Il ricordo: Nicky Hayden, Kentucky Kid ci mancherai


Stefano Borzacchiello martedì, 23 maggio 2017
Nicky Hayden ci ha lasciati. Un tremendo incidente mentre si allenava in biclicletta ha spezzato la sua vita. Ma il suo sorriso, la sua voglia di vivere resteranno un ricordo per sempre nel paddock e fuori



Campioni si nasce e Nicky Hayden sembrava nato proprio per incarnare l’immagine del vincente. Nato in una famiglia di motociclisti, terzo di cinque figli, a quattro anni muove i primi passi nelle corse di dirt-track. A undici, allo sterrato affianca le piste di velocità, classificandosi nel 1998 quarto nell’AMA classe 750 e 600SS. L’anno successivo si gioca il titolo americano della SS con il fratello Tommy. Nel 2000 il debutto nella SBK AMA, che vince nel 2002.

La sua avventura con la MotoGP inizia nel 2003, in squadra nella HRC con Valentino Rossi. Quando arriva nel Motomondiale, con i suoi capelli lunghi, il fisico scolpito e il suo sorriso, Hayden può sembrare il classico "beach boy" californiano prestato alle moto. E invece Nicky - che è del Kentucky - si rivela tutt’altro: figo sì, ma pilota vero, spettacolare nella guida spesso di traverso, poco divo, ma soprattutto si dimostra uno sportivo vero, fama che si costruisce con il suo determinato approccio alle corse. È uno che vuole il risultato e non molla mai.

La stagione del debutto in MotoGP lo coronerà "rookie of the year" anche se la prima vittoria arriverà nel 2005 a Laguna Seca, la sua pista. L’anno successivo è quello della consacrazione, con il titolo conquistato nell’ultima gara di Valencia. Il passaggio dalla 1000 all’800 cc non lo favorisce, tanto che chiude il 2007 solo all’8° posto. Nel 2008 Hayden è ancora sulla Honda ma chiude la stagione al sesto posto salendo due volte sul podio.

Dal 2009 cambia tutto, passa in Ducati in cui resterà fino al 2013. Stagioni impegnative, in cui dimostra tutta la sua dedizione al progetto, riuscendo a salire sul podio ma senza cogliere nessuna vittoria. Nella stagione 2014 torna su una Honda, ma questa volta è una Open del team Drive M7 Aspar team in cui correrà anche nel 2015 senza ottenere soddisfazioni particolari.

Dopo aver corso con Honda e con Ducati in MotoGP con compagni piloti del calibro di Rossi, Biaggi, Dovizioso, Pedrosa e Stoner, lo scorso anno, a 34 anni, Hayden accetta una nuova sfida: la SBK. Il suo sogno e il suo obiettivo è diventare il primo pilota a vincere un mondiale sia in MotoGP che in SBK. Una sfida importante. La sua perseveranza nella prima stagione lo vede trionfare a Sepang, unico pilota a interrompere con la sua Honda il dominio di Kawasaki e Ducati nel 2016, anno in cui tornerà anche nella MotoGP in due occasioni sostituendo prima Miller e poi Pedrosa.

In questo inizio di 2017 in SBK la nuova CBR si rivela più difficile del previsto da mettere a punto, ma Hayden ancora una volta non si perde d’animo e lavora sodo insieme alla sua squadra con cui ha instaurato una sintonia totale. Perché il suo motto che resterà per sempre scolpito nella memoria è mai mollare. La sfida purtroppo resta incompiuta. Interrotta sul più bello dalle conseguenze di quel tremendo incidente nei pressi del circuito di Misano mercoledì 17 maggio, mentre si stava allenando come tante altre volte in bicicletta.

Pur capace di un’impresa eccezionale, come vincere il titolo della MotoGP nel 2006 togliendo lo scettro a Valentino Rossi, Hayden nella sua carriera non si è mai montato la testa, è rimasto sempre se stesso: uno normale, un ragazzo che amava la vita, la sua famiglia e le corse. Un pilota modello, viene da dire, capace di riconoscere i meriti agli avversari e di prendersi sempre le sue responsabilità. Hayden alla vita ha sempre sorriso, consapevole che fare il pilota era il sogno diventato realtà. Lamentarsi non faceva parte del suo dna. Lavorare sodo sì. Sempre. Hayden ora che ci ha lasciati lascia un vuoto enorme nel paddock e fuori, tutti gli volevano bene e tutti hanno un buon ricordo di lui, per questo il suo sorriso e la sua voglia di vivere resteranno per sempre scolpiti. Ci mancherai, Kentucky Kid.