Ras al Jinz: la riserva naturale marina permette di uscire all’avvistamento notturno delle tartarughe di mare e di quelle verdi, entrambe specie protette e rare. Si segue per parecchi chilometri la costa fino a deviare verso l’interno, abbandonando l’oceano Indiano: l’ocra s’impadronisce di tutto il paesaggio puntando verso Nizwa. La sabbia e le dune sono sempre più presenti e la strada prosegue asfaltata. Siamo nel mezzo della grande distesa di Sharqiyah Sands, attraversata da numerose piste per l’off-road: si incrociano le jeep e le carovane di cammelli al servizio dei turisti, ma anche i cordiali beduini Wahiba, nomadi e padroni del deserto.

Procedendo verso nord le montagne del grande massiccio di Hajar mostrano i profili frastagliati e cupi. Si inizia a salire e la guida diventa piacevole: la strada si arriccia un po’, abbandonando il piglio dritto e monotono della pianura.
Nizwa, bella e fiera in mezzo alle vette, appare circondata dalle sue mura fortificate. E poco più avanti si può deviare su una strada magnifica: a Bahla, città del Forte omonimo, patrimonio dell’Unesco, si gira verso Al Hamra e il Wadi Ghul, in mezzo a canyon di spettacolare bellezza. L’asfalto è intatto e solo brevi tratti sono dissestati, fino a dove termina la strada: questa è una deviazione che merita almeno una giornata intera. Una volta scesi ci attende un lungo tratto di trasferimento prima sulla strada litoranea, a un passo dal mare trasparente del Golfo dell’Oman, poi nell’interno.

La nostra meta è la penisola di Musandam, nel nord estremo del Paese, da raggiungere però attraversando più volte la frontiera: si tratta infatti di un’enclave omanita nel territorio degli Emirati Arabi Uniti. La dogana rimane un piccolo mistero per noi: abbiamo i visti ma occorre pagare ancora perché non sono validi per più ingressi o forse il problema è la nostra targa, di Dubai. Vi consigliamo di richiedere già all’aeroporto due visti di ingresso per recarsi nella penisola di Musandam, per cui occorre conoscere la targa del mezzo che si guiderà. Il passaggio all’interno degli Emirati Arabi è piatto e monotono, a tratti poco piacevole quando si attraversano enormi cementifici e le zone in costruzione vicino alla costa. Rientrando in Oman spicca la differenza: nonostante il Musandam sia un territorio prettamente turistico, ha mantenuto il suo aspetto originale.
La strada qui finisce: l’asfalto diventa sterrato e lungo le montagne si dipanano i sentieri più tosti. Rientriamo infatti lungo la strada già battuta, tagliando poi diretti fino a Muscat, la grande e bianca città del Sultano, che emerge di lontano dalla foschia: un miraggio di cupole dorate.

Digital Edition

L'itinerario che vi abbiamo proposto è stato ripreso da Dueruote di Dicembre 2013 disponibile anche nella Digital Editioncliccando qui! 






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