Triumph Street Triple RS: divertimento assicurato


di Andrea Padovani giovedì, 16 febbraio 2017
Abbiamo provato la Triumph Street Triple RS sulla pista spagnola di Barcellona ritrovando (enfatizzate) tutte le spettacolari caratteristiche della precedente versione. Efficace su strada, sorprendente in pista, è una delle nude più divertenti in circolazione. Prezzo? 11.600 euro, franco concessionario



Dopo averla presentata staticamente a Londra (clicca QUI per l'approfondimento tecnico), Triumph ci ha finalmente fatto assaggiare le doti dinamiche della nuova Street Triple, provata sulla pista di Barcellona nella versione più sportiva ed esclusiva, la RS.

Si è trattato di un test doppio: prima un breve tour stradale, quindi tre intense sessioni tra i cordoli del tracciato spagnolo.

Il responso è chiaro. La Street non ha perso nulla della bontà ciclistica e dell'efficacia globale della precedente versione, che a ragione era una della nude più divertenti in circolazione. Anzi, possiamo dire che la nuova tre cilindri inglese ha compiuto un passo in avanti in ogni direzione, sia dal punto di vista della dinamica di guida sia da quello delle prestazioni del motore.

L'aumento di cilindrata ha rafforzato il già energico carattere della moto che, anche sugli allunghi del Montmelò, si è difesa alla grande: la spinta del propulsore, accompagnata da una voce roca e coinvolgente allo scarico, risulta molto energica ai medi; ed è seguita da un allungo quasi da sportiva a quattro cilindri. Un temperamento che ha permesso di affrontare le curve di Barcellona con una marcia in più rispetto a quello che era ipotizzabile all'inizio, fantasticando dentro ai box.

L'elettronica dal canto suo non fa nulla per togliere gusto alla guida: nel riding mode più aggressivo, il Track, il traction è quasi inavvertibile, lasciando correre la moto in uscita di curva con estrema naturalezza, permettendo addirittura delle piacevoli impennate di potenza fuori dai tornantini. Ottimo il feeling col comando del gas, meno apprezzabile invece il cambio che si è rivelato un tantino ruvido nella guida impegnata (su strada risulta solo un po' duretto) e assistito da un quick-shift non perfettamente a punto, quando si cerca la cambiata rapida ad esempio tra due curve in sequenza.

Da applauso la ciclistica. Se su strada le sospensioni risultano un tantino rigide nella taratura (è comunque possibile regolare i registri...), in pista enfatizzano un telaio è una distribuzione delle masse eccellenti. In staccata la Street è una roccia (stratosferico l'impianto frenante per potenza, modulabilità e taratura dell'ABS), appoggiandosi solidamente sulla forcella che permette di entrare in curva anche con il freno in mano.

E anche la stabilità è da riferimento, questo nonostante il manubrio largo a cui inevitabilmente ci si appende. Arrivare a consumare le pedane sull'asfalto è una piacevole conseguenza di tanta bontà ciclistica. Poi, gas spalancato in uscita di curva, approfittando del notevole sostegno offerto dal mono Ohlins, con il posteriore sempre leggermente in derapata, specie sui lunghissimi curvoni a sinistra.

La Street è divertimento puro, in più richiede un impegno psicofisico davvero limitato per essere goduta appieno. E solo il limitatore in sesta in fondo al rettilineo ci ricorda che stiamo guidando una naked stradale di media cilindrata e non una racer vera.